Un incidente sulla A1 blocca Carnevali e Suwarso: al convegno di Sassuolo e Como partecipano... dalle auto

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Qualche ora prima della sfida del Mapei Stadium, Como e Sassuolo protagoniste del convegno “Generazione S. Il calcio del futuro tra modelli, idee e responsabilità”. Il presidente lariano e l’ad neroverde sono intervenuti in collegamento, bloccati nel traffico

Giulio Saetta

Giornalista

17 aprile - 18:33 - REGGIO EMILIA

Talento, giovani, progettualità nel calcio. E anche la crisi italiana. Si parla di questo e altro nella pancia del Mapei Stadium di Reggio Emilia, qualche ora prima della sfida tra Sassuolo e Como. “Generazione S. Il calcio del futuro tra modelli, idee e responsabilità” è il titolo del convegno. I due club hanno tanto in comune riguardo alle tematiche trattate. Sul palco, solo il direttore sportivo del Sassuolo Francesco Palmieri, con l’ad e direttore dello sviluppo globale del Gruppo Mapei, Veronica Squinzi, seduta in prima fila. L’ad neroverde Giovanni Carnevali e il presidente del Como Suwarso avrebbero dovuto essere anche loro sul palco, se non fossero bloccati sull’A1 a causa di un incidente. Ma si sono collegati in videoconferenza. “Siamo fermi da tre ore nel traffico - attacca Carnevali dal sedile posteriore dell’auto - mi dispiace non essere lì presente con voi, spero di arrivare per la partita… Comunque, riguardo al futuro del calcio credo che sia determinante avere una proprietà forte alle spalle, noi come Sassuolo abbiamo la fortuna di avere dietro la famiglia Squinzi. Poter pensare e programmare ciò che si può fare nel futuro e la chiave del successo”. “Il calcio è diverso dalle altre imprese di business - spiega Suwarso - , dove investi e recuperi. Nel calcio ci sono molte regole, ostacoli. Anche per il Como, che è una start up. Bisogna essere molto creativi ma anche equilibrati”.

tanto in comune

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Como e Sassuolo hanno tanto in comune sotto l’aspetto del business, del lavoro sui giovani ma anche sullo stile di gioco. Ricordiamo la squadra allenata da De Zerbi che divertiva, così come il Como di Fabregas oggi. Lo stesso Suwarso, in un’intervista, aveva detto che “The game must be fun”, il calcio deve essere divertimento. Carnevali poi spiega come si costruisce un modello vincente e allo stesso tempo spettacolare e che duri negli anni. “Ne sono passati tredici dal primo progetto fatto con la famiglia Squinzi, nacque da un’idea di marketing più che sportiva, un po’ come quello del Como di oggi. Nel complesso, progetti differenti rispetto agli altri club. Si è puntato tanto sull’italianità e sui giovani. Questa era ed è la filosofia del club. C’è sempre stata una visione. Sulle strutture anche, pensiamo al nuovo centro sportivo che abbiamo realizzato. Sono molto felice di quello che sta facendo il Como, si può imparare anche da una proprietà straniera. Siamo accomunati da un progetto vincente”.

Giovani e business

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 “Prima di tutto il calcio deve deve essere sostenibile - prosegue Suwarso, anche lui collegato dall’auto ferma nell’ingorgo -. Per noi il Sassuolo è stato un ottimo modello che abbiamo imitato, un progetto a lungo termine. Riteniamo fondamentale il business, crescere il fatturato con merchandising, prodotti di consumi, turismo. Poi noi abbiamo il lago, i turisti che rendono il Como un brand unico. Noi vogliamo diventare un modello anche per gli altri sport. Concentrarci sul mercato locale ma anche esportare il nostro modo di lavorare”. Poi il discorso scivola sul talento, i giovani, la crisi del calcio italiano. “È l’argomento del giorno - dice Carnevali -. Sicuramente il talento è un dono della natura, di talenti ce ne sono anche se nei settori giovanili non sempre si riesce a farli crescere. Noi come club lavoriamo tanto sul settore giovanile, le difficoltà riguardano le normative”. E il Como, diversamente dal pensiero comune e a dispetto dello scarso impiego degli italiani in prima squadra, sui giovani sta facendo un grande lavoro. “Il nostro è un progetto nuovo - spiega Suwarso -. Tre anni fa abbiamo iniziato con l’Academy. Abbiamo dato due ragazzi alla nazionale italiana U17 altri tre all’U19. Grazie soprattutto al lavoro di Osian Roberts, il nostro responsabile dello Sviluppo, lavoriamo a 360 gradi, e il suo ruolo è anche formare gli allenatori, per esempio. Nei prossimi cinque anni speriamo di vedere i frutti del nostro lavoro sui giovani”.

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