(v. 'Baseball: l'Italia dei paisà è da leggenda...' delle 14.37)
(di Federico Cristiani)
Non c'è solo l'Italia che vince a
Houston, ma c'è anche l'Italia che si racconta, da Joe Di Maggio
a Yogi Berra. A fianco dell'impresa della nazionale di baseball
guidata da Francisco Cervelli contro i maestri statunitensi c'è
una mostra interattiva organizzata dal Museo nazionale
dell'emigrazione italiana (Mei) di Genova e dall'Ufficio
diplomazia sportiva del ministero degli Affari esteri e della
Cooperazione internazionale (Maeci), realizzata da Opera
Laboratori. Le storie dei grandi giocatori - e delle grandi
giocatrici - italodiscendenti che hanno lasciato il segno sui
diamanti americani.
"Storie di impegno e di fatica, di riscatto arrivato grazie
allo sport", racconta al telefono con l'ANSA Paolo Masini,
direttore del Mei, da Houston dopo aver assistito alla storica
vittoria azzurra. Storie che hanno un valore doppio, perché da
una parte mostrano agli Stati Uniti il contributo - a volte più
noto, come nel caso di Joe Di Maggio, altre volte oggi
sconosciuto ai più - di chi ha contribuito a rendere grande un
loro sport nazionale partendo dallo Stivale; dall'altra, fa
riscoprire agli italodiscendenti di oggi le proprie radici,
valorizzandole.
E così è andata con i componenti azzurri della nazionale, che
hanno assistito in gruppo all'inaugurazione della mostra
all'Italian Cultural & Community Center di Houston, in
collaborazione anche con la Federbaseball: "L'idea era far
vedere ai giocatori la storia che hanno sulle spalle, volevamo
che loro passassero in mezzo a quelle immagini per portarsele
dietro e caricarsi - spiega Masini -. La loro vittoria con gli
Usa è stata esaltante, perché è un po' il punto finale di un
cerchio che si chiude, la rivalsa di un popolo a cui quel gioco
è stato insegnato e che tramite quello si è anche integrato".
Per questo, racconta Masini, viene naturale pensare, dopo la
loro impresa, alle vite di chi li ha preceduti. Da Tony Lazzeri,
nato a San Francisco ma originario della Lucchesia e primo
campione italo americano nella Mlb, a Clementina Brida, nota
come Maud Nelson, che dopo aver giocato per diverse squadre di
baseball professionistiche divenne, nel 1911, proprietaria e
direttrice delle Western Bloomer Girls. Fino a Joe Di Maggio, il
più grande di tutti, immmortalato in uno scatto che vale più di
mille parole con un piatto di pasta e a fianco la madre Rosalia,
che veniva da Isola delle Femmine: "L'immagine di famiglie che
hanno sudato tanto - commenta Masini - quella era l'Italia
dell'emigrazione che ce l'ha fatta". Pochi anni dopo, Di Maggio
sarebbe stato ritratto a fianco di Marilyn Monroe.
La mostra, dopo Houston, farà tappa a New Orleans, ma la
volontà degli organizzatori, dati anche i riscontri di pubblico,
è che possa girare gli States, da New York a Miami. Qui si
giocheranno le finali del World Baseball Classic, e la speranza
è che ci possano essere anche gli azzurri. Del resto, come
diceva la leggenda dei New York Yankees Yogi Berra, origini
lombarde e forse ispiratore del personaggio dell'Orso Yoghi, "It
ain't over till it's over": "Non è finita, finché non è finita".
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