(di Paolo Verdura)
Nuovi tagli di posti di lavoro in
arrivo per Volkswagen. Secondo indiscrezioni riportate dalla
rivista tedesca Manager Magazin, l'amministratore delegato
Oliver Blume si è presentato all'ultimo consiglio di gestione
con una proposta per ridurre l'organico del gruppo di ulteriori
50mila posti di lavoro, raddoppiando così il piano da 50mila
tagli entro il 2030 già concordato con i sindacati. Il totale
degli esuberi sarebbe così di 100mila su un totale di 657mila
dipendenti. Il piano sarà consegnato al consiglio di
sorveglianza il prossimo mese di luglio.
Ma gli esuberi sono solo una parte di un piano complessivo da
11 miliardi di costi, con la chiusura di 4 siti produttivi in
Germania: 3 di Volkswagen ad Hannover, Zwickau ed Emden, più uno
di Audi a Neckarsulm. Nelle intenzioni del manager c'è poi lo
scorporo della produzione dei componenti e dei ricambi per
snellire la struttura del gruppo.
La settimana scorsa Blume, accusato di non fare abbastanza,
aveva provato a rassicurare gli azionisti in occasione
dell'ultima assemblea generale. Il giorno prima il giornale
tedesco, noto per le sue anticipazioni, aveva rivelato i
contenuti di un sondaggio interno al consiglio di gestione, da
cui emergeva il timore di alcuni membri di fronte a una
situazione talmente grave da mettere in dubbio l'esistenza
stessa del gruppo. Blume aveva allora rilanciato con l'obiettivo
di trasformare Volkswagen nel "costruttore automobilistico più
attrattivo entro il 2030".
Nessun commento sulla vicenda da parte della casa
automobilistica, un cui portavoce ricorda che sono in programma
"profondi cambiamenti". Di certo c'è solo che il consiglio di
gestione "ha lavorato intensamente nei mesi scorsi - secondo il
portavoce - per elaborare un piano in grado di riorientare il
gruppo". Tra gli ostacoli da superare ci sono i dazi Usa, la
debolezza in Cina e la competizione in Europa.
Intanto i sindacati annunciano battaglia e sono pronti - si
legge in una nota - a "fare il possibile per impedire
l'attuazione di questo nuovo piano". Al management chiedono di
"fare il proprio lavoro" assicurando "prodotti competitivi,
tecnologie, organizzazione, sinergie e un lavoro sicuro". In
questo il sindacato potrebbe trovare una sponda nella politica.
A fianco di Porsche Automobil Holding, che ha il 31,9% con il
53,3% dei diritti di voto di Volkswagen, c'è infatti lo stato
della Bassa Sassonia, che ha l'11,8% con il 20% dei diritti di
voto.
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20 ore fa
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