Alcaraz e quell'infiammazione che rallenta le star: come sta e quando torna

1 ora fa 1

La tenosinovite che ha fermato il campione spagnolo ha tempi molto lunghi di recupero. Le carriere condizionate di Del Potro e Thiem

Luigi Ansaloni

Collaboratore

25 aprile - 14:20 - MILANO

L’infortunio di Carlos Alcaraz ha un nome che i tennisti, del suo livello e non, conoscono molto bene: tenosinovite, ovvero un’infiammazione della guaina tendinea del polso. Un guaio che sta costando e costerà caro, al numero due del mondo, a partire dalla rinuncia agli Internazionali di Roma e anche del Roland Garros, tornei dove lo spagnolo era campione in carica. E purtroppo, potrebbero non essere gli unici saltati dal fuoriclasse di Murcia. 

i tempi di rientro

—  

Chi parla in queste ore di rientro al Queen’s o al più tardi a Wimbledon, dunque stagione sull’erba, è forse un po' troppo ottimista, vista la situazione e la localizzazione dell’infortunio. Ovviamente nessuno conosce con esattezza i tempi di recupero, ma certo è che Alcaraz, la sua famiglia e il suo staff non vogliono correre rischi, perché sanno quanto sia delicato, complicato e potenzialmente cronico questo specifico problema al polso. E a 23 anni e con ancora una lunghissima carriera davanti, tutti intorno a Carlos pensano che non ci sia nessun motivo per forzare i tempi. Anche a costo di essere conservativi e di metterci più tempo di quanto dovuto. Per questo motivo, circolano altre due ipotesi. La prima, rientro sul cemento americano, dove Alcaraz difenderebbe i titoli di Cincinnati e soprattutto dello Us Open. La seconda, più estrema: sei mesi di stop, il che vorrebbe dire stagione finita. 

Cos’è la tenosinovite

—  

La tenosinovite è un’infiammazione tipica, dei tennisti, visto che nasce proprio dalla continua ripetizione dei movimenti e dal troppo uso dell’articolazione. Il dolore si localizza sul lato del pollice, rendendo difficile stringere bene la racchetta e fare tutti i movimenti necessari. La terapia conservativa prevede riposo, tutore, crioterapia (applicare del ghiaccio), fisioterapia e farmaci mirati a far passare l’infiammazione più in fretta possibile, se necessario anche cortisone. Ci sono ovviamente anche altre tecniche più specialistiche e avanzate, anche quella dell’intervento chirurgico per liberare e dare sollievo al tendine infortunato. Un quadro clinico complesso per un tennista, anche perché nessuno sa con esattezza come reagirà il corpo alle terapie e ai rischi di ricaduta. 

Il caso del Potro

—  

Ovviamente molti tennisti in carriera hanno avuto problemi al polso. Andre Agassi dopo aver vinto Wimbledon 1992 ebbe problemi seri al polso, e dopo mesi e tentativi di terapie conservativi, si fece operare per liberarsi una volta per tutte del problema. Di recente, due vincitori slam come Dominic Thiem e Juan Martin del Potro hanno sofferto per problemi al polso, con lunghe assenze e carriere fortemente condizionate proprio da questo tipo di infortunio. Del Potro ebbe un tipo di infortunio simile a quello di Alcaraz, o almeno all’inizio, visto che il suo calvario partì proprio da un’infiammazione come quella dello spagnolo. L’argentino si fece male per la prima volta al polso nel 2010, e dopo un intervento e 5 mesi di assenza rientrò nel 2011, ma provando sempre dolore Nel 2014 poi la nuova ricaduta e da quel momento in poi tanti alti e bassi, per il campione dello Us Open 2009, ma sempre con quel fastidio che non passò mai completamente e, di fatto, lo portò al ritiro dal tennis. Così come successo a Thiem, che ha abbandonato la carriera agonistica a soli 31 anni.

Leggi l’intero articolo