In Svizzera il miracolo può ripetersi: cosa c'è dietro la favola del Thun

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Su Sportweek Neopromossa, con solo un milione ha fatto il suo mercato. Eppure ha dominato il campionato e oggi, con una vittoria, può vincerlo. Siamo andati nel Canton Berna a scoprire com’è nato il "Leicester delle Alpi"

Giorgio Burreddu

Collaboratore

25 aprile - 15:51 - MILANO

La favola dell’anno non poteva che uscire da una bomboniera. La gente di Thun, cittadina di 45mila abitanti del Canton Berna, Svizzera tedesca, ti infila la mano sottobraccio mostrandoti con orgoglio i due capisaldi del suo miracolo sportivo: pace e programmazione. Qui la gente gira in bicicletta, si rilassa sul lago e, quando c’è bel tempo, s’incammina sulle montagne. Oppure sul castello che sorveglia la valle. Dalla cima si vede lo stadio dove un ticinese dalla parlantina svelta sta scrivendo la storia: il Thun di Mauro Lustrinelli, il Pippo Inzaghi del posto con un passato in nazionale, ha dominato la regular season dando 14 punti al San Gallo e viaggia a vele spiegate verso il primo titolo. Stasera, vincendo in casa contro il Lugano nella ‘poule scudetto’ da cinque partite, potrebbe già essere campione. “Da neopromosso…”, ricorda Mauro con un sorriso sornione. Come il Kaiserslautern di Otto Rehhagel nel 1998. L’ultimo a vincere un titolo dopo la promozione dalla seconda Serie. 

QUEL GOL AL PALERMO

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L’abbiamo incontrato a fine seduta su una delle panchine della Stockhorn Arena, la casa del Thun. Qui l’allenamento è a porte aperte e si incrociano volti di tutte le età, compresi gli anziani della vecchia guardia che hanno visto i tempi cupi dei dilettanti, negli anni Novanta. “Un tempo era la normalità”, ci dicono. “Lo straordinario è oggi”. Il Thun non ha mai vinto un trofeo. Vanta due finali di Coppa nazionale perse, un secondo posto e la partecipazione ai gironi di Champions nel 2005-06. Nel 2011, invece, eliminò il Palermo di Pioli ai preliminari di Europa League. La punta titolare era proprio Lustrinelli. Quest’anno ha costruito una squadra da titolo con un milioncino. È la penultima rosa per valore di mercato della Super League. Dietro le quinte spiccano Andreas Gerber, il presidente, e il direttore sportivo Dominik Albrecht, che ama guardare gli allenamenti dall’ultimo seggiolino della tribuna centrale. “Sappiamo che in estate diversi giocatori andranno via”, racconta. “Ma abbiamo riscritto le regole”. 

DEEJAY E LAUREATO

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Il ‘Leicester di Svizzera’ somiglia all’originale: vanta un portiere che vivacchiava in terza serie, un ventenne dal piglio creativo che ha fatto l’operaio in autostrada e un allenatore deejay laureato in Economia e capace di tramutarsi nell’uomo del destino. Nel 2005, Lustrienlli infilò due gol al Malmoe trascinando il Thun ai gironi di Champions: “Io e Gerber abbiamo giocato insieme. Quando mi ha chiamato, ci siamo chiesti che tipo di calcio volessimo portare”. Facile: “Pressing alto, transizioni veloci, verticalità, emozioni. Io voglio che chi viene qui si diverta, non che si addormenti. A me del possesso palla frega poco. Perché devo arrivare in porta con 20 tocchi se me ne bastano tre? È come giocare al gatto e al topo. Siamo una delle squadre che aggrediscono di più. Quattro anni fa c’erano duemila persone allo stadio, oggi diecimila…”. 

TREMENDA MAZZATA

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La squadra ha storie da film. Leonardo Bertone, il Beckham svizzero con un nonno di Sicignano degli Alburni, vicino Salerno, era qui anche nel 2020, quando il Thun retrocesse nella seconda Serie: “Fu una mazzata tremenda”, è il suo ricordo. “Ma ho sempre creduto nel mito della fenice: risorgere dalle ceneri. A marzo io e altri ragazzi ci siamo seduti sul campo e abbiamo parlato per la prima volta del titolo. Adesso mancano cinque gare e pochi punti prima di diventare come il Leicester…”. Il materiale c’è. Elmin Rastoder, punta macedone, giocava in Liechtenstein e ora è il capocannoniere; Niklas Steffen, il portiere, due anni fa vivacchiava in terza Serie; Christopher Ibayi, attaccante francese, arriva dalla Corsica e giocava in quarta divisione; Ethan Meichtry, fantasista, fu scartato a 15 anni… dal Thun. Gerber l’ha definito lo Yamal dell’Oberland. “Ha lavorato come operaio in autostrada, poi è tornato nell’U19”, continua Lustrinelli. “Merita ciò che sta vivendo, come tutti gli altri. Abbiamo fatto sognare una regione. Qui servono giocatori disposti al sacrificio. Anche perché le nuove generazioni sono diverse. A noi dicevano di scalare le montagne e lo facevamo, altrimenti erano mazzate. Oggi ti chiedono il motivo”. 

LA FOTO DI MOURINHO

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L’allenatore del Thun ha studiato Klopp, Flick. E lo Special One, José Mourinho: “Ho una sua foto nell’ufficio con su scritto che l’ossessione batte il talento. Voglio vincere con il Thun, ma finché l’aritmetica non è dalla nostra parte mi rilasso a modo mio”. Con una passione che dura da trent’anni: “A casa ho un impianto da deejay. Lo uso tre volte alla settimana, per staccare. In un’occasione, da giocatore, un allenatore mi beccò in discoteca a suonare prima di una partita…”. All’epoca lo chiamavano ‘Lustrigol’. “Uno dei miei riferimenti era Pippo Inzaghi. Nel 2006 scambiai la maglia con lui dopo Svizzera-Italia. Vogel gli aveva detto che ero una sorta di ‘Superpippo’ di qui: ridemmo insieme”. Mauro ci saluta con una promessa: “Se vinciamo il titolo, alla festa suonerò io”. Cartoline dalla bomboniera.

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