Una rete cerebrale dedicata al linguaggio può essere individuata anche in chi non riesce più a parlare: basta una risonanza magnetica di 6 minuti.
Due ricercatori del MIT e di Stanford hanno scoperto una rete neurale specifica per il linguaggio nel nostro cervello, che potrebbe aiutarci a capire come i traumi cerebrali danneggiano la nostra capacità di parlare. «Si tratta di una struttura così importante e stabile che può essere individuata a prescindere da cosa stiamo facendo», sottolinea Cory Shain, coordinatore della ricerca. I risultati sono stati pubblicati su Nature Communications.
Una rete neurale del linguaggio
Gli autori hanno analizzato oltre 1.900 risonanze magnetiche funzionali (fMRI), osservando il flusso sanguigno per vedere le reti neurali che connettono le diverse regioni nel cervello. Hanno quindi chiesto ai partecipanti di svolgere sia compiti che non avevano nulla a che fare con il linguaggio, come abbinare quadrati colorati su una griglia, sia compiti linguistici, come leggere ad alta voce.
L'obiettivo era capire se fosse davvero necessario coinvolgere attivamente il cervello nel linguaggio per individuare questa rete neurale, oppure se si potesse identificare solo osservando l'attività cerebrale nel tempo.
Visibile anche senza parlare
Anche analizzando soltanto le sessioni in cui i partecipanti svolgevano compiti privi di qualsiasi componente linguistica, è emersa la stessa rete neurale, con una topografia e un profilo funzionale molto simili a quelli ottenuti con compiti linguistici.
Questa rete, che può essere identificata in modo affidabile con una fMRI di appena 6-7 minuti ed è molto stabile nel tempo, varia molto da persona a persona: per questo gli autori sostengono che cercare di mappare il linguaggio su regioni cerebrali fisse, uguali per tutti, sia un approccio sbagliato.
Sapere che la rete del linguaggio può essere individuata anche senza bisogno di eseguire un compito linguistico è interessante perché significa che potremmo individuarla e studiarla anche in persone che non sanno più parlare in seguito a lesioni o traumi cerebrali.
«Se riuscissimo a determinare in modo affidabile com'erano organizzate le aree danneggiate, basandoci sull'organizzazione del resto del cervello ancora intatto, potremmo scoprire cose nuove sulle cause e le conseguenze dell'afasia», conclude Shain.
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