Il tedesco lotta con il diabete da quando era bambino. Era considerato l'erede dei Big 3 ma è stato scavalcato da Sinner e Alcaraz. Se vincerà il Roland Garros ha promesso di tagliarsi i capelli
6 giugno - 18:42 - PARIGI
C’è una frase che spiega molto del tennista Alexander Zverev, rivale di Flavio Cobolli nella finale del Roland Garros. Il tedesco che fa discutere e che per diversi motivi non è certo tra i giocatori più amati del circuito, soffre di diabete da quando aveva quattro anni: "Ci sono due partite che si giocano nello stesso momento: quella che tutti vedono e quella che sento solo io". Più che un modo per intenerire il pubblico, spiega la necessità che Sascha ha da sempre di tenere insieme due livelli diversi della stessa esistenza: il campione che da anni è ai vertici del circuito e il bambino che convive con il diabete di tipo 1.
pressione
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Alla vigilia della finale del Roland Garros contro Flavio Cobolli, Zverev arriva con tanta pressione sulle spalle e un cerchio da chiudere: è stato numero 2 del mondo, ha vinto l’oro olimpico a Tokyo, due Atp Finals, sette Masters 1000 e oltre venti titoli Atp. Eppure, per tutti coloro che seguono il tennis, l’etichetta che porta sulla schiena è quella dell’incompiuto, che non ha ancora vinto uno Slam. Sembrava vicino a farcela proprio qui a Parigi, nel 2022, in una semifinale contro Rafa Nadal che stava indirizzandosi dalla sua parte. E invece la malasorte ci ha messo del suo: un gravissimo infortunio alla caviglia destra che si rompe e gli impedisce di tornare a buoni livelli per quasi due anni. Un po’ come tornare alla casella iniziale del Monopoli, senza passare dal via. A 29 anni, dopo tre finali perse nei Major, il tempo delle promesse è finito da un pezzo, e quello di domani è il torneo che può cambiare la prospettiva con cui verrà letta la sua carriera.
talento
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Per molto tempo Zverev è stato considerato il più talentuoso della generazione nata dopo Djokovic, Nadal e Federer, il primo a entrare davvero nel loro territorio. Quando nel 2018 vinse le Atp Finals battendo Federer e Djokovic in pochi giorni, sembrava destinato a essere il naturale erede dei grandi. Poi le cose hanno preso una direzione diversa. Con gli Slam a fare da confine invisibile. Tra la gloria e la polvere. La sconfitta più dolorosa resta probabilmente quella degli US Open 2020. Due set avanti contro Dominic Thiem, a tre game dal titolo. Finì al quinto set, dopo oltre quattro ore di partita. Poi arrivò il Roland Garros 2024 contro Carlos Alcaraz e infine l’Australian Open 2025 contro Jannik Sinner. Tre finali, tre sconfitte. Nel frattempo proprio Sinner e Alcaraz, più giovani di lui, hanno conquistato il ruolo che sembrava destinato a lui: quello di dominatori della nuova epoca. Per oltre vent’anni Zverev ha nascosto il diabete. Non ne parlava quasi mai. Temeva che diventasse un’etichetta o un alibi per eventuali sconfitte. Solo nel 2022 ha deciso di rendere pubblica la sua condizione e di lanciare la Alexander Zverev Foundation, che sostiene bambini affetti da diabete attraverso cure, farmaci e programmi di assistenza. "Voglio incoraggiare i bambini con il diabete a non rinunciare mai ai loro sogni, qualunque cosa gli altri dicano. Voglio dimostrare che con questa malattia si può arrivare molto lontano".
famiglia
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Accanto a lui, da sempre il padre Alexander Senior, ora affiancato anche dal fratello Misha ex Top 30. Una storia di famiglia, come anche quella tra Cobolli e suo padre Stefano, sebbene con una cornice diversa. Quando Sascha si è stabilmente sistemato ai piani alti del circuito, più di un allenatore, ex giocatore e o supercaoch si è avvicinato per aiutare ma il rapporto si è subito interrotto. Difficile inserirsi in quel nucleo così ristretto. Juan Carlos Ferrero durò pochi mesi. Ivan Lendl poco meno di un anno. David Ferrer appena una stagione. Perfino Jez Green, uno dei preparatori atletici più stimati del circuito, dopo anni di collaborazione lasciò il team nel 2021. Ogni volta il centro del progetto tornava a essere la famiglia. Uno scudo, una bolla in cui rifugiarsi nei momenti difficili dentro e fuori dal campo. Negli ultimi anni, infatti, il suo nome è stato associato alle accuse di violenza domestica mosse da due ex compagne. Una vicenda che ha prodotto un’indagine indipendente dell’Atp, chiusa senza riscontri sufficienti per procedere, e successivamente un procedimento in Germania concluso attraverso un accordo extragiudiziale. Zverev ha sempre respinto tutte le accuse. La questione continua tuttavia a rappresentare una nuvola grigia sulla sua testa. Troppo vincente per essere considerato un fallimento. Troppo poco vincente negli Slam per essere considerato un dominatore, a Parigi Zverev arriva con tutta la sua carriera sulle spalle e una scommessa che potrebbe cambiarlo: se riuscirà a sfatare il tabù Slam, si taglierà finalmente i capelli. Parigi val bene uno scalpo.



