Zamorano: "L'Inter domina. Lautaro leader, Sucic e Pio esploderanno. E Chivu mi ricorda Zidane"

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L’ex attaccante nerazzurro dopo i due trofei vinti: "Peccato per l'uscita in Champions col Bodo. Ma oggi i sono avanti a tutte le altre. Il mister è un figlio dell'Inter e si vede"

Filippo Conticello

Giornalista

15 maggio - 10:14 - MILANO

Quando Javier Zanetti si riferisce all’ex compagno e amico fraterno eletto a compadre (padrino di battesimo) della figlia, lo chiama sempre e soltanto “Bam Bam”. Né Ivan né Zamorano, per il bomber basta il soprannome. L’attaccante cileno segnò contro la Lazio in una mitologica finale di Uefa e mercoledì si è goduto a distanza un altro trionfo in gara secca con i biancocelesti: la Coppa Italia come l’oliva nel Martini per il brindisi della cara vecchia Inter.

Bam Bam, un trofeo di più in una finale a lei cara.

"La Uefa del 1998 non si cancella, quella squadra ha vinto molto meno di quello che meritava, ma anche questa è una bella coppetta da festeggiare, soprattutto visto che si aggiunge a un grande scudetto. Purtroppo non sono riuscito a vedere tutta la finale, ma mi sono accontentato del secondo tempo: in questo momento storico, l’Inter riesce a dominare tutti senza particolari problemi e sono sicuro che sarà così anche in futuro". 

Inizierà, quindi, un nuovo ciclo?

"In realtà, il ciclo non è mai finito: da anni questo club è davanti agli altri per organizzazione interna, qualità dei giocatori e anche degli allenatori, che si sono succeduti senza che la squadra perdesse valore. Questi due trofei, poi, sono davvero importanti perché ti lasciano in bocca una sensazione di giustizia. Ecco, giustizia è fatta, visto che nessuno meritava la fine della passata stagione". 

L'Inter riesce a dominare tutti senza particolari problemi. Questi due trofei sono importanti:  nessuno meritava la fine della passata stagione"

Questa squadra, invece, in cosa l’ha convinta particolarmente?

"La regolarità, sia in campionato sia in Coppa Italia. Peccato solo per quanto successo in Champions contro il Bodo, perché tutti ci aspettavamo altro. La squadra, poi, gioca particolarmente bene, ha uno stile moderno, segna valanghe di gol in tutti i modi possibili e sa sfruttare benissimo le palle inattive: i calci d’angolo sono una sentenza, sia grazie a quelli che battono, come Dimarco e Calha, sia agli attaccanti, che sono forti di testa". 

Lei che conosce la storia della maglia, dove si può collocare questa squadra nella storia nerazzurra?

"Squadre come l’Inter sono sempre alla costante ricerca del successo e dell’eccellenza, per questo il club ogni anno fa uno sforzo enorme per portare giocatori già affermati, come Akanji, oppure pronti a diventarlo, come Sucic o Pio. Questa squadra, per me, può crescere ancora e prendersi il suo spazio d’onore nella storia nerazzurra, anche per la particolarità dell’allenatore: Chivu è un figlio dell’Inter e si vede. E il fatto di vincere un doblete al primo colpo non capita a tutti". 

In che cosa l’ha stupita particolarmente?

"La chiave, per me, è stata proprio la conoscenza dei giocatori e del club: sa cosa serve ad Appiano per ottenere risultati importanti. È da queste idee chiarissime che nasce una filosofia calcistica su misura per l’Inter, i suoi ragazzi hanno assorbito tutto alla velocità della luce. Questa rapidità va sottolineata: a volte ci sono allenatori che impiegano moltissimo tempo per ottenere cose importanti in un club, mentre Chivu no. Quello che ha fatto è stato semplicemente fantastico". 

All’inizio gli si imputava poca esperienza: era davvero così importante averne?

"No, non lo è, perché il mondo e il calcio sono cambiati. Non c’è bisogno di chissà quale percorso, anzi è tutto relativo: a volte sono semplicemente le circostanze che fanno sì che uno assuma una responsabilità enorme e tutto funzioni bene. Guardate Zidane al Real Madrid: aveva pochissima esperienza nel Castilla e poi è arrivato in prima squadra vincendo tutto. Chivu un po’ somiglia: conta molto la personalità, il carattere e lo stile. Oggi si possono aprire possibilità per dimostrare chi sei fin dall’inizio". 

E passando ai giocatori, invece, chi le ha rapito il cuore in questa stagione?

"La squadra è davvero... equilibrata. Spesso lo si dice tanto per dire, ma in questo caso è vero. L’Inter è formata da un gruppo di giocatori che sanno incastrarsi alla perfezione. Poi, il reparto che per me spicca di più è il centrocampo, uno dei migliori d’Europa. Due come Barella e Calhanoglu non li trovi da nessuna parte: hanno tutto, dal lancio al tiro, dal pressing all’inserimento. Mkhitaryan e Zielinski aggiungono esperienza e questo Sucic mi pare particolarmente interessante: il prossimo anno esploderà definitivamente". 

Due come Barella e Calhanoglu non li trovi da nessuna parte: hanno tutto, dal lancio al tiro, dal pressing all’inserimento. Sucic? Il  prossimo anno esploderà"

La coppia d’attacco, però, ha marchiato a fuoco questa epoca nerazzurra?

"Thuram e Lautaro, insieme, rappresentano tutto ciò che si chiede a un reparto d’attacco: presenza fisica, corsa, freddezza sottoporta, impegno e anche solidarietà. L’attaccante deve essere sempre un po’ egoista, ma tra loro due non c’è davvero nessuna traccia di egoismo. Uno gode dei successi dell’altro. Certo, il leader riconosciuto da tutti resta Lautaro, che continua a fare le fortune dell’Inter". 

Cosa dice del connazionale il suo grande amico vicepresidente Javier Zanetti?

"A Pupi interessa che la squadra della sua vita resti lassù, dove merita. Ma avere un argentino nel suo stesso ruolo è ovviamente un orgoglio, anche perché lui stesso è stato decisivo nell’acquisto di Lautaro nel 2018. Fa un mestiere diverso, deve segnare e lo fa bene, ma questo ragazzo è proprio l’erede di Zanetti per serietà, cuore e impegno". 

Ok il trionfo italiano, ma in Europa l’Inter è uscita troppo presto: cosa servirà fare per alzare l’asticella in Champions il prossimo anno?

"Nel mercato c’è sempre la possibilità di continuare a crescere, di trovare un giocatore utile, diverso. Però credo che la cosa principale sia rimanere concentrati nei momenti chiave: contro il Bodo c’è stato un eccesso di fiducia e questo si paga. Pensavano di andare avanti senza rischiare, ma oggi niente è scontato. Penso che il prossimo anno la squadra affronterà tutte le partite di Coppa con la giusta mentalità, non solo contro avversari più forti, ma anche contro quelli apparentemente più deboli: questo doppio successo italiano servirà anche in Europa". 

Domenica festeggerà anche lei a San Siro?

"Avrei voluto, ma ho un invito per assistere a Siviglia-Real Madrid: anche questa per me è una partita importante, sono due mie ex squadre... Una parte del cuore, però, sarà a Milano perché ogni trionfo dell’Inter lo sento sempre un po’ mio. Questi ultimi due in particolar modo: sono stati una carezza per l’anima, li meritava tutto il popolo nerazzurro". 

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