World Baseball Classic, l'Italia spazza via anche il Messico, è ai quarti! E salva gli Usa...

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Tre fuoricampo di capitan Pasquantino permettono agli azzurri di chiudere il girone al primo posto. Ora sfideranno Portorico. La vittoria permette anche ai padroni di casa di passare alla fase a eliminazione diretta

Mario Salvini

Giornalista

12 marzo - 07:40 - MILANO

Andiamo avanti. Siamo ai quarti di finale del World Baseball Classic. Era un obiettivo che assomigliava a un sogno. Da acchiappare presumibilmente con il secondo posto nel girone. E invece no: passiamo da primi. Con un’altra vittoria impensabile contro il Messico. Che sulla carta avrebbe avuto qualcosa più di noi. E invece non lo abbiamo solo superato, lo abbiamo schiantato. Così che adesso siamo ai quarti, contro Portorico, sabato alle 2o italiane (nel lato destro del tabellone si gioca anche Giappone-Venezuela, in quello opposto Sud Corea-Repubblica Dominicana e Usa-Canada). Con un eroe da celebrare, il nostro capitano. Vinnie Pasquantino s’era fatto notare nelle prime tre partite per le prestazioni in prima base, era chiaramente il leader come richiesto dal suo ruolo, ma non aveva battuto. Ecco: s’era tenuto tutto per i messicani. Mai nella breve storia del Wbc - questa è la sesta edizione - c’era stato un giocatore capace di battere tre fuoricampo nella stessa partita. Fino a ieri sera, a Vinnie Pasquantino. Che, in una sorta di simmetria, in carriera da professionista mai aveva avuto una partita da tre fuoricampo. Serata strepitosa per lui e per tutti gli azzurri, cominciando da Aaron Nola, impeccabile sul monte di lancio.

bis

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La strepitosa vittoria sugli Stati Uniti è stata quindi un innesco. Nessun calcolo, nessuna galleta, come si dice in spagnolo: nessun biscotto. Per andare ai quarti ci poteva bastare anche una sconfitta, coi messicani, a patto di contenere il loro bottino sotto i 5 punti. Così che in tanti sui siti e sui social all’estero avevano più o meno seriamente ipotizzato la possibilità di un accordo: messicani vincenti di pochi punti, noi e loro ai quarti e i Gringos, gli statunitensi, a casa, eliminati dal Wbc in casa loro. Figuriamoci: non ci abbiam nemmeno pensato. E il Messico, ancora una volta, ha confermato di avere una sorta di maledizione collegata alle nostre divise azzurre. Li avevamo battuti, in rimonta, nel 2013, peraltro bastonando all’ultimo inning Sergio Romo, il closer che era reduce dalle World Series vinte con i San Francisco Giants nel 2012. Li avevamo ammutoliti nel 2017, a casa loro, a Guadalajara, ancora in rimonta, entrando al nono inning sul 4-9 e uscendone vincitori 10-9. Ieri notte non ce n’è stato bisogno, li abbiamo schiantati 9-1

la partita

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La palla del partente, come pianificato, è andata ad Aaron Nola. Perché la logica e i pronostici suggerivano che saremmo arrivati qui a giocarci i quarti nello scontro diretto col Messico. Si supponeva che tanto noi quanto i messicani a questo punto del torneo avremmo avuto una sconfitta, buscata dagli Stati Uniti. Avrebbe quindi dovuto essere una specie di finale per un posto nei quarti, per la quale quindi ci eravamo conservati il nostro miglior lanciatore sul monte: Aaron Nola. E lui ha confermato il giudizio, ripetendo le partenze di Samu Aldegheri col Brasile di Michael Lorenzen con gli Usa. Dando sicurezza e ricevendone da un lineup capace di fornire assicurazioni sotto forma di punti. Anche se, nella fotocopia della partita-meraviglia con gli Usa, il primo nostro attacco è filato via con tre soli uomini, tutti e tre finiti strike out. Nel secondo inning Pasquatino ha piantato una randellata brutale: fuoricampo, 1-0 per noi. Nola ha continuato a infondere fiducia, con anche l’aiuto di due doppi giochi per chiudere secondo e terzo inning. Al quarto un altro acuto, ancora dal leadoff della ripresa, Jon Berti, gran legnata, fuoricampo, un bel caffè, bacioni nel dugout e 2-0. Siamo una squadra di fuoricampisti, è venuto da pensare. Colpiamo meno valide dei nostri avversari, ma sono randellate pesanti. E allora, per spiegare che abbiamo anche altro, ecco lo squeeze-play. Jac Caglianone, in base per ball, ha rubato la seconda ed è arrivato in terza su singolo di J.J. D'Orazio. Quindi è partito verso casa base, Dante Noti ha mostrato il bunt, l’ha messa in terra. Tutto perfetto: 3-0. Ancora di più col singolo di Jakob Marsee che ha tirato a casa sia Nori che D’Orazio: 5-0 per noi. Il tutto al quinto inning che Nola, bravissimo, è riuscito a chiudere nel limite dei lanci. Coi messicani sempre a zero. Via col sesto inning, allora. E con la seconda cannonata di Vinnie Pasquantino. Eppure noi dovevamo essere una squadra da corsa. Cioè orientata a battere singoli, rubare basi. Approfittare di ogni occasione. Sam Antonacci al 7° ha spiegato che è vero, è così. In prima perché colpito dal lanciatore messicano Victor Vodnik, sul singolo di Berti è volato fino a casa, grazie anche ad un errore dell’esterno centro Alek Thomas. E 7-0. Intanto per noi a lanciare c’è Gordon Graceffo. Che ha sì chiuso la sesta ripresa, ma nella settima ha sofferto, mettendo due uomini in base. E venendo sostituito da Claudio Scotti, romano, lanciatore del Parma. Si va a basi piene. Con Thomas che porta a casa Meneses, per il solo punto messicano. Limitiamo i danni perché una linea terrificante di Rowdy Tellez viene acchiappata al volo da Pasquantino. Poi tocca a Jarren Duran, il più temibile dei battitori del Messico. Per lui entra a lanciare Joe LaSorsa e lo lascia lì, strikeout. Ottavo, torna alla battuta Pasquantino, e indovinate: un'altra bastonata tonante, fuoricampo, 8-1. Il dodicesimo di squadra: siamo la squadra con il secondo totale più alto di fuoricampo nella prima fase del World Baseball Classic, uno in meno della sfavillante Repubblica Dominicana. Scommetterci sarebbe stato da pazzi. Ancora, singolo di Zach Dezenzo, doppio di Andrew Fischer. Sembriamo un orologio: 9-1. Ed è tutto. Il Messico si è già arreso. Non ha più niente né da dire.

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