Thomas Schäfer, responsabile del Brand Group Core, ha commentato i risultati finanziari dei cinque marchi più importanti del gruppo, evidenziando come sia necessario affrontare con forti strategie le difficoltà che permarranno nel 2026
Emilio Deleidi
12 marzo - 15:29 - MILANO
Il Brand Group Core Volkswagen, che racchiude cinque marchi chiave del gruppo tedesco (Volkswagen, Skoda, Seat, Cupra e Volkswagen Veicoli Commerciali) ha presentato i risultati finanziari del 2025, analizzando le difficoltà che hanno caratterizzato l'anno da poco concluso e illustrando le prospettive per quello in corso. Nonostante un bilancio chiuso ancora in terreno positivo, con un risultato operativo di 6,821 miliardi di euro e un margine operativo del 4,7% (entrambi valori però in flessione rispetto al 2024), non sono mancati elementi che hanno influito negativamente sui conti dei cinque brand principali del gruppo. "Nel 2025 abbiamo tenuto costantemente fede alle nostre promesse - ha spiegato Thomas Schäfer, responsabile del Brand Group Core e amministratore delegato della Volkswagen Passenger Cars - Grazie all'impatto duraturo dei miglioramenti strutturali previsti dai nostri programmi. Tuttavia, ci attendono ancora passi importanti da fare in termini di rendimento, perché fattori come i dazi statunitensi evidenziano la necessità di migliorare ulteriormente la nostra resilienza". Schäfer ha enunciato chiaramente le priorità della governance del gruppo: lavorare per ottenere strutture più snelle, processi decisionali più rapidi che, per inciso, caratterizzano già i costruttori cinesi capaci di ridurre per questo il time to market dei loro prodotti, e maggiore efficienza, grazie anche a sinergie che però non devono diluire l'identità forte dei singoli marchi. Volkswagen, insomma, "è sulla buona strada, ma ancora lontana dal traguardo finale".
margini ridotti
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Non è tanto un problema di vendite, dunque, che complessivamente sono salite del 3,3%, per un totale di 5,125 milioni di veicoli: se Volkswagen ha collocato un po' meno auto (3,104 milioni contro 3,109 del 2024), Seat-Cupra, Skoda e VW Veicoli Commerciali hanno tutte ottenuto incrementi significativi. E anche gli introiti da vendite sono risultati in crescita (+3,7%, pari a 145,2 miliardi di euro). Il segno negativo caratterizza piuttosto il profitto operativo, sceso del 2% a 6,8 miliardi di euro, e il ritorno sulle vendite, in flessione di 0,3 punti percentuali. A impattare su questi risultati sono stati, secondo Schäfer, fattori straordinari come la necessità di ristrutturare i costi aziendali, i problemi ancora legati al dieselgate e i dazi sulle esportazioni verso gli Stati Uniti. Al netto degli effetti di quest'ultimi, i marchi del Group Core avrebbero fatto segnare invece un margine operativo in crescita del 5,6%, in linea con le previsioni. Non c'è, però, da essere del tutto ottimisti, perché alle situazioni negative già evidenti nel 2025 nei primi mesi di quest'anno si sono aggiunti altri eventi di rilievo, come il conflitto esploso in Medio Oriente e le conseguenti difficoltà di cui soffre il commercio globale. Serve, dunque, una strategia globale per continuare a tenere la barra dritta in un mare che continua a essere più che mai tempestoso.
tagliare i costi
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"Nel 2025, abbiamo rafforzato in modo significativo la base finanziaria del Brand Group Core - ha spiegato David Powels, chief financial officer del Bgc e di Volkswagen Passenger Cars - ottenendo progressi evidenti con la riduzione dei costi di produzione e delle spese generali e con il contratto salariale del 2024, ma dobbiamo essere realisti: il vento contrario dei dazi non si placherà. Grazie a un nuovo modello trasversale ai brand di gestione della produzione, degli acquisti e dello sviluppo, nei prossimi anni daremo un ulteriore e significativo impulso all’efficienza e agli investimenti. Il 2026, dunque, sarà un anno di oculata gestione finanziaria e operativa, che getterà le basi il successo della produzione della nostra nuova Urban car family elettrica". Le Bev compatte ID.Polo, Cupra Raval, ID Cross e Skoda Epiq, realizzate in due impianti (a Barcellona e Pamplona) su un'unica piattaforma mettendo in comune circa l'80% dei componenti, saranno quindi al centro della strategia, con Seat e Cupra che assumono la leadership dell'intero progetto e la gestione della piattaforma Meb21, consentendo risparmi per 650 milioni di euro e permettendo una produzione di diverse centinaia di migliaia di esemplari all'anno. La futura governance della produzione, suddivisa su base regionale, permetterà di ottenere risparmi potenziali nell'ordine del miliardo di euro entro il 2030; la responsabilità delle piattaforme sarà, da quest'anno, suddivisa per marchi, attribuendo a Volkswagen in Germania le Mqb Classic ed Evo, la Meb 21 e la Ssp, alla Skoda in Repubblica Ceca le Mqb Classic ed Mqb Evo e a Seat e Cupra in Spagna la Meb21. Affrontare le sfide del 2026 significa però ridurre ulteriormente i costi degli stabilimenti, sostenere i prodotti con nuovi lanci, migliorare la redditività delle vendite, ottimizzare la ricerca e sviluppo e gli investimenti e, nel lungo periodo, diminuire il costo dei prodotti futuri.
offensiva di modelli
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Venendo a piani più immediati, il 2026 prevede il lancio di sei nuovi modelli a batteria: la rinnovata ID.3 (marzo), la ID.Polo (aprile), la ID.Polo Gti (maggio), la ID.Cross (luglio), la ID.3 Gti (settembre) e la rinnovata ID.4 (ottobre). La gamma del marchio a regime sarà costituita da modelli termici ed elettrici per ognuno dei segmenti fondamentali del mercato: a Polo, Taigo e T-Cross faranno da contraltare ID.Polo e ID. Cross, a Golf, Tiguan. T-Roc e Tayron si affiancheranno le nuove ID.3 e ID.4, mentre alla Passat farà compagnia la famiglia ID.7. Ma il 2026 è anche l'anno dei festeggiamenti per i 50 anni dal lancio della Golf Gti, che saranno adeguatamente celebrati con la presentazione della simbolica erede ID.Polo Gti e con un grande evento in luglio. Quanto ai veicoli commerciali Volkswagen, che hanno un peso significativo nel gruppo, il 2025 si è chiuso con 428 mila consegne (+6% sul 2024), che fanno del marchio il primo del settore in 12 mercati europei e il secondo a livello continentale; i margini sulle vendite sono però crollati del 67% a causa di costi, investimenti e dazi americani.


