Il quattro volte campione del mondo si racconta al Red Bull Ring: dalla pressione vissuta a 17 anni agli aggiornamenti sulla RB21, fino al duello con Kimi: "Dieci anni con la Red Bull sono volati. Antonelli? mai avuto dubbi sul suo talento"
27 giugno - 08:50 - SPIELBERG (AUSTRIA)
La testa è sempre stata alta. Mai un accenno di inciampo, mai un segno di apprensione. Il Max Verstappen di dieci anni fa, alla sua prima stagione in Formula 1 con Red Bull, camminava all’ingresso del paddock esattamente come il Max di oggi. "Non è questione di quanto vinci, è questione di chi sei e quanto pensi di valere" spiega alzando le spalle. Al Red Bull Ring, dove l’eroe del toro ha vinto più di chiunque altro, Verstappen arriva per cercare di cambiare le prospettive di una stagione fin qui complicata per il suo team. Ma Max ha insegnato a tutti a non darlo mai, davvero, fuori dai giochi. Soprattutto qui, nel verde austriaco del suo giardino di casa.
La impressiona pensare che questa è la sua decima stagione con Red Bull?
"È una bella sensazione. Red Bull è sempre stata una seconda famiglia per me, abbiamo raggiunto tantissimi traguardi insieme, cose che dieci anni fa – quando sono arrivato qui per la prima volta con loro da pilota ufficiale – non avrei mai potuto neanche sognare. Il tempo passa in fretta e qui dentro, con gli impegni che ci richiede il nostro sport, siamo in un frullatore. Pensi a quello che hai davanti e hai poco tempo per ragionare su ciò che ti sei lasciato alle spalle".
Le capita mai di pensare al giovane Verstappen, il ragazzo arrivato qui in F.1 a soli diciassette anni?
"Mi capita quando vedo delle vecchie fotografie o video. Le osservo e dico: cavolo, quello sono io ma è passato davvero tantissimo tempo, e poi mi rendo conto che sono trascorsi più di dieci anni dal mio arrivo in F.1. Fa impressione, sapere che sono qui a lottare da così tanto e che ho realizzato molto più di quanto avrei mai potuto immaginare da bambino".
Pensa di essere cambiato in questi anni?
"Penso di essere cresciuto. Ora ho una mia famiglia, la vita prende strade diverse e anche le responsabilità sono maggiori, quindi come persona mi definirei solo più completo. Non sono davvero cambiato e questo è importante per me, sapere che i successi e la notorietà non mi hanno cambiato".
E come pilota?
"Quando avevo diciotto anni tutto quello che volevo fare era andare più veloce degli altri (ride, ndr). Volevo essere sempre il primo, non c’era nessun altro pensiero. Ovviamente anche oggi voglio spingermi sempre al limite, è per questo che siamo qui in F.1, e quando penso che sia possibile correre un rischio me lo prendo, come ho sempre fatto. Oggi però so quando e come vale la pena farlo".
Quando è arrivato in F.1 lei era "il bambino prodigio", il ragazzo più chiacchierato e discusso. Com’è riuscito a gestire quella pressione enorme?
"Non è stato semplice, ma all’inizio è tutto talmente nuovo che semplicemente non sei così consapevole di ciò che sta succedendo. Poi grazie all’esperienza che ho maturato negli anni ho capito meglio come gestire la pressione, e come restare più calmo. Purtroppo non ci sono stratagemmi, è qualcosa che impari quando inizi a conoscerti meglio e non potevo pretenderlo da me a diciotto anni".
Non ho mai avuto dubbi sul talento di Kimi. In questa stagione sta facendo qualcosa di grandioso
Max Verstappen
Ora in F.1 è arrivata un’intera nuova generazione di giovani piloti, che l’hanno presa come una guida. Le piace passare il tempo con loro?
"Sì, tantissimo! Sono tutti molto simpatici, da Antonelli a Bortoleto, ed è bello vedere questi ragazzi giovani, di così tanto talento, che stanno emergendo e facendo un grande lavoro fin da subito. Io non faccio molte differenze in base all’età, se mi stai simpatico e mi trovo bene con te non importa se hai dieci anni in più o in meno. Semplicemente questi ragazzi sono intelligenti e alla mano, sono felice di aver instaurato un bel rapporto con loro".
Ha citato Kimi Antonelli. La sta sorprendendo quest’anno?
"Conosco bene Kimi, abbiamo legato l’anno scorso, e non ho mai avuto dubbi sul suo grande talento. Però sì, in questa stagione sta facendo qualcosa di grandioso: ha 19 anni ed è già in lotta per il titolo Mondiale. Io sono arrivato presto in F.1 ma prima di giocarmi un campionato ho aspettato parecchio, lui invece con una macchina molto competitiva ha dimostrato subito di poter affrontare la pressione che rappresenta stare davanti, gestendo un ambiente molto stressante. Penso che sia bello per lo sport vedere uno come lui leader della classifica, anche perché prima di tutto Kimi è una bellissima persona".
Questo weekend Red Bull porta in pista molti aggiornamenti. Può sperare di vincere?
"Quest’anno prevedere come andranno le cose è difficilissimo. Una squadra che introduce aggiornamenti può avere esiti diversi che vanno da un miglioramento enorme ad addirittura peggiorare la propria situazione. Sono felice del lavoro che sta facendo la squadra perché stiamo recuperando piuttosto bene rispetto al ritardo da cui eravamo partiti quest’anno, ma colmare il divario è difficile. Non voglio parlare di vittorie, sicuramente l’obiettivo al momento è avvicinarci a chi è davanti".
La 24 ore del Nürburgring? Ci tornerò per vincere, magari già il prossimo anno
Quest’anno non si è dedicato solo alla F.1 e la sua partecipazione alla 24 Ore del Nürburgring ha destato molto interesse nel mondo del motorsport. Ne è rimasto sorpreso?
"So di avere tantissimi tifosi e questo mi rende molto orgoglioso ma ovviamente non ho scelto di correre al Nürburgring per questo. Amo mettermi in gioco e provare categorie diverse e quella è stata la mia prima vera occasione per poter fare qualcosa di grande fuori dalla F.1. È stato fantastico e sicuramente ci tornerò per provare a vincere, magari già il prossimo anno".
Parlando proprio del prossimo anno: come sempre il suo futuro è al centro dell’attenzione, tra indiscrezioni e rumors. Cosa ci può dire?
"Non molto, esattamente quello che dicevo lo scorso anno. Io ho un contratto a lungo termine con la Red Bull e per quanto mi riguarda sono concentrato sul mio lavoro, sul tirare fuori il meglio in pista e con il team. Non c’è niente di nuovo da dire".



