Vavassori: "Ho allenato Sinner, sa pure quando si sposta l'ombra. Gravina? Si è espresso malissimo ma..."

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Il doppista e i retroscena sull'impresa americana: "Jannik mi ha chiesto di scaldarlo prima della partita contro Zverev, ha una risposta irreale. Ora sono pronto a giocare Montecarlo con il mio amico Berrettini"

Francesco Maletto Cazzullo

Giornalista

4 aprile - 12:22 - MILANO

Il tennis è lo sport del diavolo, e all'inferno – si sa – è difficile fare amicizia. Eppure, nel mondo del doppio esistono eccezioni luminose. Come quella di Andrea Vavassori e Simone Bolelli,  reduci dallo storico trionfo nel Master 1000 di Miami. Abbiamo incontrato Andrea per farci raccontare la loro cavalcata americana e il dietro le quinte del momento d’oro del tennis italiano.

Andrea, che sensazione dà vincere un torneo come Miami? Qual è stato il momento più difficile?

"È un traguardo a cui ambivo tantissimo; non ci eravamo mai spinti oltre la semifinale in un Master 1000. La parte più complicata è sempre la partenza: il primo turno nel doppio è stato insidioso perché non conoscevamo bene gli avversari. Infatti, a Miami abbiamo dovuto annullare un match point subito all’esordio. Dai quarti in poi abbiamo alzato il ritmo: contro Harrison e Skupski, i vincitori degli Australian Open, abbiamo giocato una grande partita. Da lì in poi siamo stati bravi a non calare mai di intensità."

Cosa c'era dietro quell'abbraccio liberatorio con Simone dopo la finale vinta contro Heliovaara e Patten?

"Tanto cuore. Simone ha avuto dei problemi a casa; era un successo che serviva a entrambi per motivi che vanno oltre il campo. Quell'abbraccio finale me lo porterò dentro per sempre. Simone per me è un fratello: condividiamo lo stesso preparatore e tantissimi momenti fuori dal campo. Ora a Montecarlo giocherò con Berrettini, un altro amico di vecchia data. Poi a Roma si vedrà."

Subito dopo di voi ha vinto anche Sinner. C'è un retroscena che vi lega in quella settimana?

"Sì, mi sono allenato con lui proprio prima della sua finale. Jannik è venuto da me prima del match contro Zverev e abbiamo fatto 50 minuti di riscaldamento insieme."

Com’è allenarsi con il numero due al mondo? Cosa ti ha impressionato di più?

"Il suo ritmo da fondo è irreale, ma il vero colpo killer è la risposta: contro di me non ne ha sbagliata una, riusciva a rimandare indietro ogni mio servizio. Ma la cosa più utile è stata il consiglio che mi ha dato prima della mia finale."

Ovvero?

"Finito l'allenamento mi ha chiesto l'orario del mio match. Gli ho risposto: 'Alle 12:30'. Lui mi ha guardato e ha detto: 'Allora stai attento, perché a quell'ora l'ombra sarà in mezzo al campo e si farà più fatica a giocare; poi si sposterà verso il fondo e diventerà più facile fare punti con il servizio'. È andata esattamente così. Questo ti spiega che tipo di giocatore sia: nessuno analizza i dettagli e prepara le partite come lui. Avere giocatori come Sinner e Alcaraz è una fortuna immensa per il nostro sport."

Tu che sei un doppista, soffri nel vedere sempre meno volée nel circuito?

"La volée è un colpo che nel singolare sta scomparendo. Ormai tirare il passante è diventato troppo facile, e a rete ci si va quasi solo per prendere il tempo all'avversario o chiudere punti già fatti. Sono convinto però che tornerà di moda, perché il tennis moderno richiede sempre nuove soluzioni. Alcaraz, ad esempio, la usa spesso e con una naturalezza impressionante. Anche Jannik è migliorato tanto in questo fondamentale."

Sinner e Alcaraz sembrano non perdere mai. Non c'è il rischio che vedere sempre la stessa finale diventi noioso?

"In questo momento sono i più forti, ma nei prossimi anni vedremo diversi outsider come Arthur Fils o João Fonseca. C'è anche Mensik, che ha già dimostrato di poter stare a certi livelli. E non dimentichiamoci degli altri italiani: Musetti ha un tennis meraviglioso e può battere chiunque, e Cobolli ha avuto una crescita pazzesca. Mi alleno spesso con Flavio e vi assicuro che la potenza dei suoi colpi è da fuoriclasse."​

Con Cobolli condividi anche la passione per il calcio. Quando vi siete sentiti l'ultima volta?

"Pochi giorni fa. Ci siamo fatti una videochiamata alla fine del primo tempo di Italia-Bosnia per commentare la partita. Eravamo d’accordo sul fatto che sarebbe stata durissima portarla a casa con un uomo in meno. Purtroppo abbiamo avuto ragione."

Rimanendo sul calcio, cosa pensi delle recenti parole di Gravina?

"Onestamente credo che il suo concetto iniziale fosse legato alla differenza di regolamentazione tra il calcio e le altre federazioni, ma si è espresso malissimo, finendo per offendere un’intera categoria. Il problema delle strutture e della mancanza di risorse riguarda tutti gli sport in Italia. Penso a Thomas Ceccon, che ha dovuto lasciare il Paese perché si allenava accanto alle signore che facevano acquagym. Per fortuna, la nostra voglia di migliorarci ci permette di sopperire a queste mancanze."

Sei anche un punto fermo del Doppio Misto con Sara Errani. Che valore ha per te questa specialità?

​"Sara è una grandissima. Vincere agli US Open davanti a ventimila persone sull'Arthur Ashe è stato uno dei momenti più alti della mia vita. Il misto è un'opportunità enorme: oggi i tornei durano di più e se vieni eliminato subito nel singolare o nel doppio rischi di stare fermo 10-15 giorni. Giocare il misto ti permette di mantenere il ritmo partita. Il tennis deve puntare a offrire più gioco agli spettatori, non a rincorrere modifiche strutturali assurde, come quella di togliere la prima di servizio."

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