Usare in Italia un'auto con targa estera ora costa di più

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Con la nuova norma pubblicata in Gazzetta Ufficiale, chi iscrive al Reve un’auto immatricolata all’estero deve pagare anche l’Ipt. Per le vetture più potenti l'onere aggiuntivo può arrivare a diverse migliaia di euro

Giuseppe Biondo

28 maggio - 12:02 - MILANO

È passata quasi sottotraccia la novità introdotta dalla Gazzetta Ufficiale 117 del 22 maggio che riguarda le iscrizioni al Reve, il Registro dei veicoli con targa estera. Eppure è importante, perché introduce un ostacolo (economico) in più per chi usa in Italia un’auto con targa straniera per lunghi periodi. L’obiettivo è quello di continuare a rispettare il principio di libera circolazione europeo ma al tempo stesso scoraggiare il malcostume, piuttosto diffuso in alcune città, di utilizzare auto con targa estera per evitare tasse e multe.

C'È L’IPT PER ISCRIZIONE AL REVE

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Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge numero 88 del 22 maggio, una conversione del decreto legge numero 38 del 27 marzo, chi iscrive al Reve un veicolo immatricolato all’estero, pur in assenza di un passaggio di proprietà vero e proprio, per regolarizzarne la circolazione in Italia deve pagare l’Ipt, l’imposta provinciale di trascrizione di un qualunque passaggio di proprietà. Fino a pochi giorni fa non era dovuta: per iscrivere un’auto al Reve, tra emolumenti Aci e imposta di bollo, si spendevano a una cinquantina di euro. Con l’entrata in vigore della norma invece c’è da pagare anche l’Ipt, che è tutt’altra storia: se per un’utilitaria la spesa aggiuntiva è nell’ordine delle poche centinaia di euro, per le auto potenti e costose si può arrivare a diverse migliaia di euro. Se è vero, insomma, che usare in Italia un’auto con targa estera, tra assicurazione Rc, revisione, bollo ed eventuale superbollo, può ancora essere “conveniente”, l’obbligo di versare l’Ipt all’iscrizione al momento dell’iscrizione al Reve cambia almeno in parte le carte in tavola.

QUANTO "PESA" L’IPT

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L’imposta provinciale di trascrizione è una tassa progressiva, aumenta al crescere della potenza dell’auto. Le vetture sotto una certa soglia pagano relativamente poco: fino a 53 kW, cioè 72 Cv, l’importo è fisso, 150,81 euro. L’importo dell’Ipt per le altre auto è la somma tra la quota fissa vista in precedenza e la quota variabile che è funzione della potenza. Nel migliore dei casi si pagano 3,51 euro per ogni kW eccedente, nel peggiore 4,56 euro per ciascun chilowatt “di troppo”. La normativa infatti concede alle province di applicare fino al 30% di maggiorazione sulla tariffa base di 3,51 euro/kW, facoltà che è stata sfruttata in toto da gran parte delle province italiane: quasi ovunque il chilowatt eccedente costa così 4,56 euro. Ciò significa che in molte province una generica auto da 150 kW (204 Cv) paga circa 600 euro di Ipt, una Porsche Cayenne Gts da 368 kW (500 Cv) più di 1.400 euro o una Ferrari 12Cilindri da 610 kW (830 Cv) quasi 2.700 euro.

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