Un Brasile da piangere. Le lacrime di Neymar, la delusione di Carletto: i perché della disfatta

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La Seleçao ha già sbaraccato il ritiro galattico allestito in New Jersey: altro che Hexa, la sesta stella. Per tutti è già tempo di processi

Piangono tutti. Un mare di lacrime affoga questo Brasile piatto che ieri sera ha già sbaraccato il ritiro galattico allestito qui in New Jersey. Tutti a casa a leccarsi ferite profonde dopo l’eliminazione negli ottavi contro la Norvegia. Altro che Hexa, la sesta stella. Era da Italia 90 che la ‘amarelinha’ non se ne andava tanto presto da una Coppa del Mondo. Noi ci adeguiamo alla ‘tristeza’ generale e vi presentiamo il muro del pianto della Seleção.

neymar

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Raggiunge Thiago Silva nella poco onorevole posizione occupata dagli unici brasiliani che hanno partecipato a 4 Mondiali senza vincere mai. Piange seduto sul prato del MetLife Stadium, e viene in mente quel ‘Chi è causa del suo mal pianga sé stesso’. Imbolsito, lento, appesantito, infortunato. Ma acclamato, idolatrato, preteso, imposto. Ancelotti per un anno non l’aveva mai convocato. L’ha portato al Mondiale a furor di popolo. Era rotto, e hanno fatto finta di non saperlo. L’hanno aspettato. Lui intanto faceva spot e annunci su TikTok, tra nuove paternità, orecchini di brillanti in panchina e balletti. È entrato, non ha combinato nulla, si è fatto ammonire, ha segnato un rigore, ha litigato con Nyland. Poi è scoppiato a piangere. Il Brasile è questo.

casemiro

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Sta per andare all’Inter Miami con Vozinha. Solo che il secondo è stato eroico e grazie alle sue prestazioni ha finalmente monetizzato una carriera di terzo piano. L’ex diga del Real Madrid al contrario in questo Mondiale, il terzo per lui, tutti senza brillare, ha confermato di essere arrivato a fine corsa da un po’. In Brasile nessuno si spiegava la sua presenza tra i convocati, Carlo si è immolato al suo vecchio totem blanco lasciandolo in campo più del dovuto. L’ex ‘Casemito’ è andato in tv ad annunciare che lascia la nazionale, bontà sua, e non ha retto: si è commosso in diretta, singhiozzando senza parole.

endrick

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Un altro mito creato artatamente dalla stampa brasiliana. Grande fatica al Real Madrid, lampi di gloria al Lione, altri stenti in nazionale. Paragoni con Pelé, con Lamine Yamal, con Messi, attorno alla cabala del numero di maglia e degli anni, cose incredibili, povero lui. Il ragazzino con la Norvegia ha l’occasione della vita, servitagli da una magia di Vinicius, e la spreca malamente mostrando limiti tecnici prima che caratteriali: nell’uno contro uno con Nyland sbaglia la decisione e il movimento perché non domina il pallone come dovrebbe fare un ‘craque’. In zona mista si guadagna il rispetto fermandosi a parlare, a spiegare, a scusarsi. Sembra ancora più bambino di quello che è, ha gli occhi lucidi, pieni di lacrime, le trattiene a stento.

bruno guimaraes

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Minuto 79’, esce lui e non Casemiro. E lo fa con una faccia distrutta, affranta, come se sapesse che il Mondiale sta per finire: pochi secondi dopo Haaland segna il primo dei suoi due gol. Bruno era stato il migliore dei suoi nelle prime 4 uscite: 4 assist, creatività e sostanza. Poi l’hanno mandato sul dischetto, lui che si, aveva il 100% dagli 11 metri in carriera ma aveva tirato appena 3 rigori. Una corsa sghemba, la orribile ‘paradinha’, il tiro moscio, le mani di Nyland sulla palla. È andata via la luce. È uscito lui e non Casemiro: andando in panchina Bruno non piangeva, ma quasi. Si consolerà con un più che probabile passaggio all’Arsenal, dove troverà Odegaard.

vinicius

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Seduto sul prato al fischio finale. Carlo Ancelotti cammina lento verso di lui, gli dà la mano e lo tira su. Gli dice qualcosa, poche parole. Il ct era sicuro che questa fosse la Coppa di Vini, ed è stato così, in parte. Unica stella di un Brasile incredibilmente mediocre. Le statistiche hanno mandato sul dischetto Bruno Guimaraes, come se il calcio fosse uno sport di freddezza e non di emozioni. Nel Mondiale delle stelle, Mbappé, Messi, Haaland, Kane e via dicendo, Vini aveva l’occasione di restare seduto a quel tavolo, altro che rigori sbagliati in stagione. Doveva tirare lui, e quando in zona mista è venuto a dire che “È stata una decisione del Mister” aveva la faccia più triste del mondo. Non ha pianto, ma paradossalmente non ne aveva bisogno: le lacrime erano tutte dentro di lui.

i figli di paquetà

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Benicio e Filippo piangevano disperati sulle tribune del MetLife Stadium. La mamma Duda cercava di consolarli. E quando il padre, in tuta, escluso dalla partita con la Norvegia per un infortunio patito col Giappone, li ha visti ha pianto pure lui. Una famiglia in lacrime. L’ex milanista si è rifatto una vita al Flamengo dopo le pene calcistiche e disciplinari europee, e questo Mondiale doveva rilanciare la sua carriera incompiuta. È andata diversamente.

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