Alla scoperta del romagnolo che ha dominato il primo GP della stagione: simpatico, ma riservato, sa fare squadra e al fianco ha sempre papà Vito
È che quando hai un problema, alla fine l’importante è sapersela “sgavagnare”. Ha detto così, Marco Bezzecchi, sabato sera, dopo che in giornata era caduto tre volte, i punti della Sprint Race erano volati via e Marc Marquez non aveva mancato di farglielo notare nelle interviste. Forse il data analyst di Aprilia, Matteo Frison, sarà andato a consultare il quadernetto su cui dall’inizio dell’anno scorso annota tutte le frasi e le sparate del suo pilota. Una specie di vocabolario bezzecchese-italiano. O magari non ce n’è stato bisogno, ché il senso era bello chiaro anche a chi quel verbo, “sgavagnare”, non l’aveva mai sentito. Molti nel team avranno sorriso, pur nell’amarezza della giornata storta. Un bel modo per sdrammatizzare. E alla fine, tutti insieme, pilota e squadra, domenica se la sono più che “sgavagnata”, hanno tirato fuori una gara addirittura trionfale. E’ tutto qui, il Bez.
operzione vestaglia
—
Autoironico, dissacrante, casinista, pane al pane, o meglio: piada alla piada. Eppure professionale, riflessivo, analitico e per nulla sbruffone. Dei tre pilastri della romagnolità secondo il comico Paolo Cevoli – “ignorantezza, patachismo e sburonaggine” – di certo il terzo gli manca: mai farebbe proclami avventati. Un altro esempio del personaggio s’è materializzato nel fine settimana thailandese. L’avete visto sfrecciare nel giro d’onore con indosso la vestaglia da muay thai. Ebbene, prima ancora che un modo di festeggiare è stata una specie di risarcimento. Un modo di scusarsi che dice molto della sua delicatezza e della sua sensibilità. Era successo che all’arrivo a Buriram l’ Aprilia avesse allestito una di quelle gag che poi si spera diventino virali sui social. Un ring, i guantoni e un vero campione della boxe thailandese da sfidare per il Bez e per Jorge Martin. Da due guasconi così chissà cosa ci si sarebbe potuti aspettare. E invece niente, arrivato a bordo ring Marco ha detto che no, avrebbe preferito di no. Si vergognava. Solo che poi si è dispiaciuto, per il videomaker, per Antonio Boselli e lo staff di comunicazione del team che aveva organizzato tutto. E allora si è fatto passare di nascosto la vestaglia da Vito, il suo papà che è sempre nel box con lui. «Se vinco me la metto», lo ha detto solo a lui. Tutti voi l’avete ammirato.
officina e box
—
È nell’apparente contraddizione tra simpatia e riservatezza il fascino di un personaggio come il Bez. Nel suo essere genuino. "Siam gente di campagna, noi", ha detto domenica in un’intervista a Sky. E non c’è niente di affettato. Marco è proprio quello lì, come lo si vede in tv: qualche parolaccia giù di posto gli scappa, e però mai vorrebbe passare per uno sopra le righe. Ha lavorato in officina, ma veramente, alla Centrauto, l’azienda di riparazione camion del papà, a Rimini. Lo ha fatto anche quando era già nel Mondiale, negli anni della Moto3. Sono cose che i meccanici di un team capiscono a pelle. Gli uomini del box Aprilia il Bez lo considerano uno di loro. Lo è stato fin da subito, appena arrivato al primo giorno di test, quando in hospitality ha chiesto di unire due tavoli perché tutto il team fosse seduto insieme. E lo è rimasto, GP dopo GP. A mezzogiorno, tra le sessioni del venerdì, tra le ultime libere del sabato e la gara Sprint, lo vedi seduto di fianco al suo capotecnico, Francesco Venturato, con l’immancabile vaschetta di riso e verdura. Mangia con chi sta lavorando alla sua moto. A differenza di altri piloti non ha bisogno di staccare né di distrarsi. Nell’hospitality casomai va a fine giornata, a far merenda, con la «santa piada», come dice lui.
in famiglia
—
Il rapporto con la sua gente è fondamentale. Ne va del rendimento: Marco è uno di quelli che più sentono la fiducia e più trovano il modo di ripagarla. Tutti ricordano di quando, alla fine di un ottimo 2023 in cui vinse tre gare col team VR46, la Ducati gli offrì la moto ufficiale, seppure marchiata Pramac. E lui disse no, per non lasciare Matteo Flamigni e gli altri tecnici con cui tanto si trovava a suo agio. Anche nelle scorse settimane ha avuto offerte per il 2027, ma siccome dov’è si sente come a casa dev’esser stato ben lieto di aver formalizzato il prolungamento con la gag delle nozze. In cui tutti han visto il simpatico coronamento dell’amore con l’Aprilia, intesa come moto. Ma un matrimonio, si sa, implica anche l’accettazione di tutta una nuova famiglia. Che il Bez è ben lieto di aver fatto sua.



