Dopo 7' partita di fatto chiusa con l'autogol di Shkhiri e la rete di Brobbey. Ora per la squadra di Koeman un accoppiamento insidioso
E’ un peccato che due nazionali forti, capaci di accumulare 7 punti ciascuna nel girone, debbano affrontarsi già nei sedicesimi: Olanda e Marocco meriterebbero di vedersi più avanti, per giocarsi un traguardo importante, perché si stanno dimostrando all’altezza delle rispettive reputazioni. Ma il calendario Fifa impone l’incrocio crudele dopo il più prevedibile dei risultati: la marea oranje, accompagnata da migliaia di tifosi a Kansas City, si è abbattuta sulla Tunisia, che lascia il Mondiale a quota zero e con una differenza reti imbarazzante: -10. Passateci la provocazione: anche volendo, vista la distanza di valori tecnici e di stati d’animo, l’Olanda non sarebbe riuscita a non vincere.
UNO E DUE
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Anzi, si è trovata in vantaggio senza essersi neppure sforzata di capire la partita. Scampato un pericolo dovuto alla distrazione – tiro alto di Gharbi – ha assistito al folle autogol di Shkhiri, capitano della Tunisia che ha racchiuso in un unico episodio il senso di un viaggio disastroso. Il cross, giusto per raccontare bene come è andata, era di Dumfries, che aveva già erogato due assist contro la Svezia e sembra in crescita atletica. Erano passati solo 3 minuti, ancora si sentiva l’eco degli spot e degli inni nazionali. Ma si è capito immediatamente che non ci sarebbe stata corsa. Tanto più che Brobbey, in stato di grazia come mai in carriera, ha raddoppiato già al 7’ salendo a quota 3 nella classifica cannonieri mentre la difesa tunisina osservava inerte lo sviluppo degli eventi. Lì Renard, il coach giramondo chiamato al capezzale della squadra dopo l’1-5 d’esordio contro la Svezia, si è seduto in panchina rassegnato: encefalogramma piatto.
ESPERIMENTI
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E’ stata l’occasione, per Koeman, di oliare il marchingegno: con una sola novità di formazione rispetto alla precedente, Aké in difesa al posto di Van de Ven, l’Olanda ha provato a scuotere Donyell Malen, ancora senza reti ma in leggero progresso. Il 4-3-3 disegnato sul tablet si trasformava in fase di possesso in un 3-5-2 nel quale gli esterni erano Dumfries a Gakpo e le punte centrali appunto il romanista e Brobbey. L’impostazione veniva lasciata a uno dei tre difensori, con Aké che si allineava a Van Hecke e Van Dijk per costruire. Le due mezzali, a turno Gravenberch o Reijnders, fornivano linee di passaggio utili anche in profondità. Nell’ultima parte di gara invece Koeman si è messo 4-4-2, per rispondere alla mossa speculare di Renard, con Kluivert di fianco a Brobbey (poi Depay) e due ali pure come Summerville e Gakpo. Sperimentazioni che possono tornare utili contro il Marocco.
FINE CORSA
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La Tunisia ha avuto un sussulto d’orgoglio, pescando il provvisorio 1-2 con un bel colpo di testa del centravanti Mastouri, perché l’Olanda dopo l’intervallo aveva abbassato il ritmo pensando a gestirsi. Ma si è di nuovo consegnata sul successivo calcio piazzato, come nel caso del secondo gol: stavolta il centrale Van Hecke ha indirizzato il pallone di testa nell’angolo lontano, senza che Ben Slimane riuscisse ad allontanarlo pur toccandolo. Reijnders ha poi colpito una traversa che avrebbe arrotondato il punteggio e gli arancioni avrebbero potuto segnare ancora. Ma non ce n’era bisogno, con il primato ormai in cassaforte.

