Non un daspo della polizia per violenza, ma di un club per critiche offensive alla proprietà
A Yeovil, 47.000 abitanti, 200 km a est di Londra, ci tengono alla disciplina, forse perché tira aria militare. Qui ha sede l’AgustaWestland (elicotteri). Primo comune inglese a proibire le scarpe con le ruote per bambini. Non transige neppure Martin Hellier, proprietario e presidente dello Yeovil Town F. C. che milita in quinta divisione (National League). Il 28 marzo ha fatto recapitare ad alcuni tifosi lettere del genere: “Dear Mr ?, in seguito alla tua condotta sulla piattaforma social X, sei bandito per due anni dalle partite e dalle strutture del club, perché hai creato fratture e un ambiente non consono ai valori e all’immagine della società”.
Due tifosi hanno postato la lettera ed è scoppiato l’inferno. Le critiche sono diventate insulti feroci e il 31 marzo l’imprenditore Hellier ha annunciato dimissioni e messa in vendita del club, denunciando attacchi alla famiglia e rinfacciando i 4 milioni spesi per la promozione in National League. Non un daspo della polizia per violenza, ma di un club per critiche offensive alla proprietà. Se il provvedimento attecchisse in Italia, molti stadi si svuoterebbero. Esagerato come vietare le scarpe a rotelle? Negato il diritto di opinione a chi paga il biglietto? Oppure la legittima richiesta di rispetto di chi ospita tifosi in casa propria e pretende un regolamento condiviso che escluda insulti a moglie e figli? E se fosse il primo passo coraggioso verso una piazza social più civile? Davvero siamo condannati in eterno a vivere in una foresta di haters, dove ognuno può insultare chi vuole, senza freni e senza punizioni? Decidete voi.