Sono i tre goleador del Mondiale: 8 reti Leo, 7 il francese e il norvegese. Chi prenderemmo per la nostra squadra del cuore? Vediamo le caratteristiche
Belli i tempi in cui dopo un Mondiale (o un Europeo) i club italiani partivano alla carica dei grandi campioni. Tempi andati, oggi i nuovi ricchi sono altri e noi dobbiamo industriarci, avere idee: il che non è male per evitare sprechi. Oggi si investe sui semi per avere alberi, non si compra la quercia. Però, potendolo fare… be’, il discorso è oggi sui centravanti. I goleador anzi. Sono loro i protagonisti di questo Mondiale. Cominciando da Harry Kane, più che un 9 per l’Inghilterra: un trequartista, l’uomo squadra. E non solo i big: dal ritrovato Lukaku (decisivo) e Balogun che con Trump non c’entra niente, poveraccio, e aveva giocato un ottimo Mondiale, da Jimenez e Quiñones, coppia fantastica nel Messico, soprattutto il secondo sarebbe da prendere se non guadagnasse petrodollari. Da Saibari, ehm, no, ci ha già pensato il Bayern, al povero Gonçalo Ramos che Martinez non schiera neanche dopo il gol qualificazione, ma lui è già del Milan, ad altri 9, Brobbey, Sarr eccetera. Volendo sognare, per una volta, scegliamo il meglio del meglio. Messi-Mbappé-Haaland. Sì, Messi, perché da qualunque lato la sia voglia vedere, Messi sta facendo il centravanti dell’Argentina. Sono i tre goleador oggi: 8 reti Leo, 7 Mbappé e Haaland. Alle loro spalle Kane a quota 6. Chi è il più forte? Chi prenderemmo per la nostra squadra del cuore?
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Dipende da come giochi, ma la verità è che se hai uno di quei tre, soprattutto di questi tempi, prima lo compri, se puoi, e poi sistemi le decorazioni attorno. Certo, Messi a 39 anni… Però chi rinuncerebbe a lui anche per una stagione? Messi sta facendo il centravanti dell’Argentina iper-blindata di Scaloni. Si gioca con una specie di 4-4-1-1, Lautaro o Alvarez fanno la seconda punta di collegamento con il resto della squadra, di fatto quasi mezzali. E Messi resta davanti, pronto a innescarsi al momento buono. Con l’Egitto per la verità s’è visto un 4-3-1-2 con McAllister un po’ avanzato, ma niente di rivoluzionario. Un finto trequartista, direbbe Spalletti. Una strategia vincente, non si può chiedere a Leo di fare il 9 a tutto campo, deve essere al massimo nei momenti giusti come contro l’Egitto, gol e assist. Senza eguali. Non può fare più il 10 che partiva dalla trequarti dribblando mezza squadra. Oggi è un vero 9, anche perché il suo senso del gol è sempre stato da 9. A un’età impossibile sta giocando un altro Mondiale disumano. Ci sono ancora tre partite, questo l’unico dubbio residuo, e l’Argentina sta un po’ boccheggiando. Ma senza Messi sarebbe persa. Il 9 maradoniano.
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In senso assoluto, non se la prendano gli altri, anche per questione di età, il più forte non può che essere Kylian Mbappé, 27, una volta l’età perfetta, ideale, prima che oggi si fosse fenomeni a 17 (Yamal) o a 39 (Messi). Mbappé è quello che si avvicina al club degli “Illuminati”, alla dimensione in cui giocano Messi e Pelé, Maradona e Cruijff e Di Stefano, senza raggiungerli perché non ha il genio puro. Ma è un fenomeno anche di continuità. Terzo Mondiale, due finali, oggi un quarto con vista sulla semifinale. In 19 partite 19 gol. Qui in America a quota 7, uno sotto Messi. Sempre il protagonista. A destra nel 2018, a sinistra nel 2022, oggi centravanti. Appunto, centravanti a modo suo, attaccante da tutto il fronte offensivo, veloce, potente, scatto irresistibile, tiro alla Riva, forse gli manca il colpo di testa e, ogni tanto, non è proprio letale. Ma (si) crea così tante azioni… Unico riferimento: Ronaldo il Fenomeno. Un altro che con Platini e Beckenbauer e Zidane e pochi altri sta nella categoria appena sotto gli Dei. In passato Weah, Drogba, Henry, Sheva, Stoichkov, Riva, Eusebio, se vogliamo Pelé era così. Il 9 totale.
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Da quello totale a quello di una volta, quando gli uomini erano uomini, i cavalli erano cavalli, tanto per citare un vecchio luogo comune, e i centravanti erano centravanti. I numeri 9. I bomber. Quelli che in aria gli passavi la palla, se ne impossessavano con il fisico, mezza girata, baricentro basso a dare equilibrio e, bum!, rete che si gonfiava. Erling Braut Haaland, sì, risposta esatta. Già nel nome, Braut, si sente lo sturm und drang. Il 9 del futuro che è ormai presente, l’evoluzione della specie, l’androide di 1,95 per oltre 90 chili, un tempo avrebbe fatto fatica a muoversi armonicamente uno così: oggi si collega alla squadra, parte in velocità come fosse un’ala, per marcarlo devi prima girargli attorno. Non ha la tecnica di 9 più brevilineo, sennò sarebbe da studiare, ma una potenza naturale che Guardiola gli ha affinato al City. Anche lui 7 gol come Mbappé, appartiene alla categoria di Batistuta, Gerd Muller, Lewandowski, Vieri, Shearer, Suker, Papin, anche se con un po’ di muscoli in più. Il gol in cassaforte. Giocare per lui, sempre. Ma anche lui gioca per noi. Il 9… 9.
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Qui in America manca il tipo 9 piccolo d’area, quello dei gol di rapina, si diceva, alla Paolo Rossi, alla Romario che aveva una classe da 10, alla Raul, un po’ fuori moda nel calcio molto fisico. Magari tornerà alla ribalta. Ma lo slogan del Mondiale 2026 resta lo stesso: dove vai se un centravanti non ce l’hai (tranne l’Argentina, a quanto pare)? A voi la scelta: Mbappé, Haaland o Kane? Urne aperte.

