E' un percorso che si prospetta a ostacoli e tra diverse incognite quello che si prevede per la riforma della legge elettorale dopo che ci sarà stato il primo via libera di Montecitorio. Soprattutto se la maggioranza vorrà tentare quella che è stata presentata come una possibilità anche dal presidente del Senato Ignazio La Russa, ovvero una modifica chirurgica che reinserisca a Palazzo Madama le preferenze ma evitando la roulette del voto segreto.
TEMPI STRETTI IN AUTUNNO - Se il centrodestra a settembre, quando il testo entrerà più nel vivo, deciderà per questa opzione si dovrà, comunque, poi tornare a Montecitorio per la terza lettura nella quale si ripresenterebbe il problema dello scrutinio non palese. Al netto della possibile scelta del governo di ricorrere al voto di fiducia: una possibilità alla quale è stato fatto ricorso - si è ripetuto più volte dalla maggioranza - anche da governi di centrosinistra, ma che è stata sempre considerata come una extrema ratio.
LA TAGLIOLA DEL VOTO - Il tutto, comunque, con tempi più ristretti in particolare se si cercasse di evitare di arrivare a una modifica della legge a meno di un anno dalla scadenza della legislatura. Non c'è una regola vincolante su questo, ma la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (Cedu) ha raccomandato agli Stati di non modificare il sistema elettorale nei 12 mesi precedenti il voto.
IL NODO DELLA CONSULTA - Se invece si optasse per mantenere il meccanismo previsto con liste bloccate nei collegi plurinominali e listini circoscrizionali per il premio, esiste la possibilità, paventata da alcuni costituzionalisti, di rilievi da parte della Consulta. Che potrebbe, secondo alcuni, agire con una sentenza additiva, facendo tornare in campo le preferenze. Dopo l'approvazione della legge diversi comitati hanno già fatto sapere di essersi attivati per ricorrere alla Corte Costituzionale. Da capire, però, se ci saranno i tempi per acquisire una sentenza.
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