Tra amarcord e primarie, in 200 al 'Dc pride'

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Fra amarcord e primarie, ma più amarcord. A cinquant'anni dal Congresso che confermò Benigno Zaccagnini alla segreteria, un paio di centinaia di democristiani (di allora e di oggi) si sono dati appuntamento a Roma, al Salone delle Colonne dell'Eur. Un Dc pride per "rivedersi tra vecchi amici, per ricordare un passo comunque importante di storia della Dc e del Paese". Fra loro, esponenti della corrente di Zaccagnini, come il senatore Pd Dario Franceschini, ma anche gli avversari interni dell'epoca, come l'altro senatore eletto col Pd Pierferdinando Casini, allora forlaniano, o l'andreottiano Beppe Fioroni.

'impegno era a riguardare ciò che fu: la Balena Bianca. Ma un po' l'attualità si è infiltrata. Se non altro perché hanno risposto all'invito anche Ernesto Maria Ruffini, promotore dei comitati 'Più Uno' già in campo per le primarie, e l'ex capo della polizia Franco Gabrielli, suo malgrado tirato in ballo ogni volta si parli di nuova forza centrista o di Margherita 4.0. "Questo incontro - ha però sottolineato Franceschini - non vuol avere connotazioni politiche attuali. Riguarda la memoria". Come a mettere a verbale: qua non ci occupiamo di campo largo e leadership. "Un giorno - ha ricordato Franceschini - padre Sorge mi disse: noi dobbiamo essere il sale della terra, non difendere la saliera".

C'era quindi anche una tarda voglia di pacificazione, la volontà di rimettere seduti attorno a un tavolo "quelle anime della Dc - ha aggiunto l'ex ministro - che per anni si sono accusate reciprocamente di aver tradito andando con i comunisti o con la destra. Vorrei che questa giornata segnasse la fine di queste accuse e insieme ci mettessimo orgogliosamente a difendere la grandezza della storia della Democrazia Cristiana". Quel congresso del 1976 finì all'alba del sesto giorno e fu carico "di colpi di scena - ha raccontato Roberto di Giovan Paolo in un articolo su Ytali - La candidatura anti-Zac di Forlani, decisa alla mezzanotte dell'ultimo giorno utile; la gazzarra, le risse tra delegati sedate dai probiviri, gli slogan, le urla e Bella ciao cantata a squarciagola dai delegati al termine della replica finale di Zaccagnini". Il ricordo di quelle ore è ancora fresco nelle memorie di chi c'era. E nel portato di chi è arrivato dopo. Perché all'Eur si è ritrovata la Dc di destra, di sinistra e di centro.

In ordine sparso di tempo e di incarichi, e senza pretesa di completezza: Bruno Tabacci, Carlo Giovanardi, Lorenzo Cesa, Gianfranco Rotondi, Vincenzo Scotti, Calogero Mannino, Leoluca Orlando, Pierluigi Castagnetti, Simone Guerini, Giovanni Bachelet, Enzo Scotti, Peppino Gargani, Carlo Fracanzani, Angelo Sanza, Sergio D'Antoni. E diversi figli e figlie dei dirigenti di allora: Zaccagnini, Andreotti, De Mita, Forlani... Vuoi la lontananza dei fatti, vuoi le età, vuoi il potere che non logora quasi più, il risultato pacificazione è stato raggiunto. Complice il buffet finale, complice l'inizio di ogni rito democristiano: la messa. E complice anche l'effetto bianco e nero di un collage di immagini e trasmissioni confezionato da Gianni Minoli con Giuseppe Sangiorgi e Marco Frittella, che ha dato il peso di un tempo ormai passato. Per dire, sulle pareti rotonde della sala ha sfilato anche lo storico scambio a distanza a "Mixer" fra Gianni Agnelli e Ciriaco De Mita: con un certo distacco, l'avvocato definì il democristiano un "intellettuale della Magna Grecia". Con ironia, De Mita lo ripagò dandogli del "mercante moderno". A suggellare la reunion, l'inno storico della Democrazia Cristiana: "O Bianco Fiore". Chissà da quanto non risuonava in un salone così, fra tappeti e pareti di marmo.
   

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