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La recente spaccatura tra l'Uruguay e il Loco Bielsa è solo l'ultimo capitolo di una lunga storia: dalle autogestioni dell'Argentina al caso Saipan in Irlanda, fino ai dialoghi Anelka-Domenech che finirono in prima pagina spaccando la Francia nel 2010
Cominciò con la luna sul posto e finì con un fiume di inchiostro. Ogni ammutinamento possiede i crismi di una storia sbagliata, una di quelle “da dimenticare e non raccontare”: un grumo di polvere così fastidioso che sarebbe meglio tirarlo giù sotto il tappeto e zac, festa finita. Non fosse che l’ammutinamento, specialmente quando la nave si imbatte nel mare aperto del Mondiale, diventa di pubblico dominio in un batter d’ali di farfalla: come quello fra Bielsa e i senatori uruguagi, convinti di potersi ergere ultimi baluardi contro il fallimento in terra americana. Di ammutinamenti è piena la storia: qualcuno creò la fronda sui giornali, e anni dopo ne ha potuto apprezzare una rivisitazione comodamente seduto a teatro. Qualcuno esautorò l’allenatore per direttissima e proclamò l’autogestione. Qualcuno era antiautoritario perché il presidente del Togo non era una brava persona. L’ammutinamento abbraccia cento (e più) anni di calcio e ci ricorda, se mai ce ne fosse bisogno, che nulla viene per caso: l’etimo, del resto, parla francese come il Masaniello più famoso del pallone, Nicolas Anelka. Colui che finì in prima pagina asserendo che la madre del suo ct praticasse da sempre il mestiere più antico del mondo.



