Il regista ha ricevuto il Premio alla Carriera dal festival del cinema sui Cammini: "Per me Fellini era un dio".
Terry Gilliam ha inaugurato il Monde Fest, il festival del cinema sui Cammini che fino al 31 maggio anima Foggia, trasformando il Teatro Giordano in un piccolo tempio della cinefilia. Platea gremita, pubblico in delirio, risate continue: l’ex Monty Python ha regalato un incontro che è stato insieme lezione di cinema, stand-up comedy, autobiografia surreale e affettuosa celebrazione di una carriera irripetibile. A condurre la conversazione Silvia Bizio, a consegnargli il premio alla carriera il direttore artistico Luciano Toriello, a conquistare la sala la sua voce, il suo ritmo, la sua ironia.
Gilliam ha cominciato dagli inizi, con quella sincerità disarmante che è sempre stata la sua cifra. “Il trucco nella mia vita è che non sapevo cosa volevo fare, ma sapevo di voler andare via da Minneapolis”, ha raccontato. “Non ho mai avuto un piano preciso. Sapevo solo che volevo scappare dalla mia città”. Da lì New York, l’incontro con John Cleese, e poi Londra, dove Cleese lo introdusse al gruppo che avrebbe cambiato la storia della comicità: i Monty Python. “Alla BBC eravamo in totale controllo di quello che facevamo. All’epoca in Inghilterra c’erano soltanto due canali televisivi e, nonostante tutti gli sforzi della BBC per tenerci lontani dalla programmazione principale, diventammo molto popolari. Ed è per questo che oggi sono qui seduto davanti a voi”.
Il pubblico ride, applaude, si lascia trascinare. Gilliam si definisce “egoista”, ma nel senso più creativo del termine: “Volevo fare cose che mi entusiasmassero. Così ho sempre fatto nel corso della mia vita”. E quando parla di Brazil, il film che lo consacrò come autore visionario, torna il suo spirito anarchico: “Non avevo una vera carriera e, per attirare l’attenzione, ho comprato una pagina su Variety e ho scritto: ‘Caro Sid Sheinberg, quando farai uscire il mio film? Firmato: Terry Gilliam’. Se avessi avuto una carriera, probabilmente quella sarebbe stata la sua fine”.
Poi arriva il capitolo italiano, quello che il pubblico ama di più: Il Barone di Münchhausen, Cinecittà, Dante Ferretti, Gabriella Pescucci, Giuseppe Rotunno. “Ero soltanto un giovane americano che si ritrovava a lavorare con un budget più grande di qualunque film che Fellini fosse mai riuscito a mettere insieme. Per me Fellini era un dio”. E qui arriva uno degli aneddoti più irresistibili: “Avevo sistemato il mio ufficio dentro quello di Dante Ferretti. Un giorno non riuscivo a uscire perché stavano girando proprio davanti alla porta. C’era Marcello Mastroianni vestito da mago. Tutte le cineprese puntate verso di lui e verso la porta del mio ufficio. Ridevo da morire: Federico stava girando il suo film impedendomi di uscire. È stato uno dei momenti più belli della mia vita”.
Gilliam racconta anche la follia produttiva del film, i budget che lievitano, gli organizzatori generali licenziati uno dopo l’altro, la scena della Luna che rischia di far saltare tutto. “Alla fine abbiamo usato i meravigliosi disegni di Dante Ferretti, li abbiamo colorati ad acquerello, ritagliati e montati su strutture di legno. Sul set hanno dato una resa fantastica”. E poi la storia del Re della Luna, che doveva essere Sean Connery: “Quando seppe che la sequenza sarebbe stata ridimensionata, perse interesse. Per disperazione tagliai tre zeri dal numero delle persone sulla Luna: da duemila a due. Sean disse ‘Arrivederci’ e se ne andò. Per fortuna Robin Williams era un grande fan dei Monty Python e accettò di interpretare il Re della Luna”.
È un flusso continuo di ricordi, invenzioni, incidenti trasformati in opportunità, incontri che diventano svolte. Il pubblico lo segue, ride, si commuove, riconosce in lui non solo il regista visionario, ma l’artigiano del cinema che ha attraversato mezzo secolo senza mai perdere la sua libertà. Monde Fest gli ha consegnato un premio alla carriera, ma la sensazione, ascoltandolo, è che Gilliam non abbia mai davvero smesso di cominciare. Ogni film, ogni aneddoto, ogni follia produttiva è un nuovo inizio.





