tra parentesi
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Derby e Internazionali potevano trasformare Roma nella capitale globale dello sport. Invece hanno acceso una guerra di orari e audience, quasi che per sopravvivere dovessero fagocitare l'altro...
In un mondo ideale, o anche solo normale, gli Internazionali di Roma e il derby avrebbero potuto diventare un’occasione straordinaria di collaborazione simbolica: una città invasa dallo sport, due eventi giganteschi a pochi metri di distanza, tifosi e appassionati che attraversano Roma respirando energia, passione, identità. Avrebbero potuto... Invece il dibattito si è ridotto agli orari, all’ordine pubblico, alla paura di fare brutta figura a reti unificate, e alla lotta per qualche punto di share. Quasi che uno sport debba necessariamente mangiarsi l’altro per sopravvivere. Ormai inutile ricordare la lunga catena di errori: quello originario è della Lega che ha ignorato la data della finale del tennis decisa secoli addietro. D’altra parte, però, non è esaltante vedere il prefetto, colui che deve garantire la sicurezza, prima arrendersi alla sola idea di gestire due eventi assieme, derogando anche al suo stesso principio che il derby di Roma non si debba giocare di notte, per poi ripensarci per la paura degli ultras fuori dallo stadio.



