Fabio Caldato: "Per quanto riguarda le utilities, esse offrono un buon dividendo e solidità in un contesto, come quello attuale, di tassi in calo"

03 aprile 2025 | 16.28
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Dazi e tensioni commerciali? Alcuni settori vanno comunque a segno. Le telecom europee si possono rafforzare tra consolidamenti e 5G già fatto. Le utilities offrono solidità e cash flow in un mondo a tassi in calo. Biotech giù di prezzo, ma carico di potenziale: entry point perfetto. Fabio Caldato, Portfolio Manager, AcomeA Sgr, sottolina all'Adnkronos che "due settori che potrebbero svolgere un ruolo di 'porto sicuro' nelle prossime settimane: ovvero telecom europee e utilities". Entrambi i settori, dice, "si rivolgono de facto internamente alle geografie in cui operano e il grosso degli investimenti tecnologici per i primi (rete 5G) è stato fatto". In Europa, sempre in ambito telecom, "abbiamo poi una spinta alla razionalizzazione dell’offerta che dovrebbe favorire il consolidamento e i margini. Per quanto riguarda le utilities, esse offrono un buon dividendo e solidità in un contesto, come quello attuale, di tassi in calo".
C'è poi un tema, poco evidenziato recentemente, come quello delle biotech: "Esse - dice Caldato - hanno sofferto forti cali a causa di una possibile rivisitazione al ribasso dei finanziamenti governativi Usa e offrono ora interessante entry point per l’investitore che abbia un orizzonte temporale di medio termine". Vista la difficoltà tecnica nell’individuare i farmaci prospettici, dice, "risulta prudente prendere una posizione attraverso fondi o Etf. Scendendo in analisi dai settori ai nomi singoli, aggiunge Caldato, "in ambito telecom citiamo in primis Tim, dove le stelle si stanno lentamente allineando, con l’ingresso di un azionista “amico” come Poste e la prospettiva di merger con Iliad; lato utilities la nostra preferenza va alla tedesca Rwe, il cui management è recentemente diventato più razionale nel capital allocation, tagliando gli investimenti e aumentando il buy back", sottolinea.
L'imposizione di dazi del 25% da parte degli Stati Uniti sulle importazioni europee avrà ripercussioni significative sia a livello europeo che italiano, influenzando diversi settori industriali e l'andamento dell'inflazione. Secondo il Kiel Institute, i dazi statunitensi potrebbero causare una contrazione del 15-17% delle esportazioni europee verso gli Usa, determinando una riduzione del Pil dell'Ue dello 0,4%. "Eventuali misure di ritorsione da parte dell'Ue - sottolinea all'Adnkronos Francesco Fiorese, partner di Simon Kucher e esperto in materia - potrebbero amplificare l'impatto negativo, portando a una diminuzione del Pil europeo fino allo 0,5% e a un aumento dell'inflazione di circa 0,5 punti percentuali nel breve termine".
L'Italia, con esportazioni verso gli Usa pari a 65 miliardi di euro nel 2024 (oltre il 10% del totale), risentirà altrettanto dei dazi. "Secondo molteplici studi - dice Fiorese - alcuni dei settori più colpiti saranno il farmaceutico (con stime di una possibile perdita che potrebbe avvicinarsi al miliardo di di euro), la Cantieristica (dove la possibile perdita stimata sarebbe di quasi 300 milioni di euro), oltre al settore dei semiconduttori, dell’auto, la manifattura e il comparto del food&beverage". In termini macroeconomici, Confindustria prevede che una forte escalation protezionistica potrebbe portare a una contrazione del PIL italiano dello 0,4% nel 2025 e dello 0,6% nel 2026. "È assodato - dice Fiorese - che l'aumento dei dazi incrementerà i prezzi dei beni importati, contribuendo a un rialzo dell'inflazione non solo in Usa ma anche in Europa e in Italia. La Banca Centrale Europea stima che tali misure potrebbero far salire l'inflazione di circa 0,5 punti percentuali nel breve termine".
Fiorese chiosa che l’Europa ha già dichiarato di voler reagire, non solo con contromisure comparabili ma soprattutto con maxi-investimenti che porteranno ad investire nelle infrastrutture oltre che nell’ambito della difesa. "Da ciò derivano - conclude - stime migliorative sulla crescita economica Europea, grazie anche a un consolidamento della crescita del Pil tedesco nei prossimi anni". (di Andrea Persili)
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