Targhe straniere, obbligo di assicurazione italiana? Cosa cambia

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La bozza presentata dal governo mette un freno all’utilizzo di vetture immatricolate all’estero, in particolare in Polonia, imponendo l’obbligo di copertura con un’impresa italiana o autorizzata a operare in Italia. Cosa che farebbe venir meno i vantaggi economici derivanti dal minor costo delle polizze

Emilio Deleidi

21 agosto - 11:48 - MILANO

Il fenomeno è sotto gli occhi di tutti: in Italia circola un numero elevato di auto con targa straniera. E non si parla dell’invasione estiva di turisti, sempre benvenuti nel nostro Paese, ma di vetture utilizzate regolarmente da cittadini italiani che si avvalgono di questo escamotage per risparmiare sui costi assicurativi, esorbitanti in certe zone d’Italia, e per cercare di sottrarsi al pagamento delle multe. Basta qualche numero a confermare la diffusione di questa pratica: secondo i dati Aci, sono oltre 68 mila solo i veicoli (tra auto e motocicli) che circolano muniti di targa polacca, con una concentrazione particolare nell’area di Napoli e della Campania, dove è risaputo che i premi assicurativi hanno raggiunto da tempo livelli insostenibili per i residenti. Una parte di queste vetture appartiene a soggetti o a società estere che hanno necessità di operare nel nostro Paese, ma si tratta sicuramente di una minoranza: in tutti gli altri casi, si può parlare di “esterovestizione”, cioè di una soluzione praticata a fini prevalentemente assicurativi. Con qualche rischio, visto che, secondo i dati dell’Uci (l’Ufficio centrale italiano che gestisce le assicurazioni internazionali dei veicoli), nel 2025 il 43% dei sinistri con mezzi dotati di targa polacca è stato causato da veicoli privi di copertura assicurativa, cosa che avrebbe costretto il fondo di garanzia di quel Paese, analogo a quello italiano chiamato a intervenire in questi casi, a erogare risarcimenti per oltre 4 milioni di euro. Ecco perché il governo ha deciso di intervenire, dedicando un articolo della bozza di modifiche al Codice della strada proprio al tema della copertura assicurativa dei veicoli con targa estera.

come cambia la norma

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Premessa: il governo si muove sulla base di una legge delega del novembre del 2024, con la quale il Parlamento gli ha affidato il compito di riscrivere e ammodernare il Codice della strada, indicando tra le questioni da risolvere anche quella dell’assicurazione dei veicoli con targa straniera. L’attuale articolo 93-bis del Codice prescrive che, quando la disponibilità di un veicolo da parte di una persona residente o di una società con sede in Italia supera i 30 giorni, anche non continuativi, nel corso di un anno solare, debba essere registrato al Reve, il Registro dei veicoli esteri, istituito presso il Pra (il Pubblico registro automobilistico gestito dall’Aci), versando la relativa Ipt (Imposta provinciale di trascrizione). Anche per questi veicoli vige ovviamente l’obbligo di assicurazione per la Responsabilità civile, ossia per i danni causati a terzi (e non per coperture accessorie come furto e incendio, danni ambientali, ecc., che sono sempre facoltative). Tuttavia oggi la copertura può essere documentata mediante la carta verde, il documento che dimostra la validità dell’assicurazione stipulata in un certo Paese europeo anche quando il veicolo viaggia all’estero, oppure con una polizza temporanea di frontiera o, ancora, con il contratto di una compagnia operante in Italia. La bozza di modifiche al Codice afferma invece che "dopo l'iscrizione nel registro Reve, l'obbligo di copertura assicurativa è assolto mediante la stipula di un contratto con un'impresa di assicurazione autorizzata in Italia ovvero con un'impresa di assicurazione italiana". La differenza può sembrare sottile, ma è fondamentale, perché esclude la validità di polizze stipulate da società straniere che operano nel loro Paese d’origine, per esempio la Polonia, e che estendono la copertura ai propri assicurati quando il veicolo viaggia all’estero, senza però essere imprese italiane o ufficialmente autorizzate a operare e a sottoscrivere contratti in Italia. Nulla, dunque, vieterà di circolare con un veicolo con targa estera, ma se quest’ultimo è iscritto al Reve e viene utilizzato stabilmente in Italia, la relativa assicurazione dovrà essere fornita da un’impresa italiana o autorizzata a operare in Italia, quindi anche con sede in altro Stato europeo perché il diritto comunitario prevede  la possibilità di assicurare un veicolo con un’impresa di un altro Stato membro dell’Unione, purché autorizzata a operare nel Paese interessato. Questo cambiamento normativo potrebbe porre fine ai vantaggi economici (consistenti) derivanti dal fatto di utilizzare un’auto con targa straniera, soprattutto polacca, assicurata con una compagnia che opera nel solo Paese di origine e che estende la propria copertura all’estero (con la carta verde, così chiamata per il colore che aveva un tempo): i premi delle imprese italiane o di quelle straniere autorizzate a operare in Italia non dovrebbero essere più così convenienti da indurre gli automobilisti a utilizzare l’escamotage della targa estera. Ci sono però ancora due aspetti da considerare. Il primo riguarda l’iter legislativo della bozza, che fino al 13 settembre è sottoposta alla consultazione delle parti interessate e potrà essere oggetto di modifiche in corso d’opera, prima di affrontare il percorso di approvazione parlamentare; il secondo, invece, concerne proprio l’articolo riguardante le coperture assicurative, che potrebbe suscitare qualche rilievo di legittimità rispetto alle direttive europee in tema di libertà di prestazione dei servizi assicurativi e di circolazione transfrontaliera delle coperture, in linea di principio tutelata dall’Ue. Un tema che dovrà essere vagliato giuridicamente per evitare possibili contestazioni future in sede comunitaria o eventuali ricorsi alla Corte di giustizia europea.

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