Tajani e il cappello 'Maga', polemiche e sfottò tra i poli

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Quel che è normale negli Stati Uniti di Donald Trump lo è un po' meno nella vecchia Europa. In Italia non è passata inosservata l'idea di consegnare un bel cappellino rosso Maga con la scritta 'Make America Great Again' a tutti i partecipanti alla riunione del Board of Peace di Washington. I social si sono immediatamente scatenati con le immagini del ministro degli Esteri Antonio Tajani, lì a rappresentare l'Italia nel ruolo di "osservatore", che si aggirava con il cappellino in mano (in molti lo hanno indossato).

Più lenti i media mainstream e soprattutto la politica che oggi si è esibita in una polemica tra i due poli, a tratti divertente, che inevitabilmente ha investito il titolare della Farnesina. Il rosso Maga è un colore forte e in molti hanno segnalato l'imbarazzo di Tajani, alcuni con umorismo, altri con durezza, come Angelo Bonelli di Avs: "Il nostro ministro degli Esteri che entra nel Board col cappello Maga è un'oscena rappresentazione teatrale", ha osservato. Alle critiche anche di Italia Viva - "Siamo passati dal cappotto liso e la schiena dritta di De Gasperi al cappellino in mano e la schiena piegata di Tajani", ha scritto il senatore Enrico Borghi - ha reagito il portavoce di Forza Italia, Raffaele Nevi, che ha difeso il suo ministro: "Premesso che è anche una questione di educazione istituzionale, secondo i poco ravveduti esponenti di Italia Viva, se si riceve un dono da un capo di Stato o primo ministro bisognerebbe rifiutarlo?". E poi ha tirato in ballo Matteo Renzi, chiedendogli di avere "il coraggio di metterci la faccia" e ricordandogli la sua amicizia con Tony Blair, relatore al Board, e con il principe saudita Bin Salman.

Un attimo ed ecco che si è materializzato Renzi: "Tajani è sempre più imbarazzante". E poi, caustico: "Io alla Casa Bianca sono stato tante volte ma mai con il cappello in mano - pardon - mai con il cappellino in mano. Abbiamo un governo che voleva essere patriota ed è subalterno a Trump, ai Maga, a chi mette dazi illegali contro le nostre aziende. Noi a testa alta, loro col cappellino in mano". Poteva finire qui? Certamente no. Maurizio Gasparri ha controreplicato: "C'è chi il cappello non se lo mette in nessuna occasione e chi, come Renzi, se lo toglie per farselo riempire di soldi altrui". 
   

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