Il decreto Ucraina verso l'Aula, ipotesi di voto di fiducia

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Il governo valuta di blindarsi anche al Senato sul decreto Ucraina. Il testo che proroga il sostegno a Kiev, anche con mezzi militari, si appresta ad approdare in Aula a Palazzo Madama a metà della prossima settimana, e l'esecutivo, secondo quanto viene spiegato da fonti di maggioranza, sarebbe orientato a porre la questione di fiducia come già fatto alla Camera. In quel caso la scelta, nonostante sul provvedimento storicamente ci sia un sostegno anche di parte dell'opposizione, era maturata anche dopo l'adesione di tre deputati a Futuro Nazionale di Roberto Vannacci. I tre, alla fine hanno votato sì alla fiducia al governo ma no al provvedimento. Ma al Senato, sulla carta, la questione è meno complessa almeno per due motivi: il voto di fiducia e quello sul provvedimento sono contestuali ed è dunque impossibile fare una scelta di voto disgiunto e inoltre non sono presenti senatori 'futuristi', che abbiano aderito ufficialmente a FnV. Una blindatura, comunque, viene messa in conto anche questa volta.

La Lega, ad ogni modo, al di là della fiducia, voterà si al provvedimento dal quale, almeno nel titolo, è stato tolto il termine 'militari' e che arriva, a pochi giorni dal quarto anniversario dell'invasione russa. A ricordare la scadenza molti esponenti politici con il leader di Azione Carlo Calenda che si è recato nella capitale ucraina. "Dopo 24 ore di viaggio - racconta - di cui le ultime 12 su un treno, a Kiev ci aspetta subito il nostro primo attacco aereo - ha scritto sui social - La città é avvolta da un buio mai visto prima. L'energia scarseggia a causa dei continui attacchi e all'interno delle abitazioni si registrano anche i 4 gradi". Il deputato di +Europa, Benedetto Della Vedova sarà invece a Odessa nei prossimi giorni. Diversi parlamentari - tra gli altri una delegazione Dem e una di Iv - intanto hanno partecipato alla manifestazione organizzata a Roma a sostegno del popolo ucraino.

 Il voto sul decreto Ucraina dovrebbe arrivare al Senato dopo quello sul Milleproroghe. Il governo ha posto la fiducia sul provvedimento alla Camera venerdì scorso e domani ci sarà la chiama ed entro martedì ci sarà il via libera di Montecitorio. Al Senato è previsto un esame rapidissimo e l'ok finale. Intanto alla Camera sono stati trasmessi i decreti bollette e Pnrr.  Rimane invece ancora fuori dai radar il pacchetto sicurezza varato in Consiglio dei ministri quasi 20 giorni fa. Il decreto e il ddl sarebbero ancora fermi alla Ragioneria per la bollinatura e non sarebbero, dunque, ancora arrivati alla presidenza della Repubblica. Il nodo aperto però non è meramente di copertura. E nei giorni scorsi anche dalla maggioranza è stato spiegato che sono in corso approfondimenti normativi. "Sono misure delicate - ha osservato il portavoce azzurro Raffaele Nevi di recente - e se ci stiamo prendendo un po' più di tempo è per fare un lavoro serio e approfondito, anche perché sono in corso valutazioni su alcuni profili di costituzionalità". Nodi, evidentemente ancora da sciogliere. Una volta avuto l'ok per la trasmissione al Parlamento l'ipotesi che finora era stata messa sul piatto era che il decreto partisse da Palazzo Madama e il disegno di legge da Montecitorio. 
   

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