Sua altezza Suigo: "Sono 2.21, dicono che mangio pane e righelli e vado al draft Nba sognando Jokic"

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Dopo un anno a Belgrado, l'azzurro si è dichiarato per il draft di giugno ma può ancora scegliere il college: "Avevo smesso di giocare, poi quando morì mia madre mio padre mi iscrisse di nuovo a basket per tirarmi su di morale"

Giuseppe Nigro

Giornalista

24 aprile 2026 (modifica alle 09:40) - MILANO

Un giocatore così l’Italia non ce l’ha mai avuto. Da un po’ anche il mondo se n’è accorto e gli sta aprendo le porte: a 18 anni Luigi Suigo è andato in Serbia, a 19 è pronto per gli Stati Uniti. Con due strade davanti. In questi giorni si è dichiarato eleggibile per il Draft Nba del 23-24 giugno. Può ritirarsi entro il 13 giugno, poco più di un mese e mezzo per capire se potrà entrare tra le prime 15-20 scelte, o comunque una chiamata al primo giro con un programma di sviluppo cucito su misura per lui. Oppure, e non è un ripiego ma un’alternativa vera già adesso, un percorso di alto profilo in un college di livello tra quelli che ha alla porta, per entrare in contatto col basket Usa e presentarsi al Draft 2027 per una scelta più alta. 

Il potenziale, spaziale, ha già iniziato a fare breccia nella realtà: un unicorno di 221 centimetri, e l’altezza come noto non si insegna, capace col talento e col lavoro di declinare su un corpo unico, e armonico, la rapidità dei piedi, la dolcezza dei polpastrelli, una comprensione del gioco sopra la media al di là dell’abilità nel passaggio. Non le doti del vostro normale “grande centro”. E infatti, perché quella lontano dal ferro non resti la sua unica dimensione, sta lavorando per aggiungere durezza e intensità per le battaglie d’area con chi ha più chili e atletismo. "Il palleggio, il tiro - racconta lui stesso su cosa sente di voler lavorare -. Ma in particolare mi sto accorgendo che devo lavorare sulla velocità di piedi, ad alto livello trovo avversari più rapidi. E sicuramente devo migliorare nella fisicità, nella capacità di reggere di più i contatti". 

CHE STORIA

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E pensare che proprio per i piedi poteva non diventare mai un giocatore di basket. Per raccontarlo Suigo apre l’album di famiglia, e il cuore: "Mio papà è due metri: ha cominciato a giocare tardi, a 17 anni, ha il record di velocità per uscita per falli! Mia mamma era 1.80, l’ho persa quando avevo 11 anni: a 7, per un problema che avevo ai talloni, volle che smettessi di giocare per paura che mi facessi male. Quando è morta era dicembre, a gennaio mio papà ha deciso di iscrivermi di nuovo a basket anche per tirarmi su di morale: non potevo crederci che ricominciavo, mi ha aiutato a non pensare a quello che era successo". Parlantina brillante, con l’altezza “SuiGoat” ha un buon rapporto: "Ottimo. La battuta più bella me l’ha fatta un ragazzo che mi ha fermato una volta in giro: ‘Cosa mangi a colazione per essere così alto, pane e righelli?’". Da sempre tifoso di basket ("Di Varese. Quando mi hanno chiamato a giocare lì è stato bello"), i suoi idoli raccontano tanto: "Il primo da piccolo James Harden: mi faceva impazzire ogni volta che segnava in step back, al campetto provavo a emularlo e così ho imparato a farlo. Anche pensando al giocatore che sarei voluto diventare, a 14 anni volevo diventare come Giannis ma con più tiro. Poi è spuntato Wembanyama! Guardo sempre a Jokic per come si muove in post basso e per il resto a Wemby e Porzingis, il giocatore con caratteristiche più vicine a me, per studiare come gioca, imparare, ripetere". 

FUTURO

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Jokic è un nome che torna: dopo il triennio nelle giovanili Olimpia in cui è esploso con la cura di coach Michele Catalani fino alla chiamata in prima squadra con Ettore Messina ("Lui è sempre stato molto disponibile, essermi allenato coi grandi mi ha aiutato. Josh Nebo mi ha supportato coi movimenti in post e con qualche dritta sulla posizione a rimbalzo. Pippo Ricci e tutti gli italiani mi hanno insegnato molto sui dettagli"), l’estate scorsa a fine giovanili Suigo ha scelto il Mega Belgrado, la squadra da cui è uscito “The Joker”: "Anche per questo è stata la mia scelta. Non solo Jokic, più di una decina sono andati in Nba: Bitadze, Jovic, Zubac… Le altre opzioni erano in Serie A o all’estero, ma ho preferito un altro tipo di esperienza: più spazio a disposizione e in una lega di qualità. E volevo uscire dalla comfort zone: ho pensato che andare in un altro paese dove non parlo la lingua mi aiutasse a crescere come persona. E, con poco tempo per far vedere più possibile, con l’obiettivo del Draft Nba di giugno, è stato importante sapere di avere un ruolo da titolare e più margine d’errore, che altrove non avevo". 

scelte

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Perché non in Italia? "Ora qualcosa si sta muovendo, vedo squadre che stanno cercando di far giocare i giovani come Trento dei miei amici Niang e Hassan. Credo che in futuro aumenteranno le squadre che danno queste opportunità. Se fai due minuti a partita non riesci ad abituarti ai corpi e alla velocità del mondo senior, me ne sono accorto al Mega: le prime partite mi sono servite a prendere le misure, attaccato da guardie diverse da quelle che trovavo in Under 19". Già bagnati i piedi in azzurro, con la chiamata del ct Luca Banchi nelle ultime due finestre, sale l’asticella degli obiettivi: "Finire la stagione nel miglior modo possibile per poter magari arrivare al Draft in una buona posizione. A lungo termine… se mai riuscissi ad arrivarci, poter fare una carriera tutta in Nba". Stiamo lavorando per voi.

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