Stellantis, 5 miliardi per l'Italia. Quali auto sono in arrivo

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Il gruppo auto incontra i sindacati e spiega i suoi piani per le fabbriche nel nostro Paese. Mercoledì 17 il Ceo Filosa va in audizione in Parlamento

15 giugno 2026 (modifica alle 17:51) - MILANO

Rassicurazioni su investimenti, rilancio industriale e nessuna chiusura di stabilimenti. Ma anche interrogativi ancora aperti sul destino di alcuni siti, in particolare Cassino. Al termine del faccia a faccia di poco più di due ore nella sede romana del gruppo, i sindacati tracciano un quadro in chiaroscuro del colloquio con Stellantis sul futuro in Italia. "Il piano riporta l'azienda con i piedi per terra", commenta la Uilm. Per la Fiom restano confermati "dubbi e criticità". A tenere le fila è stato il responsabile per l'Europa di Stellantis Emanuele Cappellano, che ha illustrato ai sindacati le linee guida e una strategia fondata su crescita sostenibile, innovazione e razionalizzazione industriale. "I nostri impegni sull'Italia sono concreti, strutturali e orientati al lungo periodo", ha detto al tavolo con i sindacati. 

Il piano Fastlane in sintesi

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Un incontro che ha anticipato l'audizione che il Ceo Antonio Filosa terrà in Parlamento mercoledì 17 giugno, dopo la presentazione del piano Fastlane 2030, il 22 maggio scorso. Il piano prevede oltre 60 miliardi di euro di investimenti a livello globale entro il 2030: il 60% sarà destinato a marchi e prodotti, mentre il restante 40% finanzierà piattaforme comuni e sviluppo tecnologico. L'Europa assorbirà circa il 40% degli investimenti complessivi del gruppo, con l'obiettivo dichiarato di aumentare del 15% i ricavi regionali entro fine decennio. Una prospettiva che, secondo il management, vedrà l'Italia assumere un ruolo centrale nella geografia produttiva di Stellantis. 

Italia, cosa si costruisce dove

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Ai sindacati, Castellano ha anticipato un piano da cinque miliardi in ricerca e sviluppo entro il 2030. Il gruppo ha inoltre confermato nuove assunzioni di personale ingegneristico e il rafforzamento della filiera. "I segnali sono incoraggianti: crescita della domanda, aumento della quota di mercato, produzione in recupero e riduzione degli ammortizzatori sociali in diversi stabilimenti", ha spiegato il manager, sottolineando che ogni sito italiano sarà specializzato lungo una direttrice precisa: "elettrico accessibile" a Pomigliano, auto piccole a Mirafiori, veicoli commerciali ad Atessa, e sviluppo del segmento di fascia medio-alta e lusso tra Melfi, Modena e Cassino. Sul fronte industriale sono stati ribaditi i progetti per due nuove e-car a Pomigliano dal 2028, il consolidamento di Mirafiori con le produzioni della 500 elettrica e ibrida, i quattro modelli previsti per Melfi e gli investimenti sugli e-van ad Atessa

i nodi non sciolti

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Il confronto non ha però sciolto tutti i nodi. La principale area di criticità resta Cassino, dove le prospettive produttive continuano a dipendere dalle future decisioni su Maserati e Alfa Romeo. I sindacati chiedono che gli impegni si traducano rapidamente in volumi produttivi e nuovi modelli. "I dubbi e le criticità del piano industriale presentato il 22 maggio sono tutte confermate. Nessuna novità sostanziale è stata annunciata. Nemmeno per quanto riguarda lo stabilimento di Cassino che certamente è quello maggiormente in difficoltà e per il quale bisognerà attendere dicembre", ha detto Samuele Lodi, responsabile settore auto della Fiom. Cassino ha registrato livelli di attività estremamente ridotti dall'inizio dell'anno, "ha lavorato 24 giorni da gennaio e questo non è tollerabile", ha ricordato il neosegretario della Uilm Davide Sperti, chiedendo tempi certi per il piano operativo. Preoccupazioni condivide dalla Fim Cisl. Il segretario generale Ferdinando Uliano, ha definito il piano "un passo avanti", ma ha evidenziato l'assenza di risposte sufficientemente concrete per garantire occupazione e sviluppo nel medio-lungo termine.

La Gazzetta dello Sport

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