Tutte le 30 squadre scenderanno in campo nell'ultima partita di regular season: ancora incroci da definire soprattutto a Est, ma tra strategie e assenze il valore tecnico rischia di essere condizionato
Dulcis in fundo. La stagione regolare Nba si chiuderà, a partire dalla mezzanotte ora italiana, con tutte le 30 squadre sul parquet. Con 15 partite, un’abbuffata di basket che definirà la griglia di post season. Con tante caselle ancora da riempire, specie in prospettiva play-in. Dunque gran finale da leccarsi i baffi, degno antipasto dei playoff? Forse. C’è un però, infatti. Tanking e load management, per capirci rispettivamente la tendenza delle squadra da Lotteria - che chiuderanno tra meno di 24 ore la stagione - a cercare di perdere il più possibile per aumentare le probabilità di scegliere in alto al prossimo Draft, e la volontà di preservare le energie dei migliori giocatori evitando il rischio di infortuni, confluiscono e creano una situazione quasi grottesca. Nel senso che su tutti i campi si vedono giocatori semisconosciuti e tante, troppe partite si svuotano di contenuti tecnici e agonistici. E allora quel dulcis in fundo rischia di diventare un caffè troppo amaro alla fine di un pasto pantagruelico che meriterebbe un miglior epilogo.
fuori tutti
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Non è il fuoritutto da svendita di un grande magazzino, ma si è dimostrato lo stato delle cose della penultima giornata, sempre da 15 partite, quella andata in scena nella notte italiana tra venerdì e sabato quando gli assenti sono stati addirittura 168. Le giustificazioni sono state le più disparate: infortunati, malati veri o immaginari, “big” che dopo aver “tirato la carretta” da ottobre hanno preferito rifiatare. Il caso emblematico è stato quello di Denver-Oklahoma City, in teoria un partitone. In pratica Nuggets e Thunder hanno tenuto fuori tutti i più forti, ed è diventata una sfida con atmosfera da prestagione. Gli appassionati si sono ritrovati con davanti agli occhi un prodotto svalutato, allo stesso costo.
triple doppie di chi?
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Il paradosso ha assunto sembianze inquietanti a Salt Lake City. Al Delta Center, casa Jazz, Utah ha sconfitto 147-101 Memphis in quella che poteva essere confusa come una gara di Summer League. I Jazz avevano disponibili appena sette giocatori, i Grizzlies sei. Tutti precari o quasi: Memphis con quattro atleti con contratto di 10 giorni e un paio two-way, di quelli che fanno la spola tra prima squadra e affiliata di G-League. Utah di precari ne aveva quattro in campo. Hanno esagerato, insomma. Persino se il risultato non contava, se non appunto in chiave tanking. Anche perché poi l’Nba, che pure sa bene che il tanking sfrenato rappresenta una caduta di immagine rovinosa e sta con lungimiranza valutando svariati (ulteriori) correttivi, ha celebrato sui profili social il record alla rovescia maturato grazie a questo sfacelo sul piano dello spirito sportivo. Tre giocatori sconosciuti ai più, John Konchar, onesto comprimario, Jahmal Mashack, una buona carriera collegiale, e il carneade Bez Mbeng sono diventati i primi a esibire una tripla doppia Nba nella stessa partita. Senza cambi o quasi, con carta bianca. Non suonasse già abbastanza “storto” così, Mashack ha contornato la sua “impresa” con un -46 di plus minus, il punteggio di squadra con lui sul parquet. E il centro Oscar Tshiebwe, ottimo a Kentucky University, ma sinora intruso in Nba, ha tirato giù 22 rimbalzi. Tutto poco credibile. “Tutto sbagliato, tutto da rifare” - avrebbe detto Gino Bartali -.
jokic contro wemby
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E quindi tocca temperare le aspettative in vista dello sprint finale di stanotte. Ci sarebbe un ghiotto incrocio Spurs-Nuggets da gustare, in teoria, con San Antonio come “campo centrale”. Victor Wembanyama contro Nikola Jokic: qualche giorno fa hanno regalato spettacolo nello scontro diretto a campi invertiti, col Joker che ha avuto l’ultima parola segnando i canestri decisivi per il successo di Denver al supplementare, allora. Il serbo dovrà giocare perché gli manca appunto una partita per diventare eleggibile per i premi stagionali, ma gli Speroni si presenteranno al completo o risparmieranno qualcuno considerato che una vittoria cambierebbe loro solo il potenziale avversario di secondo turno playoff, evitando proprio Denver, nel caso? I Nuggets invece giocano per il terzo posto a Ovest che contendono ai Los Angeles Lakers (che ospitano i Jazz versione sparring partner). C’è da aspettarsi che facciano sul serio.
cosa si decide
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Cos’altro c’è in palio, nell’ultima giornata? Nella Western Conference pochino. Solo da stabilire chi tra Portland e Los Angeles Clippers si aggiudicherà l’ottavo posto, quello che al play-in vale la doppia opportunità di ripescaggio playoff. Ma pare scontato. Ai Blazers per accaparrarselo basta battere in casa Sacramento, che ha interesse a perdere in chiave tanking. Nella Eastern Conference invece c’è più “polpa”. Le posizioni dalla quinta alla decima sono tutte da definire. Poi però in pratica l’unica partita con entrambe le squadre che dovrebbero dare l’anima per prevalere rischia di essere Miami-Atlanta. Gli Hawks se vincono chiudono quinti e incrociano Cleveland al primo turno playoff, se perdono scalano al sesto posto e tocca loro New York. Gli Heat se vincono e al contempo Charlotte perde dai Knicks agguantano il nono posto che permetterebbe loro di ospitare proprio gli Hornets al play-in. Toronto ha invece un match point comodo in casa contro Brooklyn per conquistare i playoff diretti e Orlando difficilmente fallirà l’opportunità di consolidare il settimo posto, perlomeno, tenendo a distanza Philadelphia. I Magic devono vincere a Boston, ma contro i Celtics versione rincalzi, senza nulla da chiedere alla sfida. Insomma, leggere attentamente le avvertenze e le modalità d’uso. Il finale di stagione Nba ha un volto sulla carta e un altro nella sostanza. Nella notte italiana resta da scoprire quale faccia della luna ci farà vedere.



