I due fenomeni del tennis sono reduci da periodi non semplici dal punto di vista fisico e ora arriva l'ultimo grande slam della stagione
Wawrinka in Australia, Nadal a Parigi, Djokovic a Wimbledon e Cilic, nelle due settimane più esaltanti della carriera, a New York. Era il 2014, l’ultima stagione in cui vennero incoronati quattro vincitori diversi negli Slam. Preistoria? Mica tanto: 12 anni dopo, la situazione potrebbe ripetersi di nuovo. Più che dal vento di una rivoluzione tecnica, però, si tratterebbe di un risultato sostenuto dalla tempesta degli infortuni che stanno tormentando Sinner e Alcaraz, i sovrani incontrastati del 2024 e del 2025, quando si sono spartiti quattro Major a testa, e adesso costretti a maneggiare i dubbi di un rientro che dovrebbe coincidere con gli Us Open ma che resta complicato, soprattutto per lo spagnolo. Carlitos aveva cominciato l’anno annettendosi l’Australia e realizzando così il Career Grand Slam, ma Jannik era risorto in primavera con i cinque Masters 1000 vinti di fila, mentre l’arcirivale, dopo Montecarlo, si è visto obbligato a una sosta forzata da cui non è ancora riemerso. Zverev al Roland Garros ha approfittato della sua assenza e del malore di Jannik per piantare finalmente la bandierina su uno Slam, ma a Wimbledon il fenomeno di Sesto Pusteria ha ripristinato prepotentemente le gerarchie.
Prevenzione
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Ora rimangono gli Us Open, appunto, e l’avvicinamento all’evento della Sincaraz è velato dal mistero legato alle rispettive condizioni fisiche. Intanto, la cabala sportiva racconta che nessun tennista ha mai vinto a New York senza aver giocato neppure un match tra gli Open del Canada e Cincinnati, esattamente ciò che accadrà a Jannik e Carlos quando e se toccheranno il campo a Flushing Meadows: sarebbe un’altra impresa da appuntarsi al petto. Al momento, in verità, mentre la presenza del numero 1 del mondo è pressoché certa salvo cataclismi, il viaggio del prodigio di Murcia (che lunedì scenderà al n.3) in America non poggia affatto su basi solide. Sinner dedicherà questa settimana agli ultimi trattamenti fisioterapici al ginocchio destro sofferente, e la terapia con le onde d’urto suggerisce possa trattarsi di un’infiammazione tendinea provocata dalle tremende sollecitazioni del tennis moderno e forse conseguenza di quella pericolosa scivolata durante il primo turno di Wimbledon. In questo contesto, la rinuncia a Cincinnati si inquadra in un approccio conservativo che possa consentire al campione di cinque Slam di arrivare agli Us Open nel pieno della forma e senza preoccupazioni legate all’infortunio. Nei programmi, Jannik dovrebbe partire all’inizio della prossima settimana, magari dopo aver festeggiato a casa il 25° compleanno (il 16 agosto): a quel punto avrebbe 12 giorni per trovare il feeling con i campi sui cui trionfò nel 2024 e avvicinare i ritmi della competizione dopo aver giocato appena nove partite negli ultimi tre mesi.
Livello
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Quanto ad Alcaraz, nei giorni scorsi si era addirittura vociferato potesse chiedere una wild card per il 250 di Winston Salem, torneo che si disputa la settimana precedente gli Us Open, in modo da rodarsi prima dello Slam, ma al momento sono più le incertezze dei punti fermi in merito alla partecipazione a Flushing Meadows. Carlitos si sta allenando tra Murcia e Alicante, dove fa il pieno di tifosi nelle sessioni aperte al pubblico, e ha iniziato a lavorare in modo più intenso circa tre settimane fa. Anche se ogni giorno ha mostrato progressi, per giocare a Cincinnati avrebbe dovuto interrompere la preparazione e entrare già nella dinamica della competizione, quando invece ritiene di avere ancora bisogno di tempo per recuperare la completa funzionalità del polso. Lo spagnolo e il suo team non intendono certo mettersi a correre per affrettare il rientro in campo, e non avrebbe avuto senso rimanere fermo tutto questo tempo per poi rischiare non solo la stagione, ma addirittura la carriera. Carlitos ha solo bisogno di continuare ad allenarsi e di aumentare gradualmente l’intensità. Chi lo frequenta quotidianamente ritiene che la sua condizione attuale sia al 60% rispetto alla vittoria di gennaio in Australia: per tornare, Alcaraz avrebbe fissato una soglia dell’80-90%. Ai posteri l’ardua sentenza.




