Sinner, cosa fare per ripartire: resistere oltre le 4 ore e imparare a "prendersi" il pubblico

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Jannik non ha mai vinto quando la partita è diventata una maratona, e inoltre per indole non è uno che gasa i tifosi. Djokovic sì, e infatti ha avuto il Melbourne Park dalla sua

1 febbraio - 12:32 - MILANO

Quando si allena o incontra un giovane giocatore, una delle prime cose che Jannik Sinner ama chiedergli è: "Ti piace giocare i punti importanti?". Perché i campioni si esaltano sotto pressione, quando è questione di un punto, dentro o fuori, e Jannik ci ha abituato da un paio d’anni ormai a essere sempre in testa alla classifica dei punti sotto pressione. Stranamente, Jannik è mancato proprio lì. Quando ha dovuto salvarsi dal break e quando lo svantaggio era da colmare. Mens sana in corpore sano, si dice da circa duemila anni, e il fisico di Sinner, nella semifinale contro Novak Djokovic non era al massimo. Carlos Alcaraz, un pochino, gliel’aveva tirata dopo il match contro Spizzirri, quello della resurrezione con il tetto chiuso nella giornata più calda del torneo: "È stato grande a resistere e recuperare, ma queste cose possono avere strascichi magari alla fine della settimana". Forse è stato proprio così anche se, dopo la crisi, la squadra ha gestito con attenzione il giocatore, permettendogli di recuperare senza accumulare fatica oltre a quella dei match. Mattine di riposo, pomeriggi sul campo al coperto lontano da distrazioni e dal caos del torneo, che Jannik non ama perché gli drena troppe energie. Anche le uscite serali sono state drasticamente ridotte, addirittura annullate, con la consegna dei pasti a casa da parte del ristorante italiano di riferimento: spaghetti, pesce e verdura, poi una partita alla Play con il videomaker Meliss, e a letto.

impassibile

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Il problema dei cinque set e delle partite che non riesce a conquistare quando si entra nella quarta ora, poi, è ormai un macro-argomento su cui concentrarsi, insieme a quello su cui Vagnozzi sta lavorando da tempo, ovvero la varietà del gioco. Che Sinner non è riuscito a mettere in pratica contro la sua matrice, colui da cui egli stesso ha preso forma, restando intrappolato dal ritmo dettato dal serbo. Djokovic, che non vinceva contro il profeta rosso dal novembre 2023, è arrivato alla semifinale senza giocare gli ottavi grazie al ritiro di Mensik, e venendo strapazzato da Musetti per appena per due set ai quarti. Oltre due ore in meno in campo rispetto a Sinner hanno fatto la differenza. Come anche il pubblico, completamente schierato con il campione che a Melbourne Park ha trionfato dieci volte su altrettante finali e oggi cerca il 25° Slam. L’altoatesino, per carattere, fatica a interagire con il pubblico. Solo in qualche caso lo chiama, invoca la sua spinta, cosa in cui il serbo è maestro, al pari di Alcaraz. Pregi e difetti della poker face, il volto che non lascia trasparire emozioni e su cui forse potrà lavorare col dottor Ceccarelli a livello mentale, per diventare più aggressivo anche a livello di personalità.

reazione

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Sinner è ripartito ieri, direzione Europa. Voli anticipati per un soggiorno australiano che avrebbe dovuto protrarsi fino a lunedì sera. Programmi completamente cambiati, con la priorità immediata di riposarsi. Lo ha detto lui stesso dopo la sconfitta: "Adesso ho bisogno di svagarmi un po’, poi con la squadra faremo il punto su cosa possiamo fare meglio. Torneremo più forti". Come gli è accaduto più di una volta: a ogni grande delusione, la reazione è stata una crescita. Lo abbiamo visto la scorsa primavera quando, dopo il dramma sportivo del Roland Garros, ha vinto Wimbledon. I programmi più immediati di Jannik prevedono qualche giorno con la fidanzata Laila, un passaggio a Milano per impegni di sponsor e, quasi certamente, con la cerimonia di apertura dell’Olimpiade a Milano, e infine la partenza per Doha, per l’Atp 500 (che scatta il 16 febbraio) dove lo scorso anno era arrivato e ripartito, senza poter giocare per l’accordo di tre mesi di sospensione con la Wada. Lì Sinner proverà a sperimentare un po’ di novità, su cui era già al lavoro, per aggiungere un tocco di imprevedibilità al suo gioco. Lo aveva già detto poco prima dello Slam: "Sto lavorando per cambiare qualcosa, per diventare un giocatore sempre meno prevedibile. E se servirà potrò perdere anche qualche partita per sperimentare". Dopo Doha toccherà ai due Masters 1000 sul cemento americano, Indian Wells e Miami: in questo periodo Jannik dovrà essere al massimo per lanciarsi alla rincorsa di Alcaraz. Da Doha fino agli Internazionali, infatti, ha nulla difendere (non ha giocato per la squalifica) e tutto da guadagnare. La corsa è appena cominciata.  

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