Scuotere un neonato è altamente pericoloso, rappresenta la prima causa di morte per abuso
Riccardo Cristilli
11 aprile - 11:20 - MILANO
Un neonato non è un bambolotto che si può scuotere per farlo smettere di piangere. La sindrome del bambino scosso è una delle principali forme di maltrattamento fisico nel lattante che nella maggior parte dei casi provoca la morte del bambino. Nella maggior parte dei casi si verifica nel primo anno di vita, con una frequenza maggiore nei primi sei mesi.
Che cos'è la sindrome del bambino scoss
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La sindrome del bambino scosso consiste nel violento scuotimento del neonato con conseguente trauma cerebrale che può provocare la morte o gravi complicanze neurologiche. In particolare si verifica quando il piccolo viene preso per il tronco e scosso in modo vigoroso provocando rapide rotazione del capo. Non essendo la muscolatura del collo ancora adeguata, il contenuto dell'encefalo, il cervello e il cervelletto, vanno incontro a una rapida accelerazione e decelerazione con conseguente trauma contusivo, lesione dei nervi e rottura dei vasi sanguigni con emorragie. Purtroppo a volte può capitare che questa mossa evidentemente sconsiderata, da parte di un adulto, sia una conseguenza di un pianto inconsolabile e continuo del bambino. L'adulto, spinto dalla disperazione e dalla stanchezza, può arrivare a compiere la sciocchezza di scuotere il bambino per provare a risolvere le cause del pianto. Questi movimenti bruschi finiscono per essere compiuti senza la consapevolezza dei danni che possono arrecare al bambino, non conoscendo la delicatezza dell'encefalo del neonato.
i sintomi
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La sintomatologia spesso è aspecifica per questo non è semplice diagnosticare la sindrome del bambino scosso, soprattutto in assenza di una confessione dell'adulto che ha scosso il piccolo. Infatti il bambino può presentare irritabilità, sonnolenza, vomito, difficoltà di deglutizione, disturbi comportamentali. I tre sintomi principali, che però non sono sempre presenti, sono un ematoma subdurale, un versamento di sangue nelle meningi che può portare anche al coma; l'edema cerebrale, un accumulo di liquido nel cervello che blocca il flusso di sangue e l'ossigeno nel cervello; l'emorragia retinica con piccole macchie di sangue sulla retina. Nei casi più gravi si possono verificare cecità, paralisi cerebrale, coma e infine anche la morte. Talvolta nei sopravvissuti i segni del maltrattamento possono anche verificarsi dopo anni come difetti nel comportamento o un ritardo nell'apprendimento.
Fattori di rischio
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Tra i fattori di rischio di questa sindrome bisogna considerare la giovane età dei genitori, uno stato depressivo, un disagio socio-economico, ma anche precedenti maltrattamenti in famiglia o l'abuso di sostanze. La prevenzione è solamente collegata all'informazione, i genitori devono avere consapevolezza dei danni che può provocare scuotere un bambino in modo vigoroso. Al tempo stesso devono provare a comprendere cosa possa provocare un pianto inconsolabile ma anche come riuscire a gestire lo stress del ruolo genitoriale. Per sensibilizzare sull'argomento l'11 e il 12 aprile si svolgono le Giornate di prevenzione della Sindrome del Bambino Scosso con iniziative previste in oltre 150 città italiane per presentare ai genitori i rischi di un trauma cerebrale. Il progetto è parte della campagna Nonscuoterlo che ha l'obiettivo di spiegare ai neogenitori e a chiunque si occupi di neonati, come devono essere trattati e come affrontare le situazioni più stressanti.


