Sicurezza stradale vs privacy: meno incidenti o telecamere "spione"?

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Un caso negli Stati Uniti mette luce su un tema che avrà ampio spazio in futuro: come evitare che gli strumenti dediti alla sicurezza stradale vengano usati per altri scopi?

Marco Bruckner

21 giugno - 18:12 - MILANO

Un caso negli Stati Uniti accende la luce su quello che potrebbe essere uno dei punti di dibattito più importanti del futuro della mobilità. Un gruppo collettivo - all'inizio la denuncia era partita da quattro donne - è riuscito a far iniziare un procedimento contro la contea di Westchester, subito a nord di New York City, rea, secondo gli accusatori, di aver utilizzato illegalmente quasi 600 segnalatori automatici di targhe per anni. La contea avrebbe agito senza aver mai ottenuto tutta l'autorizzazione necessaria per le messa in impiego della strumentazione, il che, se provato, comporterebbe una violazione delle leggi dello stato di New York. Ad aggravare l'accusa è il fatto che le informazioni raccolte dai segnalatori sarebbero poi state condivise con oltre 50 organi della polizia, tra cui la celebre Ice, che si occupa nello specifico di immigrazione. Quella di Westchester non è la prima polemica nata sul suolo americano riguardo i segnalatori di targhe automatici e il loro potenziale utilizzo per scopi di monitoraggio di massa. Strumenti del genere, ma utilizzati solo per registrare infrazioni stradali, permettendo dunque di comminare le relative sanzioni, esistono anche in Italia e in Europa. Il tema è quindi globale e da non sottovalutare: come si potranno gestire gli strumenti necessari per rendere le strade sicure con l'avanzare della tecnologia? Come impedire che telecamere dedite a controllare la nostra condotta di guida vengano in realtà utilizzare per controllare i nostri spostamenti o abitudini?

gli attuali sistemi

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In Italia, ma sostanzialmente in tutto il mondo, sono già in uso sistemi di controllo della condotta di guida in grado di risalire ai dati anagrafici dei cittadini. Questi sono gli autovelox, il Tutor, il Vergilius, per citarne alcuni, che necessitano ovviamente di accedere alle generalità del guidatore per garantire alla polizia di Stato la possibilità di comminare le sanzioni. Come sottolineato, per esempio, sul sito di Autostrade per l'Italia, "il sistema Tutor di controllo memorizza i dati dei veicoli ma solo ai fini della verifica dell'infrazione", dunque i dati dei veicoli non sanzionati vengono registrati. Strumenti, quelli come il rilevatore di velocità, la cui presenza deve essere appositamente segnalata e fondamentali per rendere le nostre strade più sicure, come testimoniano i tanti dati che evidenziano la riduzione degli incidenti dove certi apparecchi sono presenti. L'avanzare della tecnologia fa però sì che strumenti sempre più piccoli in dimensione siano in grado di operare in maniera sempre più importante, di sviluppare sempre più dati, di comunicare con più canali di riferimento contemporaneamente. Il che può portare a situazione ambigue, come quelle denunciate negli Stati Uniti, in cui strumenti dediti alla sicurezza stradale possono - o effettivamente vengono - in realtà utilizzate per attività di tutt'altro tipo. Come prevenire questo?

la legislazione e i dubbi futuri

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Naturalmente, sono i sistemi legislativi dei vari Paesi a stabilire quali dati raccolti ed elaborati da uno strumento possono essere utilizzati da un organo di polizia, o in generale forza dell'ordine, e anche quali contromisure vadano messe in atto qualora tali limiti vengano superati. Tra il dire e il fare la strada è però tortuosa: i dati, infatti, viaggiano molto più veloce dei Parlamenti o dei controlli giudiziari. E questo è un problema moderno che non riguarda solo gli strumenti dediti alla sicurezza stradale. In futuro sarà con ogni probabilità sempre più complicato sapere se una telecamera adibita al controllo della velocità stia - sul fatto che ne avranno la possibilità di dubbi non ce ne sono - controllando anche qualcos'altro, anche banali abitudini d'acquisto per esempio, senza per forza addentrarsi in scenari fantascientifici. Come gestire questo fenomeno, a maggior ragione in un mondo che strumenti come, per citarne uno, il Tutor lo danno per scontato e lo considerano fondamentale ai fini della sicurezza? Si faranno dei passi indietro circa la sicurezza stradale, rinunciando a sistemi di controllo in favore della nostra privacy oppure ci si arrenderà all'idea che oltre alla nostra velocità di crociera le varie camere sappiano anche dove, ad esempio, stiamo andando in vacanza?

i rischi ci sono anche dentro l'auto

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A monitorare i nostri dati, tuttavia, potrebbero non essere solo telecamere o sistemi di controllo inseriti nell'ambiente, ma anche i veicoli veri e propri. Il monito arriva sempre dagli Stati Uniti, ma questa volta dalla Casa Bianca e non da un collettivo cittadino. Fu la presidenza Biden, infatti, a mettere al bando le auto con software e hardware cinesi (oltre a inserire dazi al 100% sulle vetture elettriche di Pechino) per via, tra gli altri, dei rischi legati alla privacy dei conducenti statunitensi (tra i pericoli veniva citata anche la possibilità che il veicolo venisse controllato a distanza). La capacità di accedere e di collezionare dati delle vetture moderne è dunque un altro aspetto che i legislatori devono considerare, soprattutto quando i veicoli sono prodotti in Paesi dove le aziende, de facto, sono legate e controllate dallo stato centrale, come appunto la Repubblica Popolare.

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