Gli Usa sono pazzi dell'icona Beckham: "E' come Shaq, ha un'immagine sempre pulita"

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L'inglese allo stadio si è visto una sola volta: a Los Angeles, per la prima partita degli Usa, seduto in tribuna accanto a Tom Cruise. Negli Usa ha smesso da tempo di essere solo un calciatore: è diventato un imprenditore, un brand, una star

C’è la Fifa. Ci sono Leo Messi e Cristiano Ronaldo. E poi c’è David Beckham. Basta guardare il Mondiale sulla tv Usa per capire che il neo-baronetto è un brand calcistico enorme nel paese. E per farlo non ha bisogno di fare l’opinionista in tv, come Zlatan Ibrahimovic, o di essere associato al governo del calcio mondiale come tante altre leggende che si sono regalate un bagno di folla durante le partite di questo torneo. Beckham allo stadio si è visto una sola volta: a Los Angeles, per la prima partita degli Usa, seduto in tribuna accanto a Tom Cruise, non a Gianni Infantino. Basta questo a far capire come il 51enne, che recentemente ha inaugurato la sua stella personale sulla Walk of Fame di Hollywood, sia in una categoria parallela rispetto a tutto il resto del Mondiale.

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Beckham è da tempo un volto riconoscibile dello show-business Usa, non solo del calcio. Durante il Mondiale, può capitare durante l’intervallo di vedere diversi spot pubblicitari con protagonista quello che resta uno dei giocatori inglesi più riconoscibili del XXI secolo. C’è quella in cui David visita un noto negozio di fai da te per costruire con gli amici un giardino all’altezza del Mondiale. In un altro lo si vede comprare un hamburger dalla catena di fast food diventata simbolo della globalizzazione per scoprire un bicchiere con la sua immagine, assieme a altre leggende del pallone. In un altro è al bar a vedere la partita circondato dai tifosi, con la sua birra belga che a differenza delle altre non si rovescia quando esulta. È testimonial per una banca, per un famoso marchio di patatine, per un’azienda di telefonia. E c’è pure la sua versione vintage, ricreata con l’AI dal suo iconico look con la cresta del 2002, parte di una pubblicità del suo storico sponsor tecnico che come protagonisti moderni ha Jude Bellingham e la star di Hollywood Timothée Chalamet. Questo Mondiale non è certo la prima volta in cui Beckham conquista lo schermo Usa: si è visto più volte anche al Super Bowl, l’ultimo atto del football NFL che si trasforma nell’evento più visto sulla tv Usa. Beckham a febbraio è stato protagonista, tra l’altro, di una divertentissima pubblicità in cui scopriva di avere un fratello segreto, interpretato da Matt Damon.

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Tutta questa esposizione in tv rende l’idea di quanto Beckham sia iconico negli Usa. Secondo un esperto di media, il neo-baronetto piace perché “trasmette un’immagine positiva e autoironia, come Shaquille O’Neal per il basket”. Racconta anche di come David,  che secondo Forbes ha un patrimonio stimato di 1,4 miliardi di euro, abbia saputo sfruttare la sua popolarità per moltiplicare la sua fortuna da quando ha smesso di giocare. Beckham ha capito per primo la potenzialità degli Usa quando nel 2007 si è trasferito ai Los Angeles Galaxy, dando una spinta enorme alla MLS, e ha indissolubilmente legato il suo nome al passaggio del campionato Usa al livello successivo quando nel 2020 ha lanciato l’Inter Miami, rendendo la squadra e tutto il merchandising che le gira intorno iconica quando ha convinto Leo Messi a portare il suo talento nel campionato a stelle e strisce. Beckham aveva speso 25 milioni di dollari per il diritto di fondare la franchigia: nelle ultime classifiche di Forbes vale 1,35 miliardi di dollari, di gran lunga il primo club in MLS, molto più della Roma (che è 24ª) e solo mezzo miliardo di dollari meno di Inter e Milan. Beckham per gli Usa ha smesso da tempo di essere solo un calciatore: è diventato un imprenditore, un brand, un personaggio pubblico come quei vip di Hollywood che frequenta. Un testimonial ideale per qualunque azienda voglia associare il suo nome al Mondiale. Uno che giganteggia su tutto il resto, persino sul torneo. Se non ci fossero Messi e Ronaldo, il calciatore più popolare del Mondiale sarebbe decisamente lui. Anche se non tira calci a un pallone da 13 anni.

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