Serie A, 18 giovani al debutto: la Francia ne ha oltre il triplo. Così la Serie A ignora i suoi ragazzi

2 ore fa 1

Impietosi i dati di Ltt Sports, società di consulenza calcistica internazionale per club, leghe e federazioni 

Fabio Licari

Giornalista

17 aprile - 11:04 - MILANO

Stracciarsi le vesti, gridare all’apocalisse, istruire processi poteva aver senso la prima volta, nel 2017. Quando l’Italia era ancora una grande potenza e il dubbio sul Mondiale era se fermarsi ai gruppi, ai quarti o in finale. Dopo Nord Macedonia e Bosnia c’è da chiedersi se sia davvero uno choc la terza stangata consecutiva. Forse l’Italia non è più nell’élite: prima se renderà conto, prima reagirà con misure drastiche ma inevitabili. Partendo dalle cause che coinvolgono giocatori, allenatori, dirigenti, mercato, natalità, accoglienza, politica sui giovani e proprietà. Questa è la risposta del focus “The Italian job is getting harder”, non serve traduzione, di Ltt Sports, società di consulenza calcistica internazionale per club, leghe e federazioni.

sorpresa?

—  

Se dal punto di vista emotivo l’ennesimo ko pare un’eccezione, guardando la situazione “senza gli occhiali verde-bianco-rossi di chi ha vissuto i grandi successi” il discorso cambia. Presenza stabile nella Top 10 del ranking Fifa, ma al 12° posto medio nell’ultimo decennio, con discese pericolose verso il 20°. Statisticamente, spiega il focus, questa sfumatura fa una grande differenza: solo l’8% delle nazionali tra le prime 10 fallisce il Mondiale, mentre tra le “nazionali calde” (chi ricorda i “dischi caldi” della hit parade?) la percentuale sale al 25%.

Stranieri e giovani

—  

Se il ranking può lasciare il tempo che trova, tutt’altra storia sono le cifre di stranieri e giovani. Qui niente alibi. Secondo il rapporto Figc, le cause sarebbero i giocatori vecchi, gli stranieri e un calcio più lento. Proprio così, si chiede il rapporto? Riguardo agli stranieri, l’Italia è in linea con i tornei top, Spagna esclusa (43%): da noi sono il 69,3%, in Premier oltre il 75%, in Francia il 65%, in Germania il 61%. Siamo in linea anche per gli under 21 (’8%), con Spagna (6%) e Inghilterra (8%), non con Francia (18%) e Germania (13%). Dov’è la differenza? Nella “bassissima frequenza di debutti di giovani in A”.

Giovani al debutto

—  

Nel 2025-26 hanno debuttato 18 giovani, età media 19 anni e mezzo. Il confronto è impietoso. Francia: 59 giovani (18 anni e mezzo). Spagna: 48 giovani (19,7). Germania: 36 giovani (18,5). Inghilterra: 21 giovani (18 anni). Non solo. Altrove i selezionabili sono tra il 75 e il 100%, da noi il 55%. Yamal non avrebbe giocato Euro 2024 con l’Italia perché minorenne. Il tutto aggravato dallo scenario demografico di un paese in decadenza, nostra riflessione, per corruzione, burocrazia, lentezza della giustizia e immobilismo politico. Nei ‘60 nasceva un milione di bambini all’anno: i talenti degli anni 90, Maldini, Baggio, Zola, spiegano tutto. A fine ‘80 nasceva mezzo milione di bimbi, ora 400mila, per le proiezioni si va per i 300mila, “e il bacino di talenti si sta esaurendo”.

gli allenatori

—  

Il focus insinua un altro sospetto. Abbiamo ancora i migliori allenatori? Sono apprezzati all’estero, mentre nell’ultimo decennio abbiamo avuto solo 19 panchine straniere, spesso ex “italiani”, da Chivu a Tudor a Shevchenko. Ma abbiamo tecnici all’altezza di Trapattoni, Sacchi, Capello, Lippi e Ancelotti? Può darsi che “il modello di formazione degli allenatori, con la sua enfasi sugli schemi tattici e la sua rigidità, non risponda più alle esigenze del calcio moderno”.

innovazione

—  

Secondo il focus, crisi di risultati, minore qualità dei giocatori, decadimento del gioco e, non ultimo, Euro 2032 a rischio, sono dovuti “alla mancanza di innovazione, alla tendenza a non voler sviluppare e portare il calcio in nuove direzioni, preferendo invece assimilare idee da altri contesti”, come spiegherebbe anche la povertà linguistica. Nel vocabolario internazionale non entrano più neologismi italiani, libero, catenaccio, zona mista, trequartista, mentre il nostro linguaggio si arricchisce di clean sheet, up and under…

occasione

—  

In passato abbiamo fatto a meno della programmazione perché ci aiutavano grandi numeri, tradizione, passione. Ma ora, tra concorrenza e crisi demografica, non basta. E quindi – conclude il focus – forse meglio lo choc per reagire subito, invece di qualificarsi e soffocare per altri quattro anni il rinnovamento.

Leggi l’intero articolo