Il numero 10: "Argentini, godetevi questo momento come stiamo facendo noi". E Mac Allister: "Mentre cantavamo l'inno abbiamo capito che avremmo vinto"
"Mas que un partido", molto più che una semplice partita. Se si indossa la maglia dell'Argentina, battere l'Inghilterra vuol dire ritagliarsi un posto nella memoria del Paese. A maggior ragione se il successo sui rivali consente di approdare in una finale dei Mondiale per difendere il titolo. E provare a regalare un'altra notte di gloria a Leo Messi, forse l'ultima. Insomma, comunque andrà, saranno lacrime facili. Soprattutto per il ct Lionel Scaloni, che non a caso i suoi calciatori chiamano affettuosamente “la llorona”, ossia "il frignone". E che già ieri, al termine della gara contro l'Inghilterra, ha dovuto combattere con la commozione: "Questa squadra - le sue parole - è la dimostrazione che nel calcio ci vogliono tante cose: talento sì, ma anche spirito di squadra e fratellanza. I miei ragazzi sono come Indios: sono cresciuti in situazioni estreme e non hanno paura di niente. Non sentono il peso della responsabilità, danno il meglio quando sono sotto pressione perché giocano con la spensieratezza di bambini di sette o otto anni".
parla messi
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Nessun gol (e questa è una notizia) ma due assist per il dieci, Leo Messi. Un po' come Maradona, triplicato dai tedeschi in finale nel 1986. Due passaggi vincenti che valgono quanto un nome sul tabellino. E pensare che lui al Mondiale ha rischiato di non esserci, come ha confidato nel post partita: "Ne ho parlato a lungo con Scaloni e ho lasciato la mia decisione in sospeso fino all'ultimo. Da un anno mi preparo solo con questo obiettivo: nell'ultima Copa America non ero al meglio e ho faticato. Questa volta ho lavorato duramente per essere al top e alla fine ce l'ho fatta. Forse era destino: le cose accadono per una ragione". Infine la dedica: "Argentini, godetevi questo momento come stiamo facendo noi. Siamo di nuovo in finale di Coppa del mondo: abbiamo compiuto l'ultimo passo e difenderemo il titolo vinto quattro anni fa. Ora, come sempre, accadrà ciò che Dio deciderà".
mac allister e gli inni
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Se c'è un momento in cui gli argentini hanno capito che sì, potevano vincere, è stato durante l'esecuzione degli inni nazionali. Lo ha spiegato Alexis Mac Allister, origini scozzesi ma cuore albiceleste: "Lì abbiamo capito che avremmo vinto. I nostri tifosi hanno disturbato quello l'inno inglese e noi, prima che iniziasse il nostro, ci eravamo ripromessi di cantarlo a squarciagola. E così abbiamo fatto, non per mancare di rispetto a qualcuno, ma per far emergere la gioia e l'orgoglio di essere argentini".


