Se intesa sarà, sarà al fotofinish. Nel centrodestra gli sherpa lavorano pancia a terra per trovare il punto di incontro sulle preferenze, che potrebbe dar vita ad un unico emendamento di maggioranza da portare direttamente in Aula. La deadline è lunedì e, inevitabilmente, i riflettori sono puntati sugli avanzamenti nel weekend. Allo studio ci sarebbe una rosa limitata di soluzioni che ruotano attorno all'ipotesi del solo capolista o di una piccola quota bloccata e il resto no. Ma, in particolare dentro Lega e FI, sarebbe ancora in corso un confronto interno ai partiti.
Il tema impatterà sulla composizione del prossimo Parlamento quindi non è affatto secondario. Eppure, i partiti, che partono da posizioni differenti (FdI e Nm a favore delle preferenze, Lega e FI tendenzialmente no) trapela ottimismo. "Siamo pronti a discutere. L'importante è difendere l'impalcatura generale" della proposta che punta alla "stabilità", "il centrodestra ha sempre trovato accordo e lo troverà anche in questa situazione", dice il vicepremier e segretario di Forza Italia Antonio Tajani. Un concetto ribadito anche dal leghista Igor Iezzi che rimarca l'unità trovata sull'impalcatura "complessa" della legge: "Resta questa differenza sulle preferenze che secondo me non è fondamentale". Per confrontarsi, sottolinea, "c'è un weekend...". Non è escluso che dopo il confronto tecnico, la soluzione vera e propria - se trovata - arrivi lunedì mattina, a ridosso della scadenza per la presentazione degli emendamenti fissata all'ora di pranzo.
Se Roberto Vannacci va in pressing ("Siamo gli unici che vogliono ridare la sovranità al popolo"), l'opposizione per ora sta alla finestra. Dall'accordo o dal disaccordo nel centrodestra, dipenderà anche la strategia parlamentare delle opposizioni. Una tattica politica che terrà inevitabilmente conto anche della possibilità del voto segreto, che - secondo le regole parlamentari - può essere richiesto da venti deputati oppure da uno o più presidenti di gruppi che, separatamente o congiuntamente, risultino rappresentanti della stessa consistenza numerica. Lunedì, con ogni probabilità, il centrosinistra si vedrà per concordare le mosse. Anche nel campo largo, infatti, non tutti la vedono allo stesso modo e non solo sulle preferenze in sé: l'idea di optare per l'Aventino, per esempio, è divisiva e "controproducente", avvertono dall'ala sinistra dell'alleanza. Dentro cui c'è chi è convinto che la maggioranza stia lavorando ad un'intesa che spazi dalle preferenze ad argomenti molto lontani dalla legge elettorale come l'autonomia, tanto cara alla Lega.
Dentro FdI, partito che sin dall'inizio si è detto pronto a presentare un emendamento anche in solitaria per dare la scelta in mano agli elettori, si fronteggiano due tensioni: la prima è quella di mantenere fede agli impegni presi, la seconda è quella di tenere unita la coalizione di governo ed evitare il più possibile l'incognita dell'Aula. In ogni caso, nel partito c'è chi, preventivamente, ha già messo in chiaro la sua posizione: "Io penso che chi chiede voti segreti lo fa perché abituato a fare cose di nascosto...", ha detto Francesco Lollobrigida. In questo scenario ancora incerto, si colloca l'appello di un politico e giurista di lunga data come Mario Segni: "Mi auguro che" nella nuova legge elettorale "vengano inserite le preferenze - afferma -. In questo campo non ci sono distinzioni nette tra maggioranza e minoranza. Non vincerebbe uno o l'altro ma una tendenza". La questione, infatti, "è sempre stato un tema su cui si scontrano due tendenze - ricorda -: da un lato la spinta a lasciare al cittadino il massimo della libertà di scelta, dall'altro la tendenza del mondo politico organizzato a fissare regole che diano ai partiti la possibilità di scegliere i candidati".
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