"Mamma, era maschio e me lo hai fatto
morire". Comincia così un racconto affascinante fatto di mille
emozioni, mille rivoli e incroci griffati Mauro De Cesare,
scrittore e storico giornalista del Corriere dello Sport. Con
una levatrice che dona una seconda vita. La simbiosi tra mamma e
figlio, che corrono lungo un solco, simile al solco di un aratro
trascinato dai buoi, che prepara con cura il campo da coltivare.
Le radici, la via Appia Antica, le Catacombe di San Sebastiano,
la Seconda Guerra, la vita in un borgo dove si insedia un
avamposto tedesco. Un bisnonno, Pompeo, socialista che sfida le
S.S. tedesche. Poi il trasloco in un rione popolare e popoloso
come Tormarancia. Gli stornelli di Gabriella Ferri, gli amici, i
puntuali appuntamenti, scanditi come il cannone del Gianicolo
che, quotidianamente, a mezzogiorno fa rimettere gli orologi ai
romani. Il calcio di strada, partite interminabili e la spuma
dal vinaio con 50 lire, quei palloni di cuoio pesanti e con le
stringhe che feriscono, l'amico Agostino di Bartolomei. E con
mamma Mariolina la prima volta all'Olimpico, la Roma, la prima
bandiera e le lacrime di Mauro. Decenni respirati in Curva Sud e
il sogno di molti che lui ha realizzato: entrare al Corriere
dello Sport-Stadio. Cronista al seguito di Roma e Lazio, due
scudetti della Roma raccontati e vissuti nelle piazzette e nei
vicoli storici dei Sette Colli. Vibrare per la nascita di Jacopo
e Alessandro e, poi, Angela nata quando aveva 7 anni: la
dolcezza in una adozione. Il prepensionamento che si trasforma
nel palcoscenico di una nuova, entusiasmante avventura. E dalla
pelle al cuore…
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2 ore fa
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