Il centrale non era in campo nelle cinque sconfitte più recenti e la squadra con lui non perde da agosto. A Verona può essere titolare
Francesco Albanesi
15 aprile - 11:42 - MILANO
Matteo Gabbia non conosce la sconfitta da otto mesi. Difficilmente in carriera è stato così tanto tempo in campo (23 partite) senza perdere. Tempo di scrollarsi di dosso l’abbronzatura estiva e poi via: sconfitta in casa contro la Cremonese e da lì solo vittorie o pareggi fino a metà febbraio, prima che l’ernia inguinale lo mettesse ko, costringendolo all’operazione. Da quando il Milan non c'è più Gabbia in difesa, per Allegri le cose stanno andando male: quattro sconfitte nelle ultime sette. Con lui in campo, la media punti è da scudetto (2,13). Solo Rabiot fa meglio (2,17 punti a partita). E allora la domanda viene quasi spontanea: è davvero così imprescindibile il ragazzo nato a una ventina di chilometri da Milanello?
gabbia e il milan: i dati
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Gabbia non gioca una partita da metà febbraio, Milan-Como 1-1. Nelle sette partite successive senza di lui - che fosse in panchina (Parma, Udinese) o fuori per infortunio - il Milan ha perso quattro volte e vinto tre. Una media di 1,29 punti a partita. Rendimento da metà classifica. Qui, la domanda si fa da sola: Gabbia è davvero così indispensabile per questo Milan? Guardando i numeri, verrebbe da dire di sì. Poi, come dice spesso Allegri, ci sono i momenti della stagione. E coincidenza vuole che il Milan stia vivendo la fase più complicata della sua stagione senza il suo numero 46 : tre sconfitte nelle ultime quattro - senza nemmeno segnare -, una qualificazione Champions più in bilico che mai, uno scudetto sfumato a Roma contro la Lazio e una difesa che non prendeva tre gol in casa in Serie A da fine maggio 2024. L’assenza di Gabbia ha sicuramente pesato, ma più in generale è un Milan in piena crisi collettiva di metà stagione.
come gabbia è leader
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Dopo il tracollo contro l’Udinese, Allegri ha parlato di “disordine difensivo”. Difficile dargli torto. Il Milan ha difeso male - troppe ripartenze concesse - e marcato peggio: chiedere a De Winter sul secondo gol di Ekkelenkamp. Una settimana prima, a Napoli, una deviazione del belga aveva portato al gol vittoria di Politano. Contro il Torino, invece, KDW si era perso Simeone sul primo gol granata. Tre indizi che fanno una prova: con un po’ più di esperienza, il Milan avrebbe potuto prendere qualche gol in meno. E qui entra in gioco Matteo Gabbia, titolare 22 volte su 26 in campionato. Con lui a dirigere il reparto, il Milan ha una media gol subiti di 0,88 a partita. Nelle ultime sette, senza di lui, il dato sale a 1,14. Vuoi anche per un calo fisico generale, vuoi per la botta psicologica di aver salutato definitivamente lo scudetto, vuoi per il cambio modulo contro l’Udinese. Le variabili sono tante. Di sicuro, Allegri senza Gabbia ha perso leadership nel reparto a cui tiene di più.
il contributo offensivo
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Gabbia non è certo il giocatore più importante del Milan. I tre moschettieri di Allegri restano Maignan, Modric e Rabiot. Solo la presenza di Adrien porta 2,17 punti a partita e, quando segna o fa segnare, il Milan non perde. In difesa, però, Gabbia guida la linea, chiama le marcature e dà sicurezza ai braccetti. Dal 2-2 di ottobre contro il Pisa al 2-2 di dicembre contro il Sassuolo, il Milan ha preso 9 gol in 8 partite con Gabbia in campo, segnandone però 13. Dal Parma all’Udinese – le partite senza Matteo -, il Milan ne ha presi 8 in 7 partite, facendone appena 6. La differenza sta anche qui: nel momento in cui è mancato Gabbia, il Milan ha smesso di essere continuo anche davanti. Coincidenza? Possibile. Intanto il dato resta. Gabbia non conosce sconfitta da agosto mentre il Milan, ultimamente, ha imparato a conviverci. Per uno che ha dichiarato di “vivere bene la vita solo quando vince”, questo non è proprio il momento ideale. Ma se fosse la sua presenza la chiave di volta del Milan per l’ultimo mese e mezzo?



