Le Azzurre pagano un primo tempo timido e il tabù scandinavo (quinta gara senza successi). Finisce 0-1, a segno Angeldahl, ma nella ripresa la Nazionale sfiora il pari con Cambiaghi e Dragoni. Sabato a Vicenza serve il riscatto contro la Danimarca
Pietro Scognamiglio
3 marzo 2026 (modifica alle 21:25) - MILANO
Inizia in salita il cammino dell’Italia di Andrea Soncin verso il Mondiale brasiliano del 2027. A Reggio Calabria passa di misura la Svezia, abile a capitalizzare un primo tempo non brillante delle Azzurre. Vista la reazione della ripresa, però, il pari sarebbe stato giusto. Resta un dato: dal 2023 a oggi, in cinque incroci, le svedesi non le abbiamo mai battute.
continuità
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L’Italia, che dopo l’Europeo ha girato un po’ a vuoto nelle amichevoli (pari col Giappone, ko col Brasile e due volte con gli Stati Uniti), riparte da vecchie certezze: in campo ci sono 9 su 11 delle titolari della semifinale europea persa con l’Inghilterra, cambia il sistema di partenza (da 3-5-2 a 4-3-3) ma non è una rivoluzione. Soncin, nella sua gestione, ha abituato le sue ragazze ai cambi d’abito ispirati dalle caratteristiche delle avversarie. La Svezia invece, con il nuovo ct Gustavsson (squalificato, in tribuna al Granillo), ha avviato un processo di ringiovanimento dopo l’Europeo terminato ai quarti (ma solo ai rigori, proprio contro le inglesi) e le semifinali di Nations League perse con la Spagna. Complici le assenze (Blackstenius per motivi familiari, Ilestedt e Bjorn per infortunio, mentre Sembrant ed Eriksson hanno lasciato la nazionale), si affida così a una linea verde più che mai interessante: la centrale difensiva Andersson ha 19 anni ed è già al Real Madrid, mentre in avanti brillano la 22enne Bah e soprattutto Felicia Schroder, stellina 18enne. Entrambe giocano ancora in patria, con l’Hacken. Tendenzialmente ci rimarranno ancora poco.
contropiede letale
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L’avvio dell’Italia, al netto di una bella punizione di Linari, è timido e un po’ confusionario. Anche perché le svedesi prendono bene i riferimenti e complicano la costruzione arretrata, costringendo a lanci improduttivi. A metà primo tempo è Severini a perdere un brutto pallone nella sua metà campo, innescando il contropiede letale: Bah sprinta, Schroder smista da veterana con le spalle alla porta, Angeldahl da fuori area sgancia un destro che Giuliani non legge anche a causa di un rimbalzo irregolare. E così, rotto l’equilibrio, la Svezia prende il controllo delle operazioni e arriva in tranquillità all’intervallo. Senza forzare.
reazione
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Per riconnettersi alla partita, alle Azzurre, serve chiaramente una scossa. Pur senza sostituzioni, dagli spogliatoi esce una versione migliore dell’Italia. Niente che faccia brillare gli occhi, ma di certo più voglia ed energia. Al quarto d’ora della ripresa il portiere Falk esce a vuoto e Cambiaghi riesce ad anticiparla di testa, centrando però un palo beffardo. Soncin cambia due terzi dell’attacco (Piemonte e Beccari per Cantore e Cambiaghi), resta in campo Bonansea e va vicina al pari anche lei, sempre di testa ma in questo caso angolando male. Con le scandinave in calo, il finale ha le sembianze dell’assalto: il 4-2-4 produce un’altra grande opportunità quando è la subentrata Dragoni a costringere Andersson a salvare a due passi dalla linea. Peccato. L’atteggiamento del secondo tempo è quello da cui ripartire. Sabato a Vicenza il secondo impegno, contro la Danimarca che ha battuto 3-1 la Serbia. “Non ho nulla da rimproverare alla squadra – il commento a caldo di Soncin –, è mancato il risultato che conta tanto in un girone da 6 partite, ma ho visto un crescendo e lo spirito giusto che mi fanno sperare in vista della prossima. C’è stata una squadra in campo a creare tante situazioni interessanti ed è stata l’Italia”.



