Prezzi diesel e benzina, cosa succede con l'accordo Usa-Iran

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Intervista al direttore di Staffetta Quotidiana circa le immediate conseguenze dell'accordo raggiunto tra Washington e Teheran, il quale dovrebbe entrare in vigore venerdì 19 giugno

Marco Bruckner

15 giugno - 16:13 - MILANO

I mercati esultano per l'accordo, annunciato, tra Stati Uniti e Iran, che dovrebbe entrare in vigore a partire da venerdì 19 giugno. Il conflitto, cominciato lo scorso 28 febbraio, sembra dunque giungere al termine e con esso anche la chiusura forzata, per mano di Teheran, dello stretto di Hormuz. La riapertura di quest'ultimo dovrebbe garantire un calo del prezzo del greggio, sia Brent che Wti, e di conseguenza anche del costo dei principali carburanti, benzina e gasolio su tutti. Anche il prezzo del jet fuel, oggetto di grande preoccupazione negli ultimi mesi per via di un temuto esaurimento delle scorte, dovrebbe diminuire in seguito all'accordo tra Usa e Iran. Di tutti questi scenari ne abbiamo parlato con Gabriele Masini, direttore editoriale di Staffetta Quotidiana, testata specializzata nell'analisi dei prezzi di carburanti e materie prime. 

Direttore, quanto pensa che ci metteranno a scendere i prezzi di benzina e gasolio? Un calo nel prossimo mese è realistico?
​"Credo che già nei prossimi giorni vedremo un calo. Già questa mattina erano scesi un po'. Vedo che nei circuiti internazionali della grossa distribuzione i prezzi stanno diminuendo. Per quanto riguarda il futuro, bisogna capire quanto reggerà questa fase intermedia prima che l'accordo di pace entri in atto e la conseguente gestione del traffico a Hormuz. È possibile che i prezzi tornino ai livelli pre-guerra in poco tempo, forse - ma non è possibile dirlo per certo - anche prima del 3 luglio, quando scadrà lo sconto sulle accise attualmente in vigore. Vanno ricostruite le scorte e la capacità di produzione non è ancora al massimo, essendoci delle raffinerie danneggiate in Medio Oriente. In ogni caso, per quanto concerne il calo dei prezzi l'attesa dovrebbe essere di settimane, non mesi".

Teme che ci possa essere della speculazione dovuta al famoso fenomeno delle "due-velocità"?
​"Non è mai stato dimostrato matematicamente che ci sia una doppia velocità (per doppia velocità si intende il fenomeno per cui il prezzo del carburante sale quasi contemporaneamente a quello del petrolio, mentre lo stesso non accade quando i prezzi scendono, ndr). La garanzia che non ci sia speculazione è data dal fatto che quello dei carburanti è un mercato libero, in cui c’è concorrenza: ognuno può scegliere come gestire i prezzi. Alcuni distributori possono fare della speculazione, ma il fatto che siano centinaia di operatori in Italia è una garanzia per il consumatore. La concorrenza in ogni caso riduce il rischio della speculazione: il metodo più efficace contro quest'ultima è la libertà di scelta. La situazione cambia se un distributore si ritrova in un contesto di monopolio "geografico" (per esempio essendo l'unico nell'arco di chilometri, ndr), a quel punto ognuno gestisce i prezzi come vuole. Ma questo accade sempre, non solo durante le crisi internazionali".

Negli ultimi mesi si è parlato molto del jet fuel e del rischio dell'esaurimento scorte: l'accordo migliorerà la situazione anche su questo frangente?
​"È il prodotto cui il prezzo è cresciuto di più, perché buona parte proveniva dal Medio Oriente. Alla fine non c'è stato un pericolo di esaurimento scorte in Italia, perché abbiamo cambiato rapidamente la catena di approvvigionamento, comprando per esempio dagli Stati Uniti. Non abbiamo avuto problemi di volume, ma abbiamo pagato un po’ di più. Ora che riaprirà Hormuz i prezzi andranno a calare, specialmente quando le navi ricominceranno a circolare effettivamente. Ovviamente ci sarà un po' di latenza, perché le navi hanno bisogno di tempo per raggiungere i vari porti, ma i prezzi caleranno. Sul mercato si può già vedere l'effetto positivo dell'accordo dal punto di vista psicologico".

Pensa che questa crisi porterà l'Italia a rivalutare le proprie strategie in termini di scorte di greggio, magari aumentandole?
​"Le scorte sono già alte per legge. Il cuscinetto c'è ed è adeguato a questo tipo di crisi. Mantenere le scorte costa parecchio, quindi bisogna sempre cercare di mantenere un equilibrio. Credo si rimarrà su questo livello. Aumentarne avrebbe un costo eccessivo per il sistema energetico. Lo spavento magari porterà alcuni Paesi a guardare maggiormente ad alternative a petrolio e gas, almeno chi può permetterselo".

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