La squadra vista col Torino è diversissima da quella della scorsa stagione. Meglio o peggio? Di sicuro, è più divertente. E c'è una scena simbolo...
Nella vita, certe cose si capiscono in 12 secondi netti. Torino-Milan, prima azione: il Toro batte il calcio d'inizio e il Milan parte in aggressione. Al secondo 12, ci sono quattro giocatori in maglia bianca nell'area di Mascardi, e non sono lì per guardare se il dischetto del rigore è stato disegnato bene: vogliono la palla. Ecco, pronto, il manifesto del Milan di Amorim, una squadra che tiene la palla e difende alto, in avanti, per recuperarla. Una squadra opposta a quella di Allegri.
allegri-amorim: lo stile
—
Qualche coordinata per capire. Il Milan dopo mezz'ora aveva il 78% di possesso palla, dato irreale, e ha chiuso al 59%, comunque ampiamente sopra il 52% della scorsa stagione. Nel solo primo tempo, ha calciato 10 volte da dentro l'area di rigore e non serve uno sforzo di memoria per ricordare che con Allegri questo non succedeva. È un contrasto totale, in ogni aspetto. Allegri ama difendere basso, Amorim allena per difendere in avanti. Allegri lascia volentieri il pallone agli avversari, Amorim apre la prima conferenza stampa con "noi vogliamo controllare il pallone". Allegri costruisce le stagioni con la diminuzione dei rischi difensivi e la lotta all'errore individuale, Amorim è più interessato a quello che la squadra produce e accetta i danni collaterali.
allegri-amorim: i singoli
—
I gusti sono diversi anche sui calciatori. Allegri un anno fa ha avuto Musah e Chukwueze in tournée e li ha lasciati partire: non erano nella sua rosa ideale. Amorim è andato nella direzione opposta: non solo li ha richiamati, li ha scelti come titolari... e non è detto che sia una soluzione parziale, perché Yunus e Chuk giocheranno molto, alternandosi con altri calciatori. Per Tomori, Gimenez e Fofana, vale il discorso contrario. Molto diverso anche l'atteggiamento con Leao. Allegri, un'estate fa, decise di farlo sentire un primus inter pares, un giocatore speciale. Amorim lo ha messo in competizione con Alphadjo Cisse, arrivato dal Catanzaro.
chi è meglio?
—
Non affrettate la morale, non è il caso. Il Milan è cambiato ma non per questo deve essere una squadra migliore o peggiore di quella dello scorso campionato. È solo diverso, come tante persone che cambiano in base a chi incontrano lungo il percorso. Certo, è più divertente, prende più rischi, attacca di più, è più sperimentale, più in linea con la tradizione del club. Cardinale a inizio stagione ha messo in fila sette parole: "Giochiamo per vincere, non per non perdere". Se pensate che abbia pronunciato quella frase dopo aver parlato con Amorim, non sbagliate. Se credete fosse riferita ad Allegri, pensate male ma ci azzeccate.




