Pinto, 15 anni di amore con la Giana Erminio: "Dalla Promozione alla C. I miei 40 anni? Non li sento"

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A maggio il quarantesimo compleanno: "Non smetto, mi piacerebbe scrivere un’altra pagina importante per la Giana. Voglio dare una mano, mi sento ancora in grado”

Lorenzo Topello

Collaboratore

18 aprile - 10:10 - MILANO

Galeotto fu uno spareggio salvezza. Indietro veloce a un’altra primavera, ma di una quindicina d’anni fa: Giana Erminio e Vimercatese si giocano un rovente playout, una delle due è destinata a finire in Promozione. Si salva la seconda, trascinata anche da un instancabile Daniele Pinto: in mezzo al campo corre per tutti e il suo telefono, a stagione finita, comincia a squillare: “Mi cercavano dall’Eccellenza, ma soprattutto dalla Serie D”. Il ragazzo, classe ’86, sta raggiungendo la maturazione calcistica e di conseguenza è particolarmente appetito. Ma alla fine sceglie… la Giana Erminio. Ovvero la squadra che ha appena spedito al piano di sotto. Pinto si accasa alla società di Gorgonzola, rimasta casa sua da quindici anni. L’amore è cominciato in Promozione ed è culminato con la tripla cifra di presenze in C: “Anche se per una stagione ho dovuto lasciare, ero appena diventato direttore di un punto vendita”. 

Ci racconti. 

“Nel 2011 accetto l’offerta della Giana dopo quel playout, e al primo tentativo vinciamo la Promozione. Va benissimo anche l’anno dopo: promossi subito in D. In quell’estate ricevo un’offerta di lavoro irrinunciabile: mi chiedono di diventare direttore di un punto vendita. Ero impiegato in un negozio appartenente a una catena, in quel momento ho sentito di dover accettare, lasciando il calcio. E quindi mi sono perso la terza promozione di fila, quella in C”. 

E poi? 

“E poi la società mi richiama. Volevano che tornassi a giocare: io ho resistito un anno solo, lontano dai campi. Ma non vedevo l’ora di riprendere. Il punto è che non sapevo come organizzarmi col lavoro: così il presidente Bamonte mi ha offerto un posto nella sua azienda. Iniziavo alle 5 del mattino, chiudevo alle 14 e poi andavo agli allenamenti”. Tutto il giorno a contatto con la Giana Erminio, insomma. 

“L’offerta di lavoro del presidente, a ripensarci, è stata commovente. Io per un anno ho eseguito il doppio impegno, poi Bamonte mi ha chiesto solo di giocare a calcio e sono diventato professionista a tutto tondo. Uomo come pochi, lui: mi ha aiutato per davvero”. 

E da lì un lungo percorso in C, con una sola annata di purgatorio al piano di sotto. Che viaggio è stato? 

“Pienissimo di emozioni. A Gorgonzola la differenza la fanno le persone. Sono loro che rendono speciale la società: ti accolgono bene, ti danno il massimo. Non ti fanno mancare niente, ti permettono di creare un’amicizia vera anche con magazzinieri e dirigenti: c’è tanta onestà, si crea un gruppo importante. Una rarità, a queste latitudini: il dare è sempre più importante del ricevere. Questo fa sì che si crei un rapporto di vicinanza vera”. 

Lei ha segnato il suo primo gol stagionale un paio di settimane fa, con le Dolomiti Bellunesi. Lo sa che il club sui social le ha dedicato Forever Young? 

“Hanno fatto benissimo (ride, ndr). La sento molto mia, come canzone. E poi non dimentico di essere ormai un giocatore da un gol all’anno: alla mia età non è facilissimo segnare. Sono stato felice perché è servito per portare a casa un punto”. 

La salvezza è cosa fatta. Ora si punta ai playoff? 

“Sì, ci vogliamo provare. Lo scorso anno li abbiamo centrati e ci siamo regalati anche la finale di Coppa Italia Serie C, sarebbe bello andare in post-season anche stavolta”. Parlavamo della sua età: il 9 maggio compie quarant’anni. Che effetto le fa? 

“Molto buono, anche perché mi sento bene. Ho ancora quella passione nell’andare al campo, e quello fa la differenza: voglio lottare coi miei compagni e allenarmi forte”. 

Apriamo l’album dei ricordi. Un compagno che l’ha impressionata. 

“Più di uno, anche perché la Serie A ne ha accolti diversi. Ricordo Tommaso Augello: ragazzo eccezionale, a livello fisico aveva qualcosa in più. Ma qua alla Giana è passato anche Paleari, ora al Torino: faceva ogni giorno due sedute, perché iniziava prima con un preparatore. E i risultati si vedevano. Ricordo anche Iovine, finito poi al Como, e un fuoriclasse come Manconi che ha da poco vinto il Girone C col Benevento. Ne è passato di talento, da qua”. 

Un gol che porta nel cuore. 

“Segnandone pochi non devo fare grandi sforzi per selezionarne uno. Vado indietro al pre-Covid e scelgo quello contro la Juventus Under 23. Era un periodo in cui non stavo giocando tanto, ho segnato di testa e ci è bastato per vincere. Servivano punti per la salvezza, ho dato il mio contributo. Poi sono milanista da sempre: segnare contro la Juve non può mica dispiacermi…”. 

Allora immaginiamo la sua ammirazione per il suo quasi coetaneo Modric. 

“Un mito assoluto: mi lascia stupefatto vederlo quando dà una mano a tutti, nonostante l’età. È un esempio per i giovani. E per ispirarmi leggo spesso anche le interviste di immortali veri come Djokovic e Dzeko: nessuno come loro sa quanto siano importanti prevenzione e recupero fisico, alla nostra età”. 

E se le chiediamo di scegliere la partita più emozionante? 

“Difficile citarne una sola. Azzardo un terzetto: Giana-Monza, di sicuro. Era il periodo iniziale della presidenza Berlusconi dalle loro parti, erano ambiziosi come pochi. Eppure vincemmo noi 3-2, c’era un’elettricità speciale nell’aria: si percepiva che avevamo fatto un’impresa. La seconda è più recente: la finale d’andata della Coppa di anno scorso, col Rimini, a casa nostra. Abbiamo perso, ma ricordo un’atmosfera pazzesca allo stadio: era tutto esaurito, c’era una spinta unica. E poi Giana Erminio-Venezia, prima partita allo stadio nuovo durante il nostro esordio in C: i primi mesi avevamo giocato in esilio a Monza, in attesa della ristrutturazione. Ma tornare a casa nostra fu ovviamente speciale: la sera prima della partita l’abbiamo trascorsa sul prato, con tutti i calciatori reduci dai tre campionati vinti di fila. Che emozione pensare di essere passati tutti insieme dalla Promozione alla C…”. 

Siamo magnanimi e le concediamo un desiderio per i quarant’anni. 

“Voglio star bene e andare avanti ancora. Mi piacerebbe scrivere un’altra pagina importante per la Giana: voglio dare una mano, mi sento ancora in grado”. 

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