Perché queste Olimpiadi sono una sfida globale che ci riguarda da vicino

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Il successo, non solo sportivo, è un indicatore per tutto il Paese. La torcia è arrivata in piazza Duomo a Milano: con le quattro cerimonie d'apertura a San Siro, Cortina, Livigno e Predazzo i Giochi possono cominciare

Stefano Barigelli

Direttore

6 febbraio - 00:17 - MILANO

Le Olimpiadi che cominciano sono sempre le più belle. Queste di Milano Cortina arrivano dopo una corsa, tra cadute e accelerazioni, partita dopo che la candidatura di Roma ai Giochi estivi era stata affondata dallo stesso sindaco, Virginia Raggi. Tutto molto italiano. Il fuoco amico che più amico non si può: un sindaco che taglia fuori la sua stessa città. Ma poi il decollo e il successo travolgente della candidatura di Milano Cortina. Anche questo molto italiano. Per cui, eccoci qua, alcuni anni dopo quel giugno del 2019, pronti ad accendere il fuoco olimpico fortissimamente voluto. Molto è cambiato da allora, Malagò non guida più il Coni, per dirne una. Tutte le storie finiscono e non è il giorno in cui parte un’Olimpiade il momento più adatto per rimandare in scena una polemica che ha accompagnato il nostro sport per mesi. Diciamo che in questa nuova stagione la Gazzetta ha trovato via via più giusta la posizione che prese a favore di Sport e Salute quando la riforma nacque. Perlomeno c’è una guida che non difetta di capacità. Non credo abbia senso si spinga a fare l’organizzatore sportivo, tuttavia rispetto alla passività del Coni di oggi, molto preso da cerimonie, corazzieri e discorsi retorici, almeno ha iniziativa.

tra dubbi e certezze

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Lo sport italiano, per fortuna, ha talenti, tecnici, ingegni e capacità sconosciute a molti dei nostri dirigenti. In questa Olimpiade non sappiamo (ma chi lo sa mai?) dove finiremo nel medagliere, di sicuro abbiamo un numero di atlete e atleti con grandi possibilità e ambizioni. L’Olimpiade ha una fascinosa crudeltà che rende i pronostici puro azzardo. Chi avrebbe mai soltanto pensato che lo spagnolo Francisco Fernandez Ochoa nel 1972 avrebbe tolto l’oro dal collo a sua maestà Gustavo Thoeni nello slalom speciale di Sapporo? Nessuno. Nemmeno Ochoa stesso. Un grande Paese sportivamente si giudica, in un’Olimpiade, dal numero di atleti che legittimamente candida a una medaglia e che poi piazza tra i primi cinque. L’Italia ne ha oltre 20. Molti, se consideriamo che ai Giochi di Torino nel 2006 furono 11 le medaglie azzurre (5 ori e 6 bronzi), mentre a Cortina nel 1956 furono solo 3 le medaglie, tutte nel bob (1 oro e 2 argenti). Pur vincendo molto meno, l’Italia nel 1956 finì ottava nel medagliere, a Torino nona. Il che ci porta nel mezzo della vera grande rivoluzione olimpica: l’allargamento dei Paesi partecipanti e allo stesso tempo concorrenti. La globalizzazione l’ha inventata lo sport, molto prima che ci arrivassero l’economia e la finanza.

obiettivi

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Qui ci saranno 92 Paesi, all’incirca il triplo di quelli che parteciparono a Cortina. Sui quattro atleti giamaicani del bob di Calgary fecero un film, ma non è più così. Aggiungo meno male, perché sono convinto che alle Olimpiadi conta di più includere anziché alzare il livello delle prestazioni tecniche. Diverso il discorso per i Mondiali, soprattutto se si tratta dei criteri di accesso alle fasi finali. Ma l’olimpismo deve conservare il suo tratto distintivo. Prima che uno spettacolo, i Giochi devono restare un grande rito universale. Sappiamo che il decubertinismo oggi fa sorridere, nello sport di vertice a questi livelli iper sofisticati si partecipa per vincere e gli ori sono un indicatore importante per un Paese. Ma sappiamo anche che esistono gli avversari. Gli americani chiamano la medaglia d’argento l’oro dei canadesi. La frase oltre a renderci simpatici i canadesi annienta il senso stesso della sfida, che è avvincente quando è tra eguali. Competere significa puntare a vincere, non c’è dubbio. Questo spirito è sempre esistito, anche ai tempi di De Coubertin. Ma il disprezzo nei confronti di chi l’oro lo perde o al podio non arriva, è invece un’acquisizione recente. Che combattiamo, come si combatte una malattia infettiva. La Gazzetta è nata con le prime Olimpiadi di Atene. Il caso vuole che in questo anno olimpico festeggiamo uno straordinario compleanno: 130 anni. In questo lunghissimo tempo è rimasto intatto lo spirito rosa di allora. Come detto, molte cose sono cambiate. Noi no.

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