Una prestazione pazzesca a livello numerico, ma realizzata contro una squadra che ha concesso 150 punti e gioca praticamente a perdere e ottenuta praticando fallo sistematico nell'ultimo quarto per dare al centro di Miami l'opportunità di andare in lunetta. Uno show, indubbiamente, ma dalle conseguenze preoccupanti
Fu vera gloria? Se lo chiedeva il Manzoni ne “il cinque maggio” e si riferiva a Napoleone Bonaparte. Se lo chiede il mondo della pallacanestro la mattina dopo riferendosi agli 83 punti segnati da Bam Adebayo contro Washington. La notizia Nba che diventa virale sui social media, la festa al Kaseya Center di Miami, i libri dei record aggiornati, i nomi di Wilt Chamberlain e Kobe Bryant tirati in ballo, i click su internet, gli applausi, le docce di champagne, le celebrazioni che nemmeno gli Heat avessero vinto il titolo, ma poi cosa rimane? L’evento inatteso, epocale, ha venduto il prodotto alla grande in tempo reale. Il pubblico sugli spalti s’è esaltato, s’è trovato senza preavviso nel posto giusto al momento giusto. Su X e Instagram s’è scatenato l’aggiornamento del tabellino del centro degli Heat. Sessanta., poi Settanta. Quindi Ottanta…”Ora supera gli 81 di Kobe (Bryant), chissà se attacca i 100 punti di Chamberlain”. il pallottoliere s’è fermato a quota 83. Misericordiosamente. Perché passata l’ebrezza del momento, smaltita l’adrenalina, resta il sospetto che sia stata una vittoria di Pirro.




