Nel mondo capovolto dello sport azzurro, l'Italia del rugby batte i maestri inglesi, quella del baseball coglie a Houston uno storico successo sui professionisti Usa e il calcio italiano é sparito. Dai quarti della Champions, certo, dove a meno di un'impresa non quotata al ritorno anche l'Atalanta é fuori dopo l'1-6 col Bayern Monaco; ma a conti fatti anche dai radar del panorama internazionale.
Una Champions senza squadre di serie A tra le migliori otto non si vedeva da cinque anni, e in fondo é il dato meno negativo. Il sogno di una quinta squadra per il prossimo anno - con valenza più economica che tecnica, per l'eventuale interessata - è oramai una chimera: l'Italia é quarta nel ranking Uefa, e la Germania terza l'ha staccata con la passeggiata bavarese a Bergamo (ora -500 punti).
In 39 partite di questa stagione, le quattro italiane di Champions hanno collezionato solo 16 vittorie e ben 16 sconfitte, subendo 63 gol contro i 60 segnati. E se si guarda al dettaglio, quelle vittorie sono arrivate con Pafos, Qarabaq, Almaty, Slavia Praga; sconfortante invece il confronto diretto con le grandi d'Europa, dove il 3-0 dall'Atalanta a Francoforte o il 2-1 dei bergamaschi in casa col Chelsea sono eccezioni.
La norma - al netto di debacle come quella del Napoli a Eindhoven: 2-6 dal Psv -, é stata la sconfitta con Real, Liverpool, Arsenal, City, Bayern, Atletico Madrid, Paris Saint Germain. Sconfortante il doppio ko dell'Inter contro i norvegesi del Bodo, che riecheggia lo scricchiolio della nazionale.
Insomma, l'Italia é tagliata fuori e non ha mai mostrato di poter competere col top d'Europa. "Il Bayern aveva sei marce in più; speriamo che chi governa si renda conto del problema", dice Incocciati, ex che ha giocato con Maradona. Come lui, tutti quelli che hanno vissuto gli anni d'oro della serie A puntano il dito sull'eccesso di tattica, la mancanza di talenti, il crollo dei settori giovanili.
"Confidiamo su Gattuso e i suoi ragazzi, siamo profondamente ottimisti", é la professione di fiducia del ministro per lo sport, Andrea Abodi, assolutorio per la debacle dei club ("anche le esperienze negative sono occasione di crescita"). Lo spareggio di fine novembre è uno spartiacque per tutto il movimento, perché un terzo Mondiale senza Italia avrebbe ripercussioni interne enormi.
La distanza dai grandi d'Europa dei club italiani non può che riversarsi anche sulla nazionale, visto l'alto numero di azzurri chiamati dalla A (c'è anche la possibilità di andare a pescare nel campionato arabo, con il ritorno di Verratti). Ma la crisi di sistema non è datata a questa Champions.
"Le squadre italiane non reggono l'intensità del calcio di oggi: hanno bisogno di un 'riavvio'", sentenziò mesi fa Philip Lham, ex capitano della Germania innamorato degli anni d'oro della serie A e ora deluso. Per ora, il 'reset' si limita a un progetto di riforma del settore arbitrale, a un tavolo sulla riforma (sempre bloccatissima) dei campionati, a qualche tentativo di seconda squadra.
Tra le proprietà, non è più il tempo dei grandi mecenati ma oramai i fondi Usa hanno il predominio, e le condizioni per avvicinare gli investimenti alle cifre monstre della Premier ci sarebbero pure. Ma più che sui giovani esplosivi, si va sull'usato sicuro dei campioni a fine carriera. E intanto l'Europa corre e segna. Sei a uno.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA

1 ora fa
3


