Per i 100 anni di Ducati il primo tributo è un Guinness record con la Scrambler

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Prima di entrare nell'anno del centenario Ducati, c’è chi ha deciso di celebrare il compleanno in anticipo, organizzando una festa diversa dal solito. Due cacciatori di record, Silvio Sabba e Valerio Boni, hanno trasformato una Ducati Scrambler di serie in una macchina da endurance su sterrato, realizzando il primato per la maggiore distanza coperta in 24 ore

1 febbraio - 19:08 - MILANO

Siamo all’inizio del 2026, l’anno che segna il secolo di vita di Ducati. I festeggiamenti entreranno presto nel vivo e culmineranno con un’edizione speciale del World Ducati Week al Misano World Circuit Marco Simoncelli, dal 3 al 5 luglio, con il 4 luglio come data simbolica del centenario. Eppure, come spesso accade nello sport, c’è chi ha deciso di portarsi avanti, celebrando la storia prima ancora del calendario ufficiale: non con una parata o una cerimonia, ma con un’impresa di resistenza, polvere e cronometro.

non solo superbike

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L’idea nasce quasi per gioco, ma con la determinazione di chi sa che cosa serve per puntare a un primato. Spulciando l’archivio online dei Guinness World Records, l'unico record Ducati presente è quello legato al Mondiale Superbike: 17 titoli costruttori conquistati tra il 1991 e il 2011, riportati in una scheda che non risulta aggiornata da anni. Una riga secca, quasi impersonale, come se l’epopea Ducati nel motorsport potesse essere compressa in un “17” e in una lista di stagioni. Da lì la scintilla: possibile che un marchio così pieno di storie non abbia un tributo più umano, più fisico, più narrativo dentro il mondo Guinness?

due cacciatori

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È qui che entrano in scena Silvio Sabba e Valerio Boni. Due profili diversissimi, ma complementari, uniti da una passione in comune: i record e i motori. Sabba è un nome di riferimento nella galassia Guinness, un collezionista seriale di primati, l’uomo che ha costruito una carriera sulla performance misurabile, sull’abilità, sulla capacità di trasformare un gesto in un numero certificato. In 11 anni ne ha conquistati 620, nessuno ha fatto meglio di lui, e questo gli è valso il riconoscimento di Guinness Icon, in compagnia di Elton John, Usain Bolt, Barbie, e un'altra cinquantina di personaggi. Boni è un giornalista con un’altra ossessione: le prove di resistenza, soprattutto quelle di 24 ore, dove la sfida non è un colpo singolo, ma la somma di lucidità, ritmo e gestione. Il bello è che tutto è nato da un altro compleanno, i 70 anni del Guinness World Records Book. Invitati allo stesso evento, si incontrano quasi per caso, parlano, incrociano esperienze e si riconoscono al volo contagiati dalla stessa malattia. E decidono che il modo migliore per celebrare Ducati, in anticipo sul centenario, non è ricordare una coppa in bacheca, ma mettere alla prova una moto nel modo più crudo, ventiquattro ore senza sconti.

nessuna modifica

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L'obiettivo è chiaro: maggior distanza percorsa in 24 ore su sterrato alla guida di una Ducati Scrambler. Ma con un dettaglio fondamentale, quello che rende la storia interessante anche per chi non vive di record: la moto deve essere di serie, con pneumatici originali. In altre parole: niente trasformazioni, niente gomme specialistiche, niente scorciatoie. La Scrambler, per definizione, è una moto dal look fuoristrada e dall’anima urbana. Metterla su terra per un giorno intero significa chiedere molto all'affidabilità, più che ai cavalli: resistere alle buche, alla fatica, agli imprevisti e soprattutto alla ripetizione.

salta il piano a

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Il progetto parte mettendo a punto un piano dettagliato e razionale, che prevede un circuito sterrato tracciato appositamente con cura, fondo battuto, e condizioni perfette per macinare chilometri. Ma il meteo, a ridosso del tentativo, stravolge tutto. L’argilla si trasforma in una trappola, una superficie viscida e appiccicosa che non perdona. In sella a una moto specialistica forse si potrebbe tentare, ma con una Scrambler gommata stradale il rischio di fallimento è palese. È il momento in cui molte imprese finiscono ancora prima di iniziare. Qui invece nasce la parte più sportiva della storia, la capacità di cambiare schema senza perdere di vista l’obiettivo. Sabba e Boni trovano un piano B in extremis, un tracciato compatto a Pantigliate, alle porte di Milano, messo a disposizione dal proprietario di un agriturismo. Un rettilineo sterrato raccordato da due tornanti stretti, non rappresenta il sogno di un cronoman, perché obbliga a rallentamenti e ripartenze continui, ma ha un vantaggio importante, perché il fondo compatto è a prova di diluvio.

pneumatici in difficoltà

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Poi si parte davvero. E qui la narrazione cambia passo, la 24 ore diventa un lavoro ripetitivo. Giro dopo giro, ritmo costante, rifornimenti, cambi di guida, cronometraggi, testimoni. Lo sterrato mette alla prova la moto che assorbe bene i colpi, il fisico si adatta. Gli imprevisti arrivano sotto la forma di tre forature, una delle quali impone un fermo regolamentare di 15 minuti per consentire di ripartire con la moto di scorta. Il record di 24 ore, però, non si conquista con ritmi da gara sprint, servono controllo e disciplina. Si riparte, si riprende ritmo, si continua a costruire. Il dato che rende l’impresa notizia è il finale: 1.462,114 km percorsi in 1.158 giri. Con una media che, su 24 ore e su sterrato, racconta l'affidabilità più che la velocità pura. E promuove il cambio, sottoposto a una vera e propria tortura. Prima, seconda, terza e quarta marcia, scalata fino alla prima, tornante, ripartenza e nuova progressione alla quarta per raggiungere il tornante opposto. Il tutto moltiplicato per 1.158 giri, vale a dire oltre 18.500 cambi di marcia in un giorno.

la sfida continua

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In un anno che porterà Ducati a festeggiare il suo secolo di vita con eventi e celebrazioni culminando a Misano, questo record ha un valore simbolico, è un tributo anticipato, nato dalla collaborazione di due cacciatori di record che si sono trovati nel posto giusto al momento giusto. È anche una lezione sportiva, non servono superpoteri, bastano preparazione, adattamento, rispetto delle regole, capacità di non farsi spaventare quando il piano iniziale salta. E alla fine, forse, è questo il modo più coerente di celebrare Ducati, non solo ricordare ciò che ha vinto, ma dimostrare che la sua storia continua a generare sfide nuove. Anche su un rettilineo di terra, tra due tornanti, per un giorno intero.

La Gazzetta dello Sport

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