Il bomber inglese carico malgrado l'infortunio che lo terrà fuori un mese: "Pensavo di essermi fatto più male. Lautaro è l'attaccante più forte, ma io sono tra i primi tre"
4 febbraio 2026 (modifica alle 09:26) - UDINE
La speranza è stampata sul viso. Dalle lacrime al sollievo. Keinan Davis, sette gol in campionato e tre assist in 22 presenze, è il centravanti, il numero 9 dell’Udinese sul quale i tifosi, carichi dopo la vittoria con la Roma, poggiano tanti sogni di gloria. I sui timbri: Inter, Sassuolo, Lecce, Parma, Lazio, Pisa e Verona. Contro i giallorossi lunedì sera non aveva segnato, ma Ndicka ricorderà a lungo le sue devastanti progressioni. Però dopo 54 minuti questo ragazzone inglese con movenze da pantera, che ai più anziani ricorda George Weah e ai più giovani Romelu Lukaku, si è fermato e ha chiesto il cambio. È uscito dal campo piangendo. Ieri camminava quasi bene. "È l’adduttore sinistro. Prima ho sentito un dolore forte, ora sono più tranquillo, rilassato, sto meglio, mi godo la bella vittoria e faccio le terapie che servono. Tra un mese dovrei essere in campo".
Ha segnato già sette gol e sembra non volersi fermare realizzando il suo record.
"L’obiettivo è la doppia cifra. Mi sento molto a mio agio, la cosa più bella è che ho il sostegno e l’appoggio della squadra".
E anche del club che l’ha scelta come centravanti titolare dopo aver ceduto Lorenzo Lucca.
"La dirigenza ha creduto in me, Gino Pozzo è un uomo eccezionale, sono arrivato con lui al Watford. Parla poco, ma quando lo fa è delizioso. Fare gol non è affatto facile. Sentire la fiducia quando non segni è fondamentale e io dall’allenatore sento questo".
Lo scorso campionato lei giocava con Florian Thauvin che ora è leader anche al Lens, in questo con Niccolò Zaniolo. Quali sono le differenze?
"Flo è un’ala con la creatività del 10. Nic è più attaccante, fa più reparto, può giocare anche da nove. E sfrutta tanto la fisicità".
Sì stupirebbe di vederli entrambi al Mondiale?
"Per niente. Flo è già tornato con la Francia, Nic con quei numeri può esserci".
E lei con l’Inghilterra?
"Sarebbe bellissimo. Ma ci sono troppi top player, soprattutto tra gli attaccanti. E Kane è il più forte".
Le manca l’Inghilterra, Stevenage? Pochi inglesi hanno sfondato in Italia.
"No, non mi manca. Mi piace l’Italia e la Serie A. Attacco la profondità, cosa che adoro. In Premier si corre troppo, si va sempre su e giù per il campo".
Un inglese qui. Ci racconta la sua colazione?
"Uova, pane tostato e pancake con le fragole".
La sua alimentazione?
"La pasta mi piace, ma solo col pomodoro e con i gamberi che amo. Mangio agnello e pollo. Non amo la vostra pizza, sono abituato a quella inglese. E bevo Coca Cola, ma soprattutto la Fanta. Che buona. Niente birra e vino".
Chi vince la Premier?
"L’Arsenal, of course. The best team in the world. È una squadra che ha i movimenti sincronizzati, sono bravissimi a scambiarsi più volte la posizione. Ma la chiave sono i due difensori: Gabriel e Saliba. Troppo forti. Comunque resto legato anche all’Aston Villa, il club in cui sono cresciuto e ho giocato di più".
E in Serie A chi vince?
"L’Inter, the best".
Chi è il miglior attaccante?
"Lautaro, senza alcun dubbio. Ma io mi sento tra i primi tre".
Il difensore che ritiene più forte e fastidioso in A?
"Akanji, assolutamente. Quelli della Roma erano molto duri".
Lei a San Siro ha segnato e avete vinto con l’Inter.
"È un ricordo che terrò per sempre. Ma la vittoria più bella con le big è stata quella col Napoli. Con gol decisivo di Ekkelenkamp, uno che in Premier ci starebbe benissimo".
E Atta?
"Pure lui. Un vero good player. È un calciatore molto tecnico e riesce a fare tutto. In A è un top".
Che dice del suo tecnico Kosta Runjaic che vi ha portato a 32 punti?
"È bravo, lineare. Ha come base il lavoro duro. Mi piace. Ci rispetta e chiede rispetto".
L’Udinese è a quota 32, solo nel 2017-18 a questo punto del campionato ne aveva uno in più. Oggi può pensare di arrivare al traguardo dei 50 punti?
"Credo proprio di sì. Lo scorso anno eravamo una buona squadra, ma quest’anno siamo ancora più squadra, più gruppo, più uniti".
Lei pensa mai a una big, alla Champions?
"Sì, bisogna sempre puntare al massimo. Sarebbe bello giocare le coppe, magari con l’Udinese".
La sua idea è quella di restare?
"Ovviamente sono molto concentrato sul presente e su questa stagione. Ho un contratto qui fino al 2027, ma stiamo piano piano cominciando a parlare di rinnovo".
Sembra felice a Udine.
"Abito vicino al centro. Ho sempre detto che è una città simile alla mia Stevenage. Quel che mi piace è la gentilezza delle persone. C’è tutto quel che serve anche se io sono uno che esce poco e non frequento i ristoranti. Sto in casa con la mia compagna e mia figlia che ha tre anni".
Con chi ha legato in squadra maggiormente?
"Zemura, inglese come me, poi Ehizibue e Solet".
Sua mamma è giamaicana, suo papà inglese. Cosa c’è in lei di questi Paesi?
"Di giamaicano l’approccio alla vita, l’organizzazione, la casa in ordine. Quel che c’è di inglese lo vedete in campo: aggressività e intensità".


