Paolo Del Brocco: "Cannes senza italiani in Concorso non è un dramma, Rai Cinema co-produrrà nuovo film Sossai e distribuirà 'Paper Tiger'"

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L'ad respinge polemiche su 'Albatross' di Base e fa il punto sul settore tra David di Donatello, un decreto sul tax credit in arrivo e quattro co-produzioni alla kermesse francese

"È un vero peccato, ma non mi sembra un dramma. Quest'anno alcuni dei nostri maggiori autori non avevano i film pronti. Ho letto commenti esagerati, improntati a un eccessivo pessimismo". Così all’Adnkronos Paolo Del Brocco, amministratore delegato di Rai Cinema, commenta l’assenza di film italiani in Concorso al 79esimo Festival di Cannes, ricordando che "l'Italia negli ultimi tre anni ha partecipato con 12 titoli nelle varie sezioni”. Rai Cinema sarà comunque presente sulla Croisette con quattro co-produzioni internazionali: 'La sconosciuta' di Arthur Harari in concorso, 'Roma Elastica' di Bertrand Mandico, 'Congo Boy' di Rafiki Fariala e 'La troisième nuit' di Daniel Auteuil. "Incrociare partner internazionali significa costruire progetti più ambiziosi, aprire opportunità diverse, scambiarsi idee". E annuncia all'Adnkronos: "Distribuiremo in Italia uno dei film più attesi del Concorso principale, 'Paper Tiger' di James Gray con protagonisti Adam Driver, Scarlett Johansson e Miles Teller”, dice Del Brocco, reduce dal successo di Rai Cinema alla cerimonia dei David di Donatello, che per l’ad è stata anche l’occasione per misurare lo stato di salute del cinema italiano e il ruolo della società che guida. "La cerimonia dei David - afferma Del Brocco - è sempre una bella festa per la nostra industria, svolta in un luogo ideale come la fabbrica dei sogni di Cinecittà e un’occasione per fare il punto". Secondo l'ad, "se si osservano le varie cinquine si nota chiaramente la crescita qualitativa dei film italiani, sia degli autori affermati che dei giovani. Gli incassi dell’ultimo anno, l’elevata quota di mercato, la varietà di prodotto e il gradimento del pubblico testimoniano una generale buona salute del nostro cinema".

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Per Rai Cinema, aggiunge, "è andata molto bene, i film da noi co-prodotti hanno ricevuto in totale ben undici statuette". Tra questi spicca il trionfo de 'Le città di pianura' di Francesco Sossai: "Una piccola storia dal respiro universale che è riuscita ad arrivare molto lontano. Si è aggiudicato otto David, tra cui Miglior film, regia, produttore e sceneggiatura originale". Questi riconoscimenti "ci danno il coraggio e la spinta di perseguire una delle nostre mission più strategiche, quella di contribuire a scovare e investire sui talenti emergenti". E all’Adnkronos fa un altro annuncio: "Co-produrremo il nuovo film di Sossai". Del Brocco rivendica anche il successo del documentario 'Roberto Rossellini - Più di una vita': "Un racconto inedito e appassionato che dimostra, ancora una volta, come la storia della famiglia Rossellini sia un patrimonio ricco e stratificato". E sottolinea la presenza di tre titoli nelle cinquine, tra cui 'Sotto le nuvole' di Gianfranco Rosi, "uno dei maggiori esponenti mondiali del cinema del reale". Sul fronte politico, il manager accoglie con favore l’appello del ministro Giuli al Quirinale per una riforma coesa del sistema audiovisivo: "Ha fatto un bellissimo discorso improntato all’apertura, all’equilibrio, alla tutela delle maestranze, sottolineando l’importanza della libertà di espressione del cinema. Sono certo che con il dialogo e con questo spirito costruttivo si riuscirà a trovare un punto d'incontro in Parlamento". Per Del Brocco, le priorità sono chiare: "Certezza delle risorse nel tempo, regole chiare e stabili, semplificazione degli adempimenti burocratici". Il sostegno pubblico "non è un'anomalia: in Europa e in gran parte del mondo il cinema vive dentro un rapporto strutturale con le politiche pubbliche".

Il tema più caldo resta quello del tax credit, in una fase di forte incertezza regolatoria. "Si è lavorato molto in questi mesi con la sottosegretaria Lucia Borgonzoni e le Associazioni di categoria per affinare la regolazione per un sistema meno esposto a usi impropri con regole chiare e controlli efficaci, allo scopo di preservare uno strumento virtuoso e vitale come il tax credit, uno strumento di politica industriale e culturale che ha consentito al settore di crescere, strutturarsi, attrarre investimenti e rafforzare la filiera", spiega Del Brocco. "È in dirittura d’arrivo un decreto che dovrebbe consentire al comparto di ripartire velocemente". Il fondo, ricorda, "conta su 626 milioni di euro, una riduzione non enorme rispetto al passato che deve favorire una accurata selezione dei progetti e delle realtà produttive”. Quanto alla missione di Rai Cinema, Del Brocco la definisce come "l’integrazione di audience, pluralismo e ritorno industriale". L'audience "conta, non si può parlare a sé stessi. Il pluralismo conta, perché abbiamo il dovere di garantire rappresentazione, linguaggi, autori e sensibilità diverse. Il ritorno industriale conta, perché senza una filiera solida e senza una gestione responsabile delle risorse non esiste politica culturale credibile". E respinge l’idea che il valore di un film si misuri solo al botteghino: "Quando un film parte e il produttore ha coperto economicamente il budget con i ricavi derivanti dalla prevendita di quote di diritti e con il sostegno pubblico, il conto economico del film è già in pareggio". E aggiunge: "Non è corretto misurare il valore di qualsiasi film sul solo incasso sala. Molte opere definite più 'difficili' non avrebbero mai visto la luce, creando un danno all’industria e all’economia del Paese”.

Sulle polemiche che ogni tanto riaffiorano sui finanziamenti al film 'Albatross' di Giulio Base, sulla vita del giornalista Almerigo Grilz, Del Brocco ribadisce di non aver mai avuto pressioni politiche nella selezione dei progetti. "In questa gestione abbiamo contribuito a più di mille film e seicento documentari. Non abbiamo mai subito pressioni da nessuno e Rai ci ha sempre garantito totale autonomia editoriale. È uno dei motivi del successo della società". L’ad parla di "attacchi strumentali, forse diretti a colpire altri obiettivi", ma coglie l’occasione per chiarire alcuni punti. "Rai Cinema opera con un principio fondamentale: garantire pluralismo e autonomia agli autori, raccontare tutte le storie possibili. Abbiamo sempre avuto il coraggio di affrontare temi complessi, anche quando generano dibattiti aspri o scuotono le coscienze. È la funzione del cinema: non esistono storie che non debbano essere raccontate" La decisione di produrre il film, precisa, "è stata presa tra novembre 2019 e febbraio 2020, in un contesto politico completamente diverso da quello attuale".. Ricostruisce poi la genesi del progetto: "La storia ci è stata sottoposta nella primavera del 2019. Raccontava il primo giornalista italiano morto sul campo mentre svolgeva il suo lavoro. Non c’era alcuna ragione per cui non dovesse essere raccontata". La pandemia e gli impegni del regista hanno poi fatto slittare la lavorazione di due o tre anni. Quanto ai finanziamenti, respinge l’idea di un trattamento privilegiato: "Si è detto che il film avrebbe goduto di fondi pubblici come se fosse un’anomalia. In realtà è un film a budget medio‑piccolo che ha usufruito del tax credit come altri circa 1.500 titoli tra il 2021 e il 2025: un automatismo uguale per tutti. Ha avuto anche un selettivo, peraltro contenuto e deciso da una commissione nominata dal precedente governo, come altri 500 film nello stesso periodo".

Sui risultati al botteghino non si nasconde: "È vero, il film ha incassato pochissimo. Ma come molte altre centinaia di opere che però generano occupazione, reddito, fiscalità e produzione culturale e che poi grazie allo sfruttamento lungo la filiera vengono viste da centinaia di migliaia di persone". Del Brocco ribadisce che "il cinema ha una funzione sociale e culturale che va oltre il solo dato commerciale. E noi continuiamo a lavorare in questa direzione". Infine, uno sguardo sulla Mostra del Cinema di Venezia, che rischia un overbooking di candidature italiane anche per effetto dell’assenza di titoli italiani nel concorso di Cannes. Del Brocco, però, non si sbilancia: "Questo lo deciderà il direttore Alberto Barbera. Sicuramente abbiamo diversi film italiani pronti di grandi registi, vedremo quali verranno scelti. Incrociamo le dita".

Nel panorama dominato dalle piattaforme globali, il ruolo di Rai Cinema resta centrale: "Ha il dovere di assumersi una responsabilità più ampia del solo risultato economico immediato: sostiene una filiera, accompagna autori e produttori, garantisce pluralismo produttivo, presidia generi e linguaggi diversi". Allo stesso tempo, è un player competitivo: "Il 2025 è stato il primo anno di pieno avvio della distribuzione internazionale con il marchio Rai Cinema International Distribution: i film della line-up hanno totalizzato 190 partecipazioni tra festival e rassegne internazionali e sono stati venduti in decine di Paesi", rivendica Del Brocco. Infine, se gli si chiede cosa si auguri per il futuro del cinema italiano e se oltre ai record di Zalone ci sia di più, Del Brocco risponde senza esitazioni: "C'è molto di più, il cinema italiano è una ricchezza enorme". E cita due progetti di grande respiro che Rai Cinema ha messo in cantiere: 'Falcon', il nuovo film di Marco Bellocchio su Sergio Marchionne, e 'Il primo dollaro' di Giuseppe Tornatore, dedicato alla storia di Amadeo Peter Giannini. "L'augurio è che la produzione culturale e la qualità del nostro cinema riescano a raggiungere livelli sempre superiori, quei livelli che hanno reso il nostro cinema famoso nel mondo”, conclude.

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